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F35, buio totale sul numero di esemplari

F35, buio totale sul numero di esemplari
Altro 13 Maggio 2015 ore 15:01

NOVARA - Niente da fare. Chi si aspettava di avere lumi sull’effettivo numero di F 35 (che l’Italia costruirà al “Faco” di Cameri” e poi acquisterà per la propria Aeronautica) dal tanto atteso “Libro bianco della Difesa” è rimasto deluso: nessuna indicazione, buio totale. Eppure il Governo mesi fa aveva sostanzialmente rimandato al citato documento - finalmente presentato in questi giorni - all’indomani delle mozioni parlamentari che lo impegnavano ad una ulteriore riduzione del nuovo cacciabombardiere della Lockeed Martin, dopo il primo taglio (da 131 esemplari a 90) decretato dall’allora Governo Monti. Morale: a oggi non si sa ufficialmente quanti caccia “tricolori” usciranno da Cameri, insieme ai 37 (numero anche questo ridotto rispetto all’ottantina di partenza) destinati all’Olanda. A parte il discorso politico (e il rispetto del mandato parlamentare), di certo nulla di buono a livello di strategia strettamente imprenditoriale. Va tra l’altro ricordato che lo stabilimento - investimento finora di quasi 1 miliardo - era stato “tarato” per i 131 velivoli italiani e gli 85 olandesi. Lavorare sostanzialmente al buio, per una azienda (nel qual caso la Alenia, ma il mandato de del Ministero dell Difesa), non è di certo il massimo.
Dunque, fino a inizio anno si parlava addirittura del dimezzamento dei 90 caccia F35 per l’Italia da produrre nello stabilimento Alenia di Cameri, partner della Lockeed Martin. Queste erano le indicazioni parlamentari e le “voci” provenienti da vasti settori della maggioranza. Solo che a febbraio arrivò un “tweet” (a quanto pare così comunica il Governo Renzi anche non proprio su faccenduole…) del ministro della Difesa Roberta Pinotti che sostanzialmente “certificava” i 90: “Nessuna conferma, nessuna disdetta. Numero di 90 è stato stabilito dal precedente Governo. Il programma prosegue secondo l’illustrazione (quale?, ndr) data al Parlamento”. In pratica una conferma di quanto trapelava dagli Usa, ovvero che Roma non stava facendo alcuna marcia indietro (checchè se ne dicesse, si era detto in campagna elettorale e si era ufficializzato con le mozioni parlamentari). Inevitabile, del resto. Era appena arrivato l’annuncio che il “Faco” (Final Assembly and Check Out) sarebbe diventato «polo di manutenzione per tutti gli F35 operanti in Europa», con conseguenti «positive ricadute economiche per l'occupazione e per l'indotto». Ed era appena stato fatto chiaramente capire all’Italia che un “disimpegno” (cioè un taglio degli F35) non sarebbe stato (per il “Faco”) indolore (aziende turche, olandesi e inglesi sono alla finestra). In due poverissime parole: commesse rapportate alla quantità di aerei acquistati. Occhio a tagliare il numero degli F35, pena sostanzialmente la perdita del “polo di manutenzione” per tutti gli altri. O si mantengono (almeno) i 90 esemplari oppure, per la manutenzione, riparazione e quant’altro serve a tenere in efficienza le flotte europee di F35 oppure la palla passa ad altri. A quel punto Roma precisava di puntare comunque a ridurre i costi, per rispettare impegni e mozioni parlamentari, in attesa comunque del “Libro bianco della Difesa”. Presentato infine il 21 aprile dal ministro della Difesa Roberta Pinotti al presidente della Repubblica e al Consiglio Supremo di Difesa che ne ha approvato i contenuti, e lo ha poi reso pubblico in questi giorni. E appunto chi si attendeva dal documento programmatico indicazioni sul numero di aerei (cioè F-35), navi e mezzi da comprare è rimasto deluso: niente numeri, solo “indirizzi politici e di politica militare” lasciando alla Difesa «la messa a punto di un documento più tecnico e dettagliato - come sottolinea il sito specializzato analisidifesa.it - sui singoli aspetti e iniziative che sviluppi gli indirizzi contenuti nel documento del ministro Pinotti». Cioè in pratica un Libro solo “politico”. Con indicazioni-considerazioni del tipo «la zona euro-mediterranea rappresenta la principale area d’intervento nazionale». In realtà qualche numero c’è, e riguardano il personale: indicati 150 mila militari nel 2024 (170 mila all’inizio del 2016). Dato di fatto: a oggi l’Italia ha firmato contratti per 8 esemplari di F35. E, sempre a oggi, l’unico impegno generale è per 90. Forse.
Paolo Viviani

NOVARA - Niente da fare. Chi si aspettava di avere lumi sull’effettivo numero di F 35 (che l’Italia costruirà al “Faco” di Cameri” e poi acquisterà per la propria Aeronautica) dal tanto atteso “Libro bianco della Difesa” è rimasto deluso: nessuna indicazione, buio totale. Eppure il Governo mesi fa aveva sostanzialmente rimandato al citato documento - finalmente presentato in questi giorni - all’indomani delle mozioni parlamentari che lo impegnavano ad una ulteriore riduzione del nuovo cacciabombardiere della Lockeed Martin, dopo il primo taglio (da 131 esemplari a 90) decretato dall’allora Governo Monti. Morale: a oggi non si sa ufficialmente quanti caccia “tricolori” usciranno da Cameri, insieme ai 37 (numero anche questo ridotto rispetto all’ottantina di partenza) destinati all’Olanda. A parte il discorso politico (e il rispetto del mandato parlamentare), di certo nulla di buono a livello di strategia strettamente imprenditoriale. Va tra l’altro ricordato che lo stabilimento - investimento finora di quasi 1 miliardo - era stato “tarato” per i 131 velivoli italiani e gli 85 olandesi. Lavorare sostanzialmente al buio, per una azienda (nel qual caso la Alenia, ma il mandato de del Ministero dell Difesa), non è di certo il massimo.
Dunque, fino a inizio anno si parlava addirittura del dimezzamento dei 90 caccia F35 per l’Italia da produrre nello stabilimento Alenia di Cameri, partner della Lockeed Martin. Queste erano le indicazioni parlamentari e le “voci” provenienti da vasti settori della maggioranza. Solo che a febbraio arrivò un “tweet” (a quanto pare così comunica il Governo Renzi anche non proprio su faccenduole…) del ministro della Difesa Roberta Pinotti che sostanzialmente “certificava” i 90: “Nessuna conferma, nessuna disdetta. Numero di 90 è stato stabilito dal precedente Governo. Il programma prosegue secondo l’illustrazione (quale?, ndr) data al Parlamento”. In pratica una conferma di quanto trapelava dagli Usa, ovvero che Roma non stava facendo alcuna marcia indietro (checchè se ne dicesse, si era detto in campagna elettorale e si era ufficializzato con le mozioni parlamentari). Inevitabile, del resto. Era appena arrivato l’annuncio che il “Faco” (Final Assembly and Check Out) sarebbe diventato «polo di manutenzione per tutti gli F35 operanti in Europa», con conseguenti «positive ricadute economiche per l'occupazione e per l'indotto». Ed era appena stato fatto chiaramente capire all’Italia che un “disimpegno” (cioè un taglio degli F35) non sarebbe stato (per il “Faco”) indolore (aziende turche, olandesi e inglesi sono alla finestra). In due poverissime parole: commesse rapportate alla quantità di aerei acquistati. Occhio a tagliare il numero degli F35, pena sostanzialmente la perdita del “polo di manutenzione” per tutti gli altri. O si mantengono (almeno) i 90 esemplari oppure, per la manutenzione, riparazione e quant’altro serve a tenere in efficienza le flotte europee di F35 oppure la palla passa ad altri. A quel punto Roma precisava di puntare comunque a ridurre i costi, per rispettare impegni e mozioni parlamentari, in attesa comunque del “Libro bianco della Difesa”. Presentato infine il 21 aprile dal ministro della Difesa Roberta Pinotti al presidente della Repubblica e al Consiglio Supremo di Difesa che ne ha approvato i contenuti, e lo ha poi reso pubblico in questi giorni. E appunto chi si attendeva dal documento programmatico indicazioni sul numero di aerei (cioè F-35), navi e mezzi da comprare è rimasto deluso: niente numeri, solo “indirizzi politici e di politica militare” lasciando alla Difesa «la messa a punto di un documento più tecnico e dettagliato - come sottolinea il sito specializzato analisidifesa.it - sui singoli aspetti e iniziative che sviluppi gli indirizzi contenuti nel documento del ministro Pinotti». Cioè in pratica un Libro solo “politico”. Con indicazioni-considerazioni del tipo «la zona euro-mediterranea rappresenta la principale area d’intervento nazionale». In realtà qualche numero c’è, e riguardano il personale: indicati 150 mila militari nel 2024 (170 mila all’inizio del 2016). Dato di fatto: a oggi l’Italia ha firmato contratti per 8 esemplari di F35. E, sempre a oggi, l’unico impegno generale è per 90. Forse.
Paolo Viviani