Disturbi dell’apprendimento: a scuola o sei discolo o sei a rischio di discriminazione

Disturbi dell’apprendimento: a scuola o sei discolo o sei a rischio di discriminazione
Altro 14 Maggio 2015 ore 16:17

Dislessia, disgrafia, disortografia, discalculia o più in generale disturbi specifici dell’apprendimento. Sono tante le situazioni che derivano da questi termini tecnici e altrettanto complicate le realtà che ne conseguono e che vedono coinvolti contemporaneamente alunni, famiglie e docenti. Sempre più spesso le scuole si stanno attrezzando per cercare di riconoscere precocemente questi disturbi e intervenire in maniera appropriata, ma senza una chiarezza formativa diventa difficile stabilire l’esatta linea di demarcazione tra reali bisogni degli alunni, aspettative delle famiglie, competenze specifiche e professionalità mirate degli insegnati. E così può capitare che ancora oggi, - nonostante le leggi esistenti, i mezzi diagnostici utilizzabili e gli strumenti tecnologici di supporto a disposizione - si confondano le difficoltà nell’apprendere con una scarsa volontà dei bambini nell’applicarsi. Un vero e proprio ginepraio di interpretazioni che si traduce quasi sempre in uno scontro  tra scuola e famiglia. Una contrapposizione, in alcuni casi anche forte, che può arrivare perfino in Tribunale come è accaduto a Novara dove il Tar di Torino, riconoscendo un risarcimento danni di oltre 550 euro, ha dato ragione ad una famiglia che ha fatto ricorso perchè aveva ritenuto la bocciatura del proprio figlio ingiusta. Secondo i genitori, infatti, la scuola che il figlio stava frequentando lo aveva bocciato nonostante le reali difficoltà di apprendimento del ragazzo. «La questione - spiega  Pierino Carnevale, dirigente scolastico dell’Istituto comprensivo  “Margherita Hack”- fa riferimento ad un  caso relativo all’anno scolastico 2010-2011 verificatosi alla scuola media Baluardo Partigiani. Il nostro Istituto comprensivo ha invece iniziato il proprio percorso a partire dall’anno scolastico 2011/2012 e quindi, sia della vicenda sia di tutta la documentazione prodotta, non ce ne siamo occupati.  Certo è che oggi, nelle nostre scuole noi abbiamo un gruppo di lavoro serio e impegnato che proprio sui disturbi specifici dell’apprendimento si applica con competenza seguendo le direttive che sono state prodotte in questi ultimi anni». Un caso estremo quello ricordato, certo, ma che bene fa capire come sempre più sia di fondamentale importanza una volontà di ascolto, di dialogo e di collaborazione tra scuola, famiglia e professionisti. 

 Clarissa Brusati

Sul Corriere di Novara di giovedì 14 maggio 2015 due pagine di approfondimento su questa complessa problematica 

Dislessia, disgrafia, disortografia, discalculia o più in generale disturbi specifici dell’apprendimento. Sono tante le situazioni che derivano da questi termini tecnici e altrettanto complicate le realtà che ne conseguono e che vedono coinvolti contemporaneamente alunni, famiglie e docenti. Sempre più spesso le scuole si stanno attrezzando per cercare di riconoscere precocemente questi disturbi e intervenire in maniera appropriata, ma senza una chiarezza formativa diventa difficile stabilire l’esatta linea di demarcazione tra reali bisogni degli alunni, aspettative delle famiglie, competenze specifiche e professionalità mirate degli insegnati. E così può capitare che ancora oggi, - nonostante le leggi esistenti, i mezzi diagnostici utilizzabili e gli strumenti tecnologici di supporto a disposizione - si confondano le difficoltà nell’apprendere con una scarsa volontà dei bambini nell’applicarsi. Un vero e proprio ginepraio di interpretazioni che si traduce quasi sempre in uno scontro  tra scuola e famiglia. Una contrapposizione, in alcuni casi anche forte, che può arrivare perfino in Tribunale come è accaduto a Novara dove il Tar di Torino, riconoscendo un risarcimento danni di oltre 550 euro, ha dato ragione ad una famiglia che ha fatto ricorso perchè aveva ritenuto la bocciatura del proprio figlio ingiusta. Secondo i genitori, infatti, la scuola che il figlio stava frequentando lo aveva bocciato nonostante le reali difficoltà di apprendimento del ragazzo. «La questione - spiega  Pierino Carnevale, dirigente scolastico dell’Istituto comprensivo  “Margherita Hack”- fa riferimento ad un  caso relativo all’anno scolastico 2010-2011 verificatosi alla scuola media Baluardo Partigiani. Il nostro Istituto comprensivo ha invece iniziato il proprio percorso a partire dall’anno scolastico 2011/2012 e quindi, sia della vicenda sia di tutta la documentazione prodotta, non ce ne siamo occupati.  Certo è che oggi, nelle nostre scuole noi abbiamo un gruppo di lavoro serio e impegnato che proprio sui disturbi specifici dell’apprendimento si applica con competenza seguendo le direttive che sono state prodotte in questi ultimi anni». Un caso estremo quello ricordato, certo, ma che bene fa capire come sempre più sia di fondamentale importanza una volontà di ascolto, di dialogo e di collaborazione tra scuola, famiglia e professionisti. 

 Clarissa Brusati

Sul Corriere di Novara di giovedì 14 maggio 2015 due pagine di approfondimento su questa complessa problematica