A Novara Festa della montagna fra tante storie ed emozioni

A Novara Festa della montagna fra tante storie ed emozioni
Altro 21 Settembre 2015 ore 16:38

NOVARA - Tutti noi abbiamo dei sogni che vogliamo realizzare, per i quali occorre avere pazienza e determinazione, ma soprattutto bisogna crederci. È ciò che ha sempre fatto nella vita Simone Moro, famoso alpinista ospite della serata “ Racconti in punta di …ramponi” di sabato 19 settembre, uno degli eventi inseriti nella Festa della Montagna, manifestazione in programma dal 18 al 20 settembre organizzata dalla Sezione di Novara del Club Alpino Italiano (Cai) in collaborazione con Nova Eventi e il Comune di Novara per far conoscere la realtà della montagna. 

La manifestazione (che ha riscontrato un buon successo di pubblico) ha avuto il gran finale nel tardo pomeriggio di ieri con la calata in corda doppia dal campanile del Duomo e una simulazione di soccorso in parete in collaborazione con il Cnsas (Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico, la Croce Rossa italiana e la scuola nazionale di Alpinismo di Novara). L’altro grande momento è stato appunto sabato sera. Ad ascoltare il racconto delle straordinarie imprese di Simone Moro un numeroso pubblico che ha affollato piazza Duomo, attento e incuriosito da un mondo sconosciuto a molti. Presentato dal direttore della sezione di Novara del Cai Boris Cerovac, Simone Moro è l’unico alpinista della storia ad avere raggiunto tre cime di 8.000 metri durante la stagione invernale, il Shisa Pangma, il Makalu e il Gasherbrum II, è salito sulla vetta dei quattordici 8.000 metri ed è arrivato quattro volte in cima all’Everest. La scalata al Gasherbrum II del 2011 è raccontata in un film proiettato nel corso della serata, un traguardo raggiunto da Moro insieme al russo Denis Urubko e allo statunitense Cory Richards, del quale ha raccontato che «eravamo tre alpinisti di tre continenti diversi, con tre modi diversi di fare alpinismo, ma con lo stesso obiettivo».

L’alpinismo invernale è uno sport affascinante per gli appassionati, ma difficile da praticare a causa delle condizioni climatiche critiche della stagione invernale, un fattore che scoraggia molti ad intraprendere questa strada: «L’alpinismo invernale non è facile, il problema non è dovuto alle attrezzature, che si trovano di buona qualità, ma al materiale umano, in un inverno ci sono solo due finestre di bel tempo, il vento è molto forte, si comincia a sentire la mancanza delle cose, si pensa che non sia l’anno buono e si torna a casa. L’alpinismo invernale si fa poco perché c’è l’85% di possibilità di perdere, non è come l’alpinismo di performance, in cui si arriva alla cima, sono due realtà diverse. Ritengo comunque che l’alpinismo italiano sia il più grande della storia».

La bravura di un alpinista non consiste solo nel raggiungere la vetta, ma anche nella capacità di saper rinunciare ad un’impresa in un determinato momento e dunque accettare i limiti che la natura impone: « La rinuncia è da considerarsi da virtuosi, se sono ancora vivo è perché ho rinunciato quando era necessario, la rinuncia è il rimando del successo, significa capire che quel giorno non vi erano le giuste condizioni per salire e tornare a casa, la vera spedizione alpinistica è fare il percorso e tornare, in questo sport chi non sa rinunciare vive poco». Alla testimonianza di Simone Moro è seguita la proiezione del film “ Expose to dreams”, che parla della sua esperienza di pilota di elicottero, rivelatasi utile in caso di emergenze umanitarie, un altro sogno che questo grande alpinista italiano ha saputo realizzare. 

Benedetta Rosina  

NOVARA - Tutti noi abbiamo dei sogni che vogliamo realizzare, per i quali occorre avere pazienza e determinazione, ma soprattutto bisogna crederci. È ciò che ha sempre fatto nella vita Simone Moro, famoso alpinista ospite della serata “ Racconti in punta di …ramponi” di sabato 19 settembre, uno degli eventi inseriti nella Festa della Montagna, manifestazione in programma dal 18 al 20 settembre organizzata dalla Sezione di Novara del Club Alpino Italiano (Cai) in collaborazione con Nova Eventi e il Comune di Novara per far conoscere la realtà della montagna. 

La manifestazione (che ha riscontrato un buon successo di pubblico) ha avuto il gran finale nel tardo pomeriggio di ieri con la calata in corda doppia dal campanile del Duomo e una simulazione di soccorso in parete in collaborazione con il Cnsas (Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico, la Croce Rossa italiana e la scuola nazionale di Alpinismo di Novara). L’altro grande momento è stato appunto sabato sera. Ad ascoltare il racconto delle straordinarie imprese di Simone Moro un numeroso pubblico che ha affollato piazza Duomo, attento e incuriosito da un mondo sconosciuto a molti. Presentato dal direttore della sezione di Novara del Cai Boris Cerovac, Simone Moro è l’unico alpinista della storia ad avere raggiunto tre cime di 8.000 metri durante la stagione invernale, il Shisa Pangma, il Makalu e il Gasherbrum II, è salito sulla vetta dei quattordici 8.000 metri ed è arrivato quattro volte in cima all’Everest. La scalata al Gasherbrum II del 2011 è raccontata in un film proiettato nel corso della serata, un traguardo raggiunto da Moro insieme al russo Denis Urubko e allo statunitense Cory Richards, del quale ha raccontato che «eravamo tre alpinisti di tre continenti diversi, con tre modi diversi di fare alpinismo, ma con lo stesso obiettivo».

L’alpinismo invernale è uno sport affascinante per gli appassionati, ma difficile da praticare a causa delle condizioni climatiche critiche della stagione invernale, un fattore che scoraggia molti ad intraprendere questa strada: «L’alpinismo invernale non è facile, il problema non è dovuto alle attrezzature, che si trovano di buona qualità, ma al materiale umano, in un inverno ci sono solo due finestre di bel tempo, il vento è molto forte, si comincia a sentire la mancanza delle cose, si pensa che non sia l’anno buono e si torna a casa. L’alpinismo invernale si fa poco perché c’è l’85% di possibilità di perdere, non è come l’alpinismo di performance, in cui si arriva alla cima, sono due realtà diverse. Ritengo comunque che l’alpinismo italiano sia il più grande della storia».

La bravura di un alpinista non consiste solo nel raggiungere la vetta, ma anche nella capacità di saper rinunciare ad un’impresa in un determinato momento e dunque accettare i limiti che la natura impone: « La rinuncia è da considerarsi da virtuosi, se sono ancora vivo è perché ho rinunciato quando era necessario, la rinuncia è il rimando del successo, significa capire che quel giorno non vi erano le giuste condizioni per salire e tornare a casa, la vera spedizione alpinistica è fare il percorso e tornare, in questo sport chi non sa rinunciare vive poco». Alla testimonianza di Simone Moro è seguita la proiezione del film “ Expose to dreams”, che parla della sua esperienza di pilota di elicottero, rivelatasi utile in caso di emergenze umanitarie, un altro sogno che questo grande alpinista italiano ha saputo realizzare. 

Benedetta Rosina