Dibattito su ‘Femminicidio e violenza endofamiliare’ alla BpN

Dibattito su ‘Femminicidio e violenza endofamiliare’ alla BpN
05 Febbraio 2015 ore 01:37

NOVARA – La violenza sulle donne viaggia sempre più in rete, sui social network, Facebook e Twitter in primis. Sempre più, dunque, attraverso semplici contatti virtuali, dai quali, poi, si scatena la violenza. Mediante la rete, il futuro aggressore cerca la città dove vive la persona di cui si è invaghito e da cui si sente tradito. Arriva a raggiungerla e a portare, spesso, a compimento il proprio disegno criminale.

E’ uno dei tanti aspetti emersi, venerdì scorso, al convegno “Femmicidio e violenza endofamiliare”, promosso nell’Auditorium della BpN dalla sezione novarese di CamMiNo (Camera nazionale avvocati per la famiglia e i minorenni). Un appuntamento introdotto dalla presidente di CamMiNo, l’avvocato Anna Livia Pennetta e moderato dall’avvocato Carla Casalis, vicepresidente.

 

NOVARA – La violenza sulle donne viaggia sempre più in rete, sui social network, Facebook e Twitter in primis. Sempre più, dunque, attraverso semplici contatti virtuali, dai quali, poi, si scatena la violenza. Mediante la rete, il futuro aggressore cerca la città dove vive la persona di cui si è invaghito e da cui si sente tradito. Arriva a raggiungerla e a portare, spesso, a compimento il proprio disegno criminale.

E’ uno dei tanti aspetti emersi, venerdì scorso, al convegno “Femmicidio e violenza endofamiliare”, promosso nell’Auditorium della BpN dalla sezione novarese di CamMiNo (Camera nazionale avvocati per la famiglia e i minorenni). Un appuntamento introdotto dalla presidente di CamMiNo, l’avvocato Anna Livia Pennetta e moderato dall’avvocato Carla Casalis, vicepresidente.

A citare, tra le altre cose, un esempio di delitti nati da rapporti su internet il primo relatore della giornata, l’avvocato Andrea Conz, penalista e docente all’Università del Piemonte Orientale, che, nel suo intervento, ha trattato il tema “Le innovazioni di diritto sostanziale. Criticità applicative”.

Conz ha ricordato un episodio avvenuto nel Barese nel luglio 2010. Una donna di una trentina d’anni aveva iniziato un rapporto in rete su Facebook (poi su Msn) con un 50enne di Piacenza. Chiacchierate in chat e nulla più. Quando lui si era fatto più insistente, la donna aveva troncato. Aveva poi trovato un compagno, continuando la sua vita. Il 50enne, dal canto suo, ha scovato dove abitava la donna, è partito da Piacenza e ne ha studiato poi ogni movimento, scoprendo come la donna si recasse al lavoro sempre in bici. Così un giorno l’ha attesa, uccidendola a sprangate. Diceva che l’aveva tradito. Ma i due, come emerse, mai si erano incontrati dal vivo. Il 50enne, tra l’altro, aveva già analoghi precedenti, come un’accusa per tentato omicidio risalente al 1993 nei confronti dell’ex moglie.

Pierangela Peila, psicologa e psicoterapeuta di Torino: «il fenomeno della volenza dal punto di vista sociale è un comportamento distruttivo, che mira a demolire l’altro e a vanificare ogni possibile relazione». Anche Peila ha evidenziato come con le nuove tecnologie «sia sempre più facile aggredire e annientare l’altro. Il terrore, le aggressioni viaggiano in rete. Internet, Facebook e sms distruggono e chiudono rapporti, spesso con filmati e foto compromettenti postati in rete. E’ una violenza presente in ogni parte del mondo e coinvolge ogni stato sociale. La violenza domestica è la forma di violenza maggiormente diffusa. In queste condizioni abbiamo sempre più minori vittime, soprattutto nelle separazioni conflittuali». Importante, nella violenza di genere, è «il primo intervento, come anche il primo incontro tra l’operatore sanitario e la vittima di violenza, che il primo deve saper accogliere, ascoltare, comprendere. L’ascolto è fondamentale in queste situazioni».

Renzo Inghilleri, penalista, socio di CamMiNo sede di Novara, si è, quindi, soffermato sul tema “Aspetti processuali della normativa inerente al contrasto della violenza di genere” e non solo. «Si è detto che il processo non rispetta i diritti delle persone offese. Per me non è così. Il processo non trascura i loro diritti. Il processo altro non è che un insieme di regole per aiutare a capire se realmente qualcuno è colpevole di quel reato. E’ evidente che la parte offesa abbia un ruolo e dei diritti. Al momento della comunicazione della notizia di reato, può nominare un legale per esercitare i propri diritti. Certo c’è qualche ‘problema’ con il gratuito patrocinio, che ha un tetto di reddito non comprensibile. Un tetto che taglia fuori una fetta importante di persone, di chi magari non vive sotto un ponte, ma certo fatica ad avere un avvocato per esercitare i propri diritti». E ancora: «Alcune vittime di reati, indipendentemente dal reddito, possono usufruire del gratuito patrocinio, ad esempio chi è vittima di stalking o maltrattamenti. Questo, a mia modesta opinione, garantisce un ‘privilegio’ su un dato reato. Sembra più frutto dell’onda emotiva. Le nuove norme andrebbero, quindi, migliorate».

mo.c.

 

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