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I giovani del Centro culturale “Al Amal”: “vogliamo essere al servizio di chi ci ha accolto”

I giovani del Centro culturale “Al Amal”: “vogliamo essere al servizio di chi ci ha accolto”
Altro 29 Giugno 2015 ore 14:05

NOVARA – (p.v.) Mondo sconvolto dal terrorismo islamico e, su un piano ovviamente completamente diverso, nelle piccole realtà, inevitabili polemiche sui luoghi dove i musulmani si riuniscono. A Novara, oltre alla ‘vecchia’ moschea di via Pigafetta, c’è oggi il sodalizio di via Della Riotta. 

Il Centro culturale che gestiscono si chiama “Al Amal”, che, in lingua araba, significa “La Speranza”. Ha aperto i battenti a febbraio in via Della Riotta 10 e da allora ha ospitato incontri con tema ‘integrazione’ e ‘dialogo’. Ha accolto anche attività della sezione novarese dell’associazione Giovani Musulmani d’Italia, il cui responsabile è Mohamed Hamad. Presidente del centro, invece, è Ahmed Ouda.

Il Centro e il gruppo GmI promuovono iniziative con la parrocchia di S. Agabio, con don Carlo Bonasio, e con don Tiziano Righetto. «Il nostro obiettivo – spiegano Ouda e Hamad – è quello di essere al servizio della realtà che ci ha accolto. Molti di noi abitano da sempre a S. Agabio e vogliono per questo fare qualcosa anche per il territorio che li ha accolti, così come anche per Novara. Molti sono nati e cresciuti proprio in Italia, nati da genitori stranieri. L’Italia è la nostra seconda casa e vogliamo essere utili a questo nostro secondo Paese». Tra i progetti di questi giorni alcuni eventi in occasione del Ramadan. Titolo dell’iniziativa, “Ramadan with us”. Si tratta di incontri che animeranno il mese sacro islamico dedicato al digiuno. Un primo appuntamento ha trattato il tema “Come iniziare Ramadan”, lunedì 22 giugno, invece, al centro della riflessione, l’Iftar, il pasto serale consumato per interrompere il digiuno quotidiano durante il Ramadan. Un pomeriggio-sera che ha visto arrivare al Centro anche i ragazzi musulmani ospitati alla Comunità per minori Santa Lucia e alla comunità Nuova Assistenza. In programma anche un Iftarstreet, che si terrà a S. Agabio, dove si presenteranno e una visita in ospedale ai malati. 

Sulle polemiche che hanno visto il Centro nel mirino di Pdl e giovani del Nuovo Centrodestra (interventi in cui la struttura, una casa su più piani, viene definita ‘moschea’ e dove si chiede, al Comune se sussistano i requisiti), il responsabile si dice tranquillo. «Abbiamo letto ed evitato di rispondere – commenta Ouda – La nostra risposta è mostrare quello che stiamo facendo per i nostri giovani e per il nostro territorio. Già in questi primi mesi di apertura abbiamo voluto essere utili alla società, procedendo alla pulizia del nostro quartiere, della nostra città. Altre iniziative sono in calendario a settembre. Qui non c’è una moschea: si ritrovano ragazzi a fare attività culturali. Poi sì c’è una stanza dove, chi volesse, si ritrova per la preghiera. Non è nulla di diverso da quanto si fa in un oratorio o in una casa e non siamo tanti». Hamad aggiunge: «le nostre sono attività giovanili e di ritrovo. Ho letto alcune critiche. Prima di aprire, abbiamo fatto tutti i passi previsti dalla legge e, quindi, abbiamo aperto. Non siamo sprovveduti».

Monica Curino

 

Per saperne di più, leggi l’articolo sul Corriere di Novara in edicola lunedì 29 giugno


NOVARA – (p.v.) Mondo sconvolto dal terrorismo islamico e, su un piano ovviamente completamente diverso, nelle piccole realtà, inevitabili polemiche sui luoghi dove i musulmani si riuniscono. A Novara, oltre alla ‘vecchia’ moschea di via Pigafetta, c’è oggi il sodalizio di via Della Riotta. 

Il Centro culturale che gestiscono si chiama “Al Amal”, che, in lingua araba, significa “La Speranza”. Ha aperto i battenti a febbraio in via Della Riotta 10 e da allora ha ospitato incontri con tema ‘integrazione’ e ‘dialogo’. Ha accolto anche attività della sezione novarese dell’associazione Giovani Musulmani d’Italia, il cui responsabile è Mohamed Hamad. Presidente del centro, invece, è Ahmed Ouda.

Il Centro e il gruppo GmI promuovono iniziative con la parrocchia di S. Agabio, con don Carlo Bonasio, e con don Tiziano Righetto. «Il nostro obiettivo – spiegano Ouda e Hamad – è quello di essere al servizio della realtà che ci ha accolto. Molti di noi abitano da sempre a S. Agabio e vogliono per questo fare qualcosa anche per il territorio che li ha accolti, così come anche per Novara. Molti sono nati e cresciuti proprio in Italia, nati da genitori stranieri. L’Italia è la nostra seconda casa e vogliamo essere utili a questo nostro secondo Paese». Tra i progetti di questi giorni alcuni eventi in occasione del Ramadan. Titolo dell’iniziativa, “Ramadan with us”. Si tratta di incontri che animeranno il mese sacro islamico dedicato al digiuno. Un primo appuntamento ha trattato il tema “Come iniziare Ramadan”, lunedì 22 giugno, invece, al centro della riflessione, l’Iftar, il pasto serale consumato per interrompere il digiuno quotidiano durante il Ramadan. Un pomeriggio-sera che ha visto arrivare al Centro anche i ragazzi musulmani ospitati alla Comunità per minori Santa Lucia e alla comunità Nuova Assistenza. In programma anche un Iftarstreet, che si terrà a S. Agabio, dove si presenteranno e una visita in ospedale ai malati. 

Sulle polemiche che hanno visto il Centro nel mirino di Pdl e giovani del Nuovo Centrodestra (interventi in cui la struttura, una casa su più piani, viene definita ‘moschea’ e dove si chiede, al Comune se sussistano i requisiti), il responsabile si dice tranquillo. «Abbiamo letto ed evitato di rispondere – commenta Ouda – La nostra risposta è mostrare quello che stiamo facendo per i nostri giovani e per il nostro territorio. Già in questi primi mesi di apertura abbiamo voluto essere utili alla società, procedendo alla pulizia del nostro quartiere, della nostra città. Altre iniziative sono in calendario a settembre. Qui non c’è una moschea: si ritrovano ragazzi a fare attività culturali. Poi sì c’è una stanza dove, chi volesse, si ritrova per la preghiera. Non è nulla di diverso da quanto si fa in un oratorio o in una casa e non siamo tanti». Hamad aggiunge: «le nostre sono attività giovanili e di ritrovo. Ho letto alcune critiche. Prima di aprire, abbiamo fatto tutti i passi previsti dalla legge e, quindi, abbiamo aperto. Non siamo sprovveduti».

Monica Curino

 

Per saperne di più, leggi l’articolo sul Corriere di Novara in edicola lunedì 29 giugno