“I bambini della notte” di Lacor

“I bambini della notte” di Lacor
Altro 03 Giugno 2015 ore 10:24

NOVARA- Giovedì 28 maggio l’Associazione Industriali di Novara ha ospitato l’incontro di presentazione del libro “ I bambini della notte. Lacor. Una storia vera di guerra e di speranza dell’Africa Equatoriale” di Mariapia Bonanate e Francesco Bevilacqua, che racconta la storia del St. Mary’s Hospital Lacor, piccolo ospedale del nord Uganda fondato nel 1959 dai Missionari Comboniani e diventato il più grande polo ospedaliero dell’Africa equatoriale grazie all’operato dei medici Piero e Lucille Corti, che hanno dedicato la loro vita ad aiutare la popolazione locale in un Paese devastato da guerre e povertà. Ospiti dell’incontro gli autori del libro, Dominique Corti, figlia di Piero e Lucille Corti e Presidente della Fondazione “Corti”, Piergiuseppe Agostoni, direttore U. O. Scompenso del Centro cardiologico “Monzino” e consigliere della Fondazione “Corti” e monsignor Mario Bandera, direttore del Centro missionario e ufficio pastorale del lavoro della Diocesi di Novara, con la partecipazione della giornalista del Corriere di Novara Laura Cavalli in qualità di moderatore.
Negli anni ‘80 l’Uganda era sconvolta una sanguinosa guerra e il Lacor Hospital diventò anche un luogo dove i bambini si rifugiavano per evitare di essere rapiti dai guerriglieri di Kony e diventare bambini soldato, erano “ i bambini della notte”, simbolo di realtà che arrivano a noi solo attraverso i giornali e la televisione e dunque non si conoscono profondamente. In questo complesso contesto tuttavia l’ospedale continuò a funzionare attivamente grazie ai coniugi Corti e al personale medico, un esempio che, se conosciuto, può cambiare la vita, come ha testimoniato Francesco Bevilacqua, manager di successo che a un certo punto della sua vita ha sentito l’esigenza di cercare nuovi valori su cui fondare la propria esistenza: «Ci sono momenti in cui si comincia a guardare la vita da un punto di vista diverso, nel periodo del boom economico c’erano voglia di fare e valori, poi tutto questo ha iniziato a venire meno e mi sono chiesto se esistevano realtà in cui non prevalevano interessi economici, in seguito ho conosciuto questa storia e ho voluto vedere quale era il successo di un’organizzazione in un Paese in guerra. Quando sono arrivato in questo ospedale ho trovato un’oasi meravigliosa con un’organizzazione straordinaria, al tramonto si sentiva il rumore di passi di donne e bambini che si rifugiavano nell’ospedale per sfuggire ai guerriglieri. Vedere come due medici hanno assistito persone di religioni diverse e formato personale che ha salvato milioni di vite è un’esperienza che cambia, mi ha insegnato che pochi possono fare la differenza e non esistono crisi, l’ospedale ha funzionato ugualmente nonostante le difficoltà. Il Paese è povero e la gente non sa se proseguirà o no la propria esistenza, ma conosce valori che forse noi abbiamo perso, vive in modo più intenso dimensioni della vita che noi abbiamo dimenticato».
I conflitti nel nord dell’Uganda sono terminati nel 2006 e oggi il Paese vive in una situazione di pace, dove il Lacor Hospital, punto di riferimento per moltissime persone, si trova ora ad affrontare la difficile transizione tra emergenza e sviluppo, ma il Paese africano è proiettato verso il futuro e la sua gente incarna quei valori a cui la nostra società dovrebbe tornare per un mondo migliore: «Scrivendo questo libro – ha detto Bonanate – sono rimasta colpita da chi è sempre rimasto in questo ospedale nonostante la guerra e ha mantenuto il contatto con la gente. Oggi la guerra è finita e i bambini della notte studiano per diventare medici, l’Africa con i suoi valori è uscita dalla guerra e ora può guardare al futuro».
Benedetta Rosina

NOVARA- Giovedì 28 maggio l’Associazione Industriali di Novara ha ospitato l’incontro di presentazione del libro “ I bambini della notte. Lacor. Una storia vera di guerra e di speranza dell’Africa Equatoriale” di Mariapia Bonanate e Francesco Bevilacqua, che racconta la storia del St. Mary’s Hospital Lacor, piccolo ospedale del nord Uganda fondato nel 1959 dai Missionari Comboniani e diventato il più grande polo ospedaliero dell’Africa equatoriale grazie all’operato dei medici Piero e Lucille Corti, che hanno dedicato la loro vita ad aiutare la popolazione locale in un Paese devastato da guerre e povertà. Ospiti dell’incontro gli autori del libro, Dominique Corti, figlia di Piero e Lucille Corti e Presidente della Fondazione “Corti”, Piergiuseppe Agostoni, direttore U. O. Scompenso del Centro cardiologico “Monzino” e consigliere della Fondazione “Corti” e monsignor Mario Bandera, direttore del Centro missionario e ufficio pastorale del lavoro della Diocesi di Novara, con la partecipazione della giornalista del Corriere di Novara Laura Cavalli in qualità di moderatore.
Negli anni ‘80 l’Uganda era sconvolta una sanguinosa guerra e il Lacor Hospital diventò anche un luogo dove i bambini si rifugiavano per evitare di essere rapiti dai guerriglieri di Kony e diventare bambini soldato, erano “ i bambini della notte”, simbolo di realtà che arrivano a noi solo attraverso i giornali e la televisione e dunque non si conoscono profondamente. In questo complesso contesto tuttavia l’ospedale continuò a funzionare attivamente grazie ai coniugi Corti e al personale medico, un esempio che, se conosciuto, può cambiare la vita, come ha testimoniato Francesco Bevilacqua, manager di successo che a un certo punto della sua vita ha sentito l’esigenza di cercare nuovi valori su cui fondare la propria esistenza: «Ci sono momenti in cui si comincia a guardare la vita da un punto di vista diverso, nel periodo del boom economico c’erano voglia di fare e valori, poi tutto questo ha iniziato a venire meno e mi sono chiesto se esistevano realtà in cui non prevalevano interessi economici, in seguito ho conosciuto questa storia e ho voluto vedere quale era il successo di un’organizzazione in un Paese in guerra. Quando sono arrivato in questo ospedale ho trovato un’oasi meravigliosa con un’organizzazione straordinaria, al tramonto si sentiva il rumore di passi di donne e bambini che si rifugiavano nell’ospedale per sfuggire ai guerriglieri. Vedere come due medici hanno assistito persone di religioni diverse e formato personale che ha salvato milioni di vite è un’esperienza che cambia, mi ha insegnato che pochi possono fare la differenza e non esistono crisi, l’ospedale ha funzionato ugualmente nonostante le difficoltà. Il Paese è povero e la gente non sa se proseguirà o no la propria esistenza, ma conosce valori che forse noi abbiamo perso, vive in modo più intenso dimensioni della vita che noi abbiamo dimenticato».
I conflitti nel nord dell’Uganda sono terminati nel 2006 e oggi il Paese vive in una situazione di pace, dove il Lacor Hospital, punto di riferimento per moltissime persone, si trova ora ad affrontare la difficile transizione tra emergenza e sviluppo, ma il Paese africano è proiettato verso il futuro e la sua gente incarna quei valori a cui la nostra società dovrebbe tornare per un mondo migliore: «Scrivendo questo libro – ha detto Bonanate – sono rimasta colpita da chi è sempre rimasto in questo ospedale nonostante la guerra e ha mantenuto il contatto con la gente. Oggi la guerra è finita e i bambini della notte studiano per diventare medici, l’Africa con i suoi valori è uscita dalla guerra e ora può guardare al futuro».
Benedetta Rosina