Il progetto “Gioco di Squadra”, frutto di un’idea della Fondazione Comunità Novarese e realizzato in collaborazione con Sport Senza Frontiere e Fondazione De Agostini, è stato ideato per rispondere alle esigenze specifiche dei detenuti della Casa Circondariale di Novara.
Dettagli del progetto
Il costo totale dell’iniziativa, che avrà una durata di due anni, è stimato in circa 54.000 euro. Questa somma sarà interamente coperta dalla Fondazione Comunità Novarese attraverso il Bando “Assistenza e Cura” 2025, finanziato con risorse di Fondazione Cariplo e Fondazione De Agostini.
“Con Gioco di Squadra – afferma il Presidente della Fondazione Comunità Novarese, Prof. Davide Maggi – stiamo rafforzando il nostro impegno a favore dell’inclusione sociale tramite lo sport. Dopo l’esperienza positiva del progetto “In squadra anch’io”, che ha supportato giovani in difficoltà, abbiamo deciso di estendere questa iniziativa anche al contesto penitenziario. Lo sport, se integrato in un percorso educativo, può generare cambiamenti significativi, restituendo fiducia e senso di responsabilità ai partecipanti. Questo progetto nasce dalla volontà di creare opportunità per chi vive situazioni di difficoltà estrema, e la collaborazione con Fondazione De Agostini e Sport Senza Frontiere è fondamentale per avere un impatto duraturo sulla comunità.”
“Sostenere il progetto ‘Gioco di Squadra’ – commenta Marcella Drago, Segretario Generale di Fondazione De Agostini – significa unire le nostre radici locali all’obiettivo di promuovere l’inclusione sociale attraverso lo sport. Dopo una positiva esperienza all’Istituto Penale Minorile Beccaria di Milano, abbiamo scelto di replicare questo modello nella Casa Circondariale di Novara. Investire in sport, educazione e reinserimento sociale offre opportunità di riscatto, e ringrazio tutti i partner che hanno creduto in questo progetto.”
Il progetto, sviluppato in sinergia con la Direzione pedagogica della Casa Circondariale, prevede attività sportive all’interno degli spazi dedicati, coinvolgendo fino a 30 detenuti per volta: 10 in palestra e 20 sul campo polivalente.
Obiettivi e attività
“Gioco di Squadra”, avviato all’inizio di novembre, si inserisce nel panorama delle attività annuali destinate a facilitare il reinserimento dei detenuti, anche grazie alla collaborazione con enti esterni. L’attività sportiva, essenziale per migliorare la condizione fisica, offre ai detenuti l’opportunità di instaurare relazioni basate su valori come il rispetto e la lealtà, in un ambiente spesso caratterizzato da emarginazione. Questo progetto rappresenta un esempio concreto di come il territorio possa contribuire alla funzione rieducativa della pena, sancita dall’art. 27 della Costituzione.” spiega il Direttore della Casa Circondariale di Novara, Dott. Mario Peraldo.
“Ho scelto di sostenere questo progetto – afferma la Garante dei Detenuti Nathalie Pisano – perché lo sport è un mezzo di dignità e crescita personale. In un contesto di privazione, l’attività sportiva offre tempo di qualità e relazioni basate sul rispetto. Non si tratta solo di benessere fisico, ma di un percorso educativo che migliora l’autostima e la responsabilità. Credere nello sport in carcere significa investire nella possibilità di cambiamento e ridurre l’isolamento. Ringrazio le Fondazioni che sostengono questo progetto, contribuendo a costruire ponti tra il carcere e la comunità.”
Le attività si svolgeranno settimanalmente, includendo una seduta di un’ora e mezza sul campo e una in palestra, guidate da un team coordinato da Sport Senza Frontiere. La preparazione atletica sarà finalizzata al miglioramento delle capacità fisiche e tecniche per sport di squadra.
Partite amichevoli con volontari esterni sono programmate, così come l’utilizzo degli attrezzi in palestra. Il progetto ha mostrato un buon avvio, con una risposta positiva da parte dei detenuti nei primi tre mesi di attività.
Un gruppo di lavoro formato da un personal trainer e un laureato in Scienze Motorie è già operativo, affiancato da figure educative e psicologiche che osservano le dinamiche di gruppo e restituiscono spunti di riflessione. Brevi momenti di dialogo con i detenuti sui valori sportivi saranno integrati nelle attività, sotto la supervisione di un coordinatore che gestisce le comunicazioni e l’organizzazione.
“Il nostro rapporto con la Casa Circondariale è positivo e collaborativo – commenta Elena Giliberti, Direttrice di Sport Senza Frontiere – con scambi costanti e un dialogo costruttivo. Questo primo periodo è stato cruciale per comprendere le dinamiche interne e le relazioni tra i detenuti, evidenziando un clima sereno e un interesse concreto per le attività proposte.”
Le attività sportive hanno creato uno spazio significativo, favorendo dialogo e partecipazione attiva. La flessibilità nel gestire le proposte ha permesso di adattarsi alle esigenze dei gruppi coinvolti.
“Ringraziamo la Fondazione Comunità Novarese – conclude il Presidente di Sport Senza Frontiere Alessandro Tappa – per averci permesso di portare la nostra esperienza in altre carceri italiane ai detenuti di Novara. Crediamo nel potere rieducativo dello sport e nella trasmissione di valori come disciplina e rispetto. Speriamo che questa iniziativa possa crescere, migliorando la qualità di vita di detenuti e personale di custodia.”