Con S. Egidio un pranzo senza frontiere tra anziani e stranieri

Con S. Egidio un pranzo senza frontiere tra anziani e stranieri
Altro 15 Giugno 2015 ore 11:26

NOVARA - Un pomeriggio di grande condivisione, quello vissuto sabato, all’ex sede del Quartiere Sant’Agabio di via Falcone 9. Lo spazio al piano terra ha accolto, infatti, un vero e proprio pranzo senza frontiere, dove gli anziani che frequentano il centro d’incontro sono stati accolti dagli studenti della scuola di lingua e cultura italiana della Comunità di S. Egidio, che hanno offerto loro un pranzo tutti insieme.

L’accoglienza agli anziani è partita dal sorriso dolce di Mamadou, giovane profugo proveniente dalla Guinea Conacry. Mamadou, Oumar, Blessing, Zahra, Shipu, Walid, Hedia, Nadia, Halina, Serafina, Saadia, Fifi sono studenti della scuola di lingua e cultura italiana di Sant’Egidio. Con i loro maestri hanno proposto questo momento di incontro e predisposto poi l’occorrente per passare insieme le ore. Alcune studentesse hanno preparato il cous cous, quello marocchino e la sua variante tunisina, il birani bengalese, ma anche involtini ucraini, piatti senegalesi,  torte, dolci, insomma un mix di cibo italiano e di piatti speciali dei loro Paesi d’origine. Il vero ingrediente della giornata è stata la voglia di conoscersi e incontrarsi, superando diffidenza e paura. Mamadou, a nome della scuola d’italiano, ha rivolto un saluto agli anziani: «Vogliamo essere vostri amici, benvenuti a questo pranzo!». Parole che hanno suscitato applausi e simpatia.

Daniela Sironi, responsabile regionale di Sant’Egidio: «l’incontro che viviamo con questo pranzo è una risposta alla solitudine che si vive  sia da parte degli anziani sia da parte degli stranieri. Invecchiando è facile essere soli, ma sono soli, spesso senza la famiglia, anche gli stranieri che vivono tra noi». Da Sironi un invito a chi ha qualche anno in più a sentirsi padri e madri dei giovani stranieri e gli stranieri a sentirsi figli degli anziani presenti. «Essere insieme per sentirsi meno isolati, condividere la tavola, salutarsi, rispettarsi, offrire il proprio braccio per sostenere chi si muove  a fatica:  tutto questo può ripetersi anche nella vita di ogni giorno.  Questo  renderà il  quartiere bello e umano». Un pranzo di sorrisi, di simpatia, di accoglienza, di sapori, di profumi, di conoscenza reciproca e di grande solidarietà. A partecipare all’iniziativa oltre 70 persone, tra anziani e studenti della scuola di S. Egidio.

mo.c.

 


NOVARA - Un pomeriggio di grande condivisione, quello vissuto sabato, all’ex sede del Quartiere Sant’Agabio di via Falcone 9. Lo spazio al piano terra ha accolto, infatti, un vero e proprio pranzo senza frontiere, dove gli anziani che frequentano il centro d’incontro sono stati accolti dagli studenti della scuola di lingua e cultura italiana della Comunità di S. Egidio, che hanno offerto loro un pranzo tutti insieme.

L’accoglienza agli anziani è partita dal sorriso dolce di Mamadou, giovane profugo proveniente dalla Guinea Conacry. Mamadou, Oumar, Blessing, Zahra, Shipu, Walid, Hedia, Nadia, Halina, Serafina, Saadia, Fifi sono studenti della scuola di lingua e cultura italiana di Sant’Egidio. Con i loro maestri hanno proposto questo momento di incontro e predisposto poi l’occorrente per passare insieme le ore. Alcune studentesse hanno preparato il cous cous, quello marocchino e la sua variante tunisina, il birani bengalese, ma anche involtini ucraini, piatti senegalesi,  torte, dolci, insomma un mix di cibo italiano e di piatti speciali dei loro Paesi d’origine. Il vero ingrediente della giornata è stata la voglia di conoscersi e incontrarsi, superando diffidenza e paura. Mamadou, a nome della scuola d’italiano, ha rivolto un saluto agli anziani: «Vogliamo essere vostri amici, benvenuti a questo pranzo!». Parole che hanno suscitato applausi e simpatia.

Daniela Sironi, responsabile regionale di Sant’Egidio: «l’incontro che viviamo con questo pranzo è una risposta alla solitudine che si vive  sia da parte degli anziani sia da parte degli stranieri. Invecchiando è facile essere soli, ma sono soli, spesso senza la famiglia, anche gli stranieri che vivono tra noi». Da Sironi un invito a chi ha qualche anno in più a sentirsi padri e madri dei giovani stranieri e gli stranieri a sentirsi figli degli anziani presenti. «Essere insieme per sentirsi meno isolati, condividere la tavola, salutarsi, rispettarsi, offrire il proprio braccio per sostenere chi si muove  a fatica:  tutto questo può ripetersi anche nella vita di ogni giorno.  Questo  renderà il  quartiere bello e umano». Un pranzo di sorrisi, di simpatia, di accoglienza, di sapori, di profumi, di conoscenza reciproca e di grande solidarietà. A partecipare all’iniziativa oltre 70 persone, tra anziani e studenti della scuola di S. Egidio.

mo.c.