Richiesta di pena

Uccisione del figlio: chiesti 22 anni per Edoardo Borghini

In Corte d’Assise a Novara, il pm illustra la dinamica della tragedia con due colpi di fucile letali.

Uccisione del figlio: chiesti 22 anni per Edoardo Borghini

Il pubblico ministero Laura Carrera ha avanzato una richiesta di 22 anni di carcere per Edoardo Borghini, 64 anni, accusato di aver ucciso il figlio Nicolò, 34 anni, con due colpi di fucile la sera del 19 gennaio 2025 a Ornavasso. Il pm ha chiesto l’applicazione delle attenuanti generiche, bilanciando la gravità del legame familiare, che di norma comporterebbe l’ergastolo, escludendo però le ipotesi di provocazione o legittima difesa.

I fatti dell’omicidio

Durante l’udienza, Edoardo Borghini ha rilasciato una dichiarazione spontanea, esprimendo il suo profondo rammarico: «Darei la vita per riaverlo. Porterò con me il senso di colpa per sempre. Spero di andarmene il prima possibile perché non so se potrò andare avanti». Ha inoltre chiesto perdono alla moglie e ai familiari, evidenziando di aver agito «in quella sera di terrore».

Il pm ha descritto la dinamica della tragedia: Nicolò, rientrato a casa dopo una serata fuori, avrebbe reagito con violenza al portone del garage chiuso, scatenando un diverbio con i genitori che è rapidamente degenerato. La madre, colpita, avrebbe tentato di calmarlo mentre Nicolò si muoveva nervosamente per la casa, riportando una ferita alla mano durante un tentativo di aggressione.

Secondo la Procura di Verbania, Edoardo ha sparato due colpi simultanei con un fucile a canne sovrapposte calibro 12, regolarmente detenuto, colpendo il cuore e il fegato del figlio. Dopo l’accaduto, ha immediatamente contattato i Carabinieri per segnalare l’incidente. L’autopsia ha evidenziato un alto tasso alcolemico nella vittima, compatibile con un comportamento aggressivo, e la perizia balistica ha confermato che la morte è stata istantanea.

La difesa di Edoardo Borghini

L’avvocato difensore Gabriele Pipicelli ha chiesto l’assoluzione per legittima difesa o, in alternativa, la qualificazione del reato come eccesso colposo di legittima difesa. Durante la sua arringa, ha messo in luce le difficoltà affrontate dalla famiglia Borghini, ricordando come Nicolò fosse frequentemente violento nei confronti della madre e come i genitori avessero dovuto affrontare anche problemi finanziari causati dal figlio. «Di fronte a questo dramma umano — ha affermato Pipicelli — non si possono ignorare le circostanze che hanno portato alla tragedia finale».

Il processo continua presso la Corte d’Assise di Novara, attualmente nella fase delle indagini preliminari.