Assistenza domiciliare: cosa cambia

Assistenza domiciliare: cosa cambia
Pubblicato:

NOVARA - A lanciare il primo sasso nello stagno, lo scorso febbraio, durante il convegno organizzato a palazzo Natta dal gruppo provinciale “Autonomia e libertà” sul tema “Quale ospedale? Quale verità” – L’attuale politica di attesa rischia di condannare la sanità novarese all’oblio…”, era stato l’ex-Direttore generale dell’Asl No Emilio Iodice. Forte della “virtuosità” dell’Azienda, il Direttore aveva rivendicato «un’equità di trattamento e la definizione di quote standard uguali per tutti da parte della Regione, ma anche una nuova assegnazione dei fondi che ci sono stati tolti alla luce del fatto che, nel nostro territorio, si renderanno necessari investimenti nel campo dell’assistenza alla popolazione anziana e dei malati terminali oncologici. Perché, per esempio, non pensare al recupero della struttura aronese per creare un hospice come quello di Galliate per implementare un servizio che si rende sempre più necessario?».

Nel suo intervento del 14 aprile a Novara, l’assessore regionale alla Sanità Antonio Saitta è andato anche oltre: parlando del piano di rilancio della rete di assistenza territoriale (alla quale ha lavorato in sinergia con l’assessore regionale alle Politiche sociali, il novarese Augusto Ferrari), ha infatti annunciato che nel corso della Conferenza delle Regioni degli scorsi giorni sarebbe stato «al vaglio dell’assemblea un nuovo passo nel contratto dei medici di base, che devono essere inseriti all’interno di un gruppo che, insieme con le Aziende ospedaliere, lavora congiuntamente per una concreta integrazione sul territorio: i Distretti, bracci operativi dell’Asl all’interno dei vari territori, devono diventare una realtà “forte”, un luogo dove si realizza una presa in carico e una continuità assistenziale dei pazienti, al quale concorrono le istituzioni responsabili dei servizi sanitari come l’Asl e le istituzioni responsabili dei servizi sociali, come i Comuni associati, per una vera rete integrata con il volontariato e del terzo settore». Ogni Distretto avrà una dimensione tra gli ottantamila e i centocinquantamila abitanti e coinciderà con l'ambito territoriale dei Consorzi socio-assistenziali. L’Asl è responsabile per il governo della rete territoriale che comprende sia le cure primarie, sia le strutture intermedie (i Cavs, gli ospedali di comunità), sia la rete socio sanitaria dei servizi domiciliari, residenziali e semiresidenziali gestita in raccordo con il sistema dei servizi sociali. Il rilancio della rete territoriale passerà dalle Aggregazioni funzionali territoriali gestite dai medici di medicina generale (con un numero di quindici-venti medici per ciascuna) con il supporto di infermieri ed assistenti sociali: loro compito la presa in carico globale del paziente (non più di trentamila assistiti in tutto) per la sua salute e per il supporto alle famiglie. Altro punto di forza le Unità complesse di cure primarie (al massimo due in ogni Distretto), centri multiprofessionali composti da medici specialisti, pediatri e medici di medicina generale aperti ventiquattro ore su ventiquattro.

Per quanto riguarda l’assistenza domiciliare dei malati oncologici, l’Asl No area sud è formalmente “titolare” del servizio dallo scorso ottobre: se per l’Alto Novarese questo era già gestito sul territorio dai medici e dal personale dell’ospedale “Santissima Trinità” di Borgomanero con il riferimento all’Unità operativa Cure palliative, per il Basso novarese (area sud), a occuparsene, fino ad allora, erano i medici dell’Azienda ospedaliero-universitaria “Maggiore della Carità”, con la quale la stessa Asl No aveva stipulato una convenzione nel 2005 (personale medico strutturato all’Aou, paramedici strutturati all’Asl,psicologi e altri operatori sono forniti dall’associazione “Ideainsieme onlus”), con coordinamento del Direttore della Struttura complessa Cure Palliative dell’Aou in collaborazione con il Distretto sanitario Asl No e  con il medico di Medicina generale.

«Lo scorso febbraio – ha ricordato il dottor Aurelio Prino, direttore della Struttura Cure palliative dell’Aou - si è preso atto della riorganizzazione della rete ospedaliera con il mantenimento della Struttura Cure Palliative all’Aou e dell’annunciato riordino della rete territoriale istituzionalmente conferita all’Asl». 

L’attività dell’Unità operativa di Cure palliative dell’Aou “Maggiore della Carità” di Novara nasce nel 2002 come Struttura semplice a valenza dipartimentale; nel 2003 viene aperto un ambulatorio presso sede distaccata di viale d’Armi. Nel 2005 viene istituita la Struttura Complessa di Cure Palliative afferente al Dipartimento Oncologico: è in questo periodo che viene avviata anche l’attività di assistenza domiciliare in convenzione con l’Asl. Nel 2007, con l’accorpamento dell’ospedale “San Rocco” in seno all’Aou, la Struttura complesa Cure Palliative viene completata con l’Hospice (accreditato nel 2010). «Le nostre attività – ha sottolineato il dottor Prino – si svolgono interfacciandoci con il Dipartimento oncologico per integrare le cure attive con quelle palliative, abbiamo inoltre l’obiettivo di soddisfare le esigenze di ricovero in Hospice sia dei pazienti Asl dell’area nord, sia di quelli dell’area sud. A tali fini è auspicabile la “rapida” disponibilità del nuovo Hospice in seno all’Aou».

La criticità attuale, per quanto riguarda l’assistenza domiciliare, consiste nell’ancor scarsa integrazione Asl-Aou-Medici di Medicina generale «per il fatto che il servizio è stato riavviato ex novo (al passaggio completo all’Asl a ottobre 2014, ndr) con evidenti lacune fisiologiche. Data la situazione – continua il dottor Prino - ritengo che l’obiettivo della Regione debba tenere conto che alcune Strutture ospedaliere devono essere ridimensionate solo se la gestione del territorio funziona: i dati regionali sono pesanti dal momento che la percentuale degli interventi domiciliari è risibile, visto che rappresenta l’uno per cento del totale. La mia non è ne’ contrapposizione a una decisione presa, ne’ polemica: si tratta solo di una disamina della realtà attuale a livello locale, oltre che un invito alle due Direzioni generali a risolvere la questione. Accanto agli spot pubblicitari di buon auspicio, coesistono questioni irrisolte che si sommano all’attesa per la realizzazione della “Città della Salute e della Scienza”: solo un’efficace rete tra territorio, ospedale, rete di trasporti e di funzioni potrà nel giro di qualche anno fare funzionare la sanità piemontese e, soprattutto, rispondere alla vera urgenza, ossia la cronicità, cambiando l’attuale visione “ospedalocentrica”. Probabilmente sarebbe necessario anche un cambio di mentalità e di senso di appartenenza, con un’integrazione tra personale sanitario ospedaliero e universitario per un modello di ospedale, di insegnamento e assistenziale. Non si può più delegare ai soli politici: anche la cittadinanza – ha concluso il dottor Prino - può contribuire a far decollare, a livello di pubblico dibattito, il problema della salute e della continuità assistenziale».

Lalla Negri

NOVARA - A lanciare il primo sasso nello stagno, lo scorso febbraio, durante il convegno organizzato a palazzo Natta dal gruppo provinciale “Autonomia e libertà” sul tema “Quale ospedale? Quale verità” – L’attuale politica di attesa rischia di condannare la sanità novarese all’oblio…”, era stato l’ex-Direttore generale dell’Asl No Emilio Iodice. Forte della “virtuosità” dell’Azienda, il Direttore aveva rivendicato «un’equità di trattamento e la definizione di quote standard uguali per tutti da parte della Regione, ma anche una nuova assegnazione dei fondi che ci sono stati tolti alla luce del fatto che, nel nostro territorio, si renderanno necessari investimenti nel campo dell’assistenza alla popolazione anziana e dei malati terminali oncologici. Perché, per esempio, non pensare al recupero della struttura aronese per creare un hospice come quello di Galliate per implementare un servizio che si rende sempre più necessario?».

Nel suo intervento del 14 aprile a Novara, l’assessore regionale alla Sanità Antonio Saitta è andato anche oltre: parlando del piano di rilancio della rete di assistenza territoriale (alla quale ha lavorato in sinergia con l’assessore regionale alle Politiche sociali, il novarese Augusto Ferrari), ha infatti annunciato che nel corso della Conferenza delle Regioni degli scorsi giorni sarebbe stato «al vaglio dell’assemblea un nuovo passo nel contratto dei medici di base, che devono essere inseriti all’interno di un gruppo che, insieme con le Aziende ospedaliere, lavora congiuntamente per una concreta integrazione sul territorio: i Distretti, bracci operativi dell’Asl all’interno dei vari territori, devono diventare una realtà “forte”, un luogo dove si realizza una presa in carico e una continuità assistenziale dei pazienti, al quale concorrono le istituzioni responsabili dei servizi sanitari come l’Asl e le istituzioni responsabili dei servizi sociali, come i Comuni associati, per una vera rete integrata con il volontariato e del terzo settore». Ogni Distretto avrà una dimensione tra gli ottantamila e i centocinquantamila abitanti e coinciderà con l'ambito territoriale dei Consorzi socio-assistenziali. L’Asl è responsabile per il governo della rete territoriale che comprende sia le cure primarie, sia le strutture intermedie (i Cavs, gli ospedali di comunità), sia la rete socio sanitaria dei servizi domiciliari, residenziali e semiresidenziali gestita in raccordo con il sistema dei servizi sociali. Il rilancio della rete territoriale passerà dalle Aggregazioni funzionali territoriali gestite dai medici di medicina generale (con un numero di quindici-venti medici per ciascuna) con il supporto di infermieri ed assistenti sociali: loro compito la presa in carico globale del paziente (non più di trentamila assistiti in tutto) per la sua salute e per il supporto alle famiglie. Altro punto di forza le Unità complesse di cure primarie (al massimo due in ogni Distretto), centri multiprofessionali composti da medici specialisti, pediatri e medici di medicina generale aperti ventiquattro ore su ventiquattro.

Per quanto riguarda l’assistenza domiciliare dei malati oncologici, l’Asl No area sud è formalmente “titolare” del servizio dallo scorso ottobre: se per l’Alto Novarese questo era già gestito sul territorio dai medici e dal personale dell’ospedale “Santissima Trinità” di Borgomanero con il riferimento all’Unità operativa Cure palliative, per il Basso novarese (area sud), a occuparsene, fino ad allora, erano i medici dell’Azienda ospedaliero-universitaria “Maggiore della Carità”, con la quale la stessa Asl No aveva stipulato una convenzione nel 2005 (personale medico strutturato all’Aou, paramedici strutturati all’Asl,psicologi e altri operatori sono forniti dall’associazione “Ideainsieme onlus”), con coordinamento del Direttore della Struttura complessa Cure Palliative dell’Aou in collaborazione con il Distretto sanitario Asl No e  con il medico di Medicina generale.

«Lo scorso febbraio – ha ricordato il dottor Aurelio Prino, direttore della Struttura Cure palliative dell’Aou - si è preso atto della riorganizzazione della rete ospedaliera con il mantenimento della Struttura Cure Palliative all’Aou e dell’annunciato riordino della rete territoriale istituzionalmente conferita all’Asl». 

L’attività dell’Unità operativa di Cure palliative dell’Aou “Maggiore della Carità” di Novara nasce nel 2002 come Struttura semplice a valenza dipartimentale; nel 2003 viene aperto un ambulatorio presso sede distaccata di viale d’Armi. Nel 2005 viene istituita la Struttura Complessa di Cure Palliative afferente al Dipartimento Oncologico: è in questo periodo che viene avviata anche l’attività di assistenza domiciliare in convenzione con l’Asl. Nel 2007, con l’accorpamento dell’ospedale “San Rocco” in seno all’Aou, la Struttura complesa Cure Palliative viene completata con l’Hospice (accreditato nel 2010). «Le nostre attività – ha sottolineato il dottor Prino – si svolgono interfacciandoci con il Dipartimento oncologico per integrare le cure attive con quelle palliative, abbiamo inoltre l’obiettivo di soddisfare le esigenze di ricovero in Hospice sia dei pazienti Asl dell’area nord, sia di quelli dell’area sud. A tali fini è auspicabile la “rapida” disponibilità del nuovo Hospice in seno all’Aou».

La criticità attuale, per quanto riguarda l’assistenza domiciliare, consiste nell’ancor scarsa integrazione Asl-Aou-Medici di Medicina generale «per il fatto che il servizio è stato riavviato ex novo (al passaggio completo all’Asl a ottobre 2014, ndr) con evidenti lacune fisiologiche. Data la situazione – continua il dottor Prino - ritengo che l’obiettivo della Regione debba tenere conto che alcune Strutture ospedaliere devono essere ridimensionate solo se la gestione del territorio funziona: i dati regionali sono pesanti dal momento che la percentuale degli interventi domiciliari è risibile, visto che rappresenta l’uno per cento del totale. La mia non è ne’ contrapposizione a una decisione presa, ne’ polemica: si tratta solo di una disamina della realtà attuale a livello locale, oltre che un invito alle due Direzioni generali a risolvere la questione. Accanto agli spot pubblicitari di buon auspicio, coesistono questioni irrisolte che si sommano all’attesa per la realizzazione della “Città della Salute e della Scienza”: solo un’efficace rete tra territorio, ospedale, rete di trasporti e di funzioni potrà nel giro di qualche anno fare funzionare la sanità piemontese e, soprattutto, rispondere alla vera urgenza, ossia la cronicità, cambiando l’attuale visione “ospedalocentrica”. Probabilmente sarebbe necessario anche un cambio di mentalità e di senso di appartenenza, con un’integrazione tra personale sanitario ospedaliero e universitario per un modello di ospedale, di insegnamento e assistenziale. Non si può più delegare ai soli politici: anche la cittadinanza – ha concluso il dottor Prino - può contribuire a far decollare, a livello di pubblico dibattito, il problema della salute e della continuità assistenziale».

Lalla Negri

 

Seguici sui nostri canali