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Acquistato l’Argon laser a “caschetto”

Acquistato l’Argon laser a “caschetto”
Altro Novara, 28 Gennaio 2016 ore 21:17

NOVARA - Trentatremila euro, resi disponibili dalla Fondazione Bpn per il territorio, hanno consentito l’acquisizione dell’Argon laser a “caschetto” per il trattamento della retinopatia del neonato prematuro. Dietro questo importante gesto, parte conclusiva di un progetto avviato lo scorso anno che ha visto l’acquisto della Ret-Cam3 (costata 170.000 euro più Iva, fondi reperiti grazie all’appoggio di Fondazione Bpn e Fondazione della Comunità del Novarese, imprenditori del territorio e donazioni), sofisticata apparecchiatura per consentire la diagnosi, una regia molto complessa: oltre alla Fondazione, infatti, ne sono stati attivi promotori l’Azienda ospedaliero-universitaria “Maggiore della Carità” e l’associazione Neo-N, sodalizio che raccoglie i genitori di bambini prematuri.

“Siamo ovviamente soddisfatti del risultato raggiunto –ha commentato il Direttore generale dell’Aou Mario Minola –in quanto oggi si chiude un cerchio sul quale abbiamo iniziato un anno fa e che ci consente un risultato molto importante in termini di assistenza ai nostri piccoli pazienti, che non dovranno più subire lo stress di un viaggio in un centro specializzato per ricevere le cure necessarie per questa particolare patologia: oggi le cure si potranno ricevere direttamente qui grazie alla collaborazione tra la Struttura Neonatologia e Patologia neonatale con quella di Oculistica che, tra l’altro, si è già mossa per tempo per formare il proprio personale all’uso del caschetto”. Un’apparecchiatura, questa, che potrà consentire la cura della retinopatia nel neonato pre-termine, ma anche nell’adulto e che costituirà una probabile attrattiva sul piano dell’assistenza sanitaria per altre realtà territoriali. Il presidente della Fondazione Franco Zanetta ha rimarcato che “nella scelta dei progetti da sostenere ci affidiamo sempre ai consigli della Direzione ospedaliera, con la quale abbiamo condiviso dotazioni che, dal 2002 a oggi, si aggirano intorno ai sei milioni di euro. Detto questo, quello portato avanti da Neo-N era un obiettivo giudicato buono nei suoi contenuti e anche caratterizzato dalla presenza di operatori sanitari in grado di mettere a frutto al meglio le potenzialità del macchinario”. La presidente di Neo-N Kosmé De Maria ha definito “il successo del nostro progetto un successo di tutti noi volontari dell’associazione. Quest’apparecchiatura farà bene non solo ai bambini che potranno fare gli esami e gli accertamenti in ospedali, ma anche alle loro famiglie”. Il Direttore della Struttura Oculistica Stefano De Cillà, ha spiegato che “l’Argon laser a “caschetto”, consiste in un oftalmoscopio indiretto munito di laser che consente di esplorare l’intera superficie retinica dal polo posteriore fino all’estrema periferia.

Attraverso l’utilizzo del laser associato all’oftalmoscopio è possibile curare i pazienti in sala operatoria. La finalità del laser è quella di “bruciare” le aree retiniche ischemiche, in modo da evitare l’instaurarsi di una serie di fenomeni che portano alla formazione di neovasi patologici, i quali possono determinare un distacco di retina”.

Lalla Negri

NOVARA - Trentatremila euro, resi disponibili dalla Fondazione Bpn per il territorio, hanno consentito l’acquisizione dell’Argon laser a “caschetto” per il trattamento della retinopatia del neonato prematuro. Dietro questo importante gesto, parte conclusiva di un progetto avviato lo scorso anno che ha visto l’acquisto della Ret-Cam3 (costata 170.000 euro più Iva, fondi reperiti grazie all’appoggio di Fondazione Bpn e Fondazione della Comunità del Novarese, imprenditori del territorio e donazioni), sofisticata apparecchiatura per consentire la diagnosi, una regia molto complessa: oltre alla Fondazione, infatti, ne sono stati attivi promotori l’Azienda ospedaliero-universitaria “Maggiore della Carità” e l’associazione Neo-N, sodalizio che raccoglie i genitori di bambini prematuri.

“Siamo ovviamente soddisfatti del risultato raggiunto –ha commentato il Direttore generale dell’Aou Mario Minola –in quanto oggi si chiude un cerchio sul quale abbiamo iniziato un anno fa e che ci consente un risultato molto importante in termini di assistenza ai nostri piccoli pazienti, che non dovranno più subire lo stress di un viaggio in un centro specializzato per ricevere le cure necessarie per questa particolare patologia: oggi le cure si potranno ricevere direttamente qui grazie alla collaborazione tra la Struttura Neonatologia e Patologia neonatale con quella di Oculistica che, tra l’altro, si è già mossa per tempo per formare il proprio personale all’uso del caschetto”. Un’apparecchiatura, questa, che potrà consentire la cura della retinopatia nel neonato pre-termine, ma anche nell’adulto e che costituirà una probabile attrattiva sul piano dell’assistenza sanitaria per altre realtà territoriali. Il presidente della Fondazione Franco Zanetta ha rimarcato che “nella scelta dei progetti da sostenere ci affidiamo sempre ai consigli della Direzione ospedaliera, con la quale abbiamo condiviso dotazioni che, dal 2002 a oggi, si aggirano intorno ai sei milioni di euro. Detto questo, quello portato avanti da Neo-N era un obiettivo giudicato buono nei suoi contenuti e anche caratterizzato dalla presenza di operatori sanitari in grado di mettere a frutto al meglio le potenzialità del macchinario”. La presidente di Neo-N Kosmé De Maria ha definito “il successo del nostro progetto un successo di tutti noi volontari dell’associazione. Quest’apparecchiatura farà bene non solo ai bambini che potranno fare gli esami e gli accertamenti in ospedali, ma anche alle loro famiglie”. Il Direttore della Struttura Oculistica Stefano De Cillà, ha spiegato che “l’Argon laser a “caschetto”, consiste in un oftalmoscopio indiretto munito di laser che consente di esplorare l’intera superficie retinica dal polo posteriore fino all’estrema periferia.

Attraverso l’utilizzo del laser associato all’oftalmoscopio è possibile curare i pazienti in sala operatoria. La finalità del laser è quella di “bruciare” le aree retiniche ischemiche, in modo da evitare l’instaurarsi di una serie di fenomeni che portano alla formazione di neovasi patologici, i quali possono determinare un distacco di retina”.

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