Bullismo e cyberbulismo: se n’è parlato in un convegno alla BpN

Bullismo e cyberbulismo: se n’è parlato in un convegno alla BpN
Altro 29 Aprile 2015 ore 09:31

NOVARA - “Cyberbullismo: responsabilità e tutela dei minori” è il convegno ospitato lunedì mattina all’auditorium della Bpn di via Negroni. Un incontro promosso da CaMmiNo (Camera nazionale avvocati per la famiglia e i minorenni), sede territoriale di Novara (realtà presieduta dall’avvocato Livia Pennetta), e Polizia di Stato con il patrocinio del Senato della Repubblica. Ad ascoltare i relatori, tutti esperti nei rispettivi campi della tematica, una platea di giovani delle scuole novaresi. A moderare il dibattito, l’avvocato Antonio Costa Barbè.

Due ore e mezzo in cui il problema del bullismo e del cyberbullismo è stato sviscerato in ogni suo aspetto. Un’occasione da cui sono emersi alcuni dati: mai lasciare i ragazzi ad affrontare da soli il web e i social network e, poi, il fatto che le denunce sono in crescita, ma ancora, comunque, poche, rispetto alla reale entità del problema. C’è molto di sommerso.

I ragazzi hanno vergogna a confidarsi, a denunciare, temono ritorsioni o anche di essere indicati come ‘spie’ dai compagni. Su questo occorre lavorare, come necessita intervenire anche sulla conciliazione, alla fine di un percorso attento e ben delineato, tra vittima e carnefice. Tra i relatori, dopo i saluti del questore Giovanni Sarlo, del prefetto Francesco Paolo Castaldo e dell’assessore alle Politiche giovanili del Comune, Sara Paladini, la senatrice del Pd, Elena Ferrara, che ha ricordato l’impegno assunto con il ddl 1261: un iter legislativo per non lasciare più soli i ragazzi. «Il ddl – ha detto - è pensato per formare, prevenire e tutelare i ragazzi rispetto all'uso del web e dei social. Per creare una vera cittadinanza digitale, nel rispetto delle libertà degli altri: anche sul web. Occorre fare molto anche direttamente sul territorio, a tutela dei nostri ragazzi, con una formazione per gli insegnanti e anche degli stessi operatori della Polizia postale», che sono poi quelli che più hanno a che fare con casi di cyberbullismo e di reati legati alla rete. «Nel Novarese abbiamo saputo fare rete – ha continuato la senatrice – Lo dimostrano il progetto per Tommaso, le iniziative a Oleggio e Trecate. C’è una sensibilità chiara, con cui si è voluto reagire e riprendersi dal caso di Carolina (in platea anche il padre della ragazza, ndr)». Anna Esposito, vicequestore aggiunto della Polposta del Piemonte, ha descritto alcune situazioni vissute dalle vittime, raccontando l’attività svolta nelle scuole. «Se prima intervenivamo alle superiori – ha riferito – ora casi di bullismo e cyberbullismo si verificano anche con ragazzi più piccoli e così siamo giunti alle scuole medie e anche all’ultima classe delle elementari». Tra gli altri interventi, quelli del commissario capo della Questura di Novara, Sabrina Galli: «dovete mettere al centro l’altro e le esigenze e le difficoltà del vostro amico, del vostro coetaneo. La parola principale è ‘rispetto’». 

mo.c.


NOVARA - “Cyberbullismo: responsabilità e tutela dei minori” è il convegno ospitato lunedì mattina all’auditorium della Bpn di via Negroni. Un incontro promosso da CaMmiNo (Camera nazionale avvocati per la famiglia e i minorenni), sede territoriale di Novara (realtà presieduta dall’avvocato Livia Pennetta), e Polizia di Stato con il patrocinio del Senato della Repubblica. Ad ascoltare i relatori, tutti esperti nei rispettivi campi della tematica, una platea di giovani delle scuole novaresi. A moderare il dibattito, l’avvocato Antonio Costa Barbè.

Due ore e mezzo in cui il problema del bullismo e del cyberbullismo è stato sviscerato in ogni suo aspetto. Un’occasione da cui sono emersi alcuni dati: mai lasciare i ragazzi ad affrontare da soli il web e i social network e, poi, il fatto che le denunce sono in crescita, ma ancora, comunque, poche, rispetto alla reale entità del problema. C’è molto di sommerso.

I ragazzi hanno vergogna a confidarsi, a denunciare, temono ritorsioni o anche di essere indicati come ‘spie’ dai compagni. Su questo occorre lavorare, come necessita intervenire anche sulla conciliazione, alla fine di un percorso attento e ben delineato, tra vittima e carnefice. Tra i relatori, dopo i saluti del questore Giovanni Sarlo, del prefetto Francesco Paolo Castaldo e dell’assessore alle Politiche giovanili del Comune, Sara Paladini, la senatrice del Pd, Elena Ferrara, che ha ricordato l’impegno assunto con il ddl 1261: un iter legislativo per non lasciare più soli i ragazzi. «Il ddl – ha detto - è pensato per formare, prevenire e tutelare i ragazzi rispetto all'uso del web e dei social. Per creare una vera cittadinanza digitale, nel rispetto delle libertà degli altri: anche sul web. Occorre fare molto anche direttamente sul territorio, a tutela dei nostri ragazzi, con una formazione per gli insegnanti e anche degli stessi operatori della Polizia postale», che sono poi quelli che più hanno a che fare con casi di cyberbullismo e di reati legati alla rete. «Nel Novarese abbiamo saputo fare rete – ha continuato la senatrice – Lo dimostrano il progetto per Tommaso, le iniziative a Oleggio e Trecate. C’è una sensibilità chiara, con cui si è voluto reagire e riprendersi dal caso di Carolina (in platea anche il padre della ragazza, ndr)». Anna Esposito, vicequestore aggiunto della Polposta del Piemonte, ha descritto alcune situazioni vissute dalle vittime, raccontando l’attività svolta nelle scuole. «Se prima intervenivamo alle superiori – ha riferito – ora casi di bullismo e cyberbullismo si verificano anche con ragazzi più piccoli e così siamo giunti alle scuole medie e anche all’ultima classe delle elementari». Tra gli altri interventi, quelli del commissario capo della Questura di Novara, Sabrina Galli: «dovete mettere al centro l’altro e le esigenze e le difficoltà del vostro amico, del vostro coetaneo. La parola principale è ‘rispetto’». 

mo.c.