"Difendere il diritto dei bambini a essere curati dal proprio medico"

"Difendere il diritto dei bambini a essere curati dal proprio medico"
Altro 18 Maggio 2015 ore 17:06

NOVARA - Domani, martedì 19 maggio, i pediatri della Fimp-Federazione Italiana Medici Pediatri (la quasi totalità dei pediatri di libera scelta dell’Asl No aderiscono a questa sigla) non apriranno i loro ambulatori. Come spiegato in una lettera alle famiglie lo sciopero è stato deciso “a causa della situazione che si è venuta a creare in occasione del rinnovo della Convenzione che stabilisce come dobbiamo prenderci cura dei Vostri figli. Abbiamo preso questa difficile decisione nell’intento di richiamare l’attenzione della pubblica opinione ma soprattutto della classe politica che invece di consolidare e rafforzare il ruolo del Pediatra di Famiglia, che il mondo ci invidia, tenta di metterlo in crisi mettendo in discussione il rapporto fiduciario”. Come ci ha spiegato il segretario della Sezione provinciale di Novara dottor Domenico Careddu “siamo stati quasi obbligati a organizzare questo sciopero e per prima cosa vogliamo chiedere scusa alle famiglie per i disagi che arrecheremo. Il servizio sarà comunque assicurato, come previsto dal nostro contratto, dalle 8 alle 10 per le urgenze, successivamente ci si potrà rivolgere ai centri di pronto soccorso”. Ma quali sono le motivazioni dello sciopero che, lo ricordiamo, è nazionale?

“Il nostro contratto collettivo è scaduto da tempo e ora in occasione del rinnovo si vogliono introdurre delle modifiche nell’espletamento delle nostre attività che non ci vedono d’accordo. Bisogna difendere innanzitutto il diritto dei bambini a essere curati dal proprio pediatra, mentre con le modifiche si vorrebbero creare degli ambulatori dove i bambini vengono curati da diversi pediatri nelle varie ore della giornata. Già ora esiste soprattutto in città la pediatria di gruppo, che funziona bene, ma nei paesi ciò costringerebbe le famiglie a fare anche spostamenti molto lunghi e comunque si andrebbe a perdere quel rapporto di conoscenza e fiducia che ha il pediatra con i propri piccoli pazienti. Il nostro è un servizio che nella maggior parte è apprezzato dalle famiglie e vogliamo continuare a farlo nel migliore dei modi: siamo contattabili dalle 8 alle 19 e i nostri orari di ambulatorio sono molto estesi. Inoltre  - continua Careddu - si vorrebbero rivedere le nostre indennità, cosa che non ci permetterebbe di mantenere in molti casi preziosi collaboratori di studio. Bisogna che sia mantenuta la specificità dei pediatri: non curiamo piccoli adulti ma bambini e adolescenti che hanno delle esigenze particolari. In questo momento siamo di supporto alle famiglie oltre per il normale monitoraggio dello sviluppo del bambino anche per una serie di nuove patologie che si stanno sempre più diffondendo che riguardano il comportamento e l’area della neuropsichiatria. Infine vogliamo continuare ad assicurare a tutti i bambini che vivono in Italia indipendentemente dal luogo di residenza o del paese di origine la stessa assistenza”.

v.s.

NOVARA - Domani, martedì 19 maggio, i pediatri della Fimp-Federazione Italiana Medici Pediatri (la quasi totalità dei pediatri di libera scelta dell’Asl No aderiscono a questa sigla) non apriranno i loro ambulatori. Come spiegato in una lettera alle famiglie lo sciopero è stato deciso “a causa della situazione che si è venuta a creare in occasione del rinnovo della Convenzione che stabilisce come dobbiamo prenderci cura dei Vostri figli. Abbiamo preso questa difficile decisione nell’intento di richiamare l’attenzione della pubblica opinione ma soprattutto della classe politica che invece di consolidare e rafforzare il ruolo del Pediatra di Famiglia, che il mondo ci invidia, tenta di metterlo in crisi mettendo in discussione il rapporto fiduciario”. Come ci ha spiegato il segretario della Sezione provinciale di Novara dottor Domenico Careddu “siamo stati quasi obbligati a organizzare questo sciopero e per prima cosa vogliamo chiedere scusa alle famiglie per i disagi che arrecheremo. Il servizio sarà comunque assicurato, come previsto dal nostro contratto, dalle 8 alle 10 per le urgenze, successivamente ci si potrà rivolgere ai centri di pronto soccorso”. Ma quali sono le motivazioni dello sciopero che, lo ricordiamo, è nazionale?

“Il nostro contratto collettivo è scaduto da tempo e ora in occasione del rinnovo si vogliono introdurre delle modifiche nell’espletamento delle nostre attività che non ci vedono d’accordo. Bisogna difendere innanzitutto il diritto dei bambini a essere curati dal proprio pediatra, mentre con le modifiche si vorrebbero creare degli ambulatori dove i bambini vengono curati da diversi pediatri nelle varie ore della giornata. Già ora esiste soprattutto in città la pediatria di gruppo, che funziona bene, ma nei paesi ciò costringerebbe le famiglie a fare anche spostamenti molto lunghi e comunque si andrebbe a perdere quel rapporto di conoscenza e fiducia che ha il pediatra con i propri piccoli pazienti. Il nostro è un servizio che nella maggior parte è apprezzato dalle famiglie e vogliamo continuare a farlo nel migliore dei modi: siamo contattabili dalle 8 alle 19 e i nostri orari di ambulatorio sono molto estesi. Inoltre  - continua Careddu - si vorrebbero rivedere le nostre indennità, cosa che non ci permetterebbe di mantenere in molti casi preziosi collaboratori di studio. Bisogna che sia mantenuta la specificità dei pediatri: non curiamo piccoli adulti ma bambini e adolescenti che hanno delle esigenze particolari. In questo momento siamo di supporto alle famiglie oltre per il normale monitoraggio dello sviluppo del bambino anche per una serie di nuove patologie che si stanno sempre più diffondendo che riguardano il comportamento e l’area della neuropsichiatria. Infine vogliamo continuare ad assicurare a tutti i bambini che vivono in Italia indipendentemente dal luogo di residenza o del paese di origine la stessa assistenza”.

v.s.