I vescovi Corti e Brambilla hanno presentato il libro “Vivere la carità… insieme”

I vescovi Corti e Brambilla hanno presentato il libro “Vivere la carità… insieme”
Altro 20 Aprile 2015 ore 22:11

NOVARA, 20 APR - «Parto da quanto ho letto sui giornali di stamattina: delle persone sono state buttate in mare semplicemente perché erano cristiani. Ma questo tempo così difficile è particolarmente idoneo per comprendere il Vangelo che dal primo all'ultimo versetto è a favore dell'uomo».

È uno dei passaggi centrali della riflessione che il vescovo emerito della diocesi di Novara Renato Corti ha proposto venerdì sera 17 aprile nella sala della Maddalena di Novara dove è stato presentato il libro “Vivere la carità... insieme” voluto dall'editore Giuliano Ladolfi, che ha moderato l'incontro, e dall'associazione Mamre. Proprio il professor Ladolfi ha evidenziato: «Io non volevo venire, ma il presidente di Mamre Mario Metti mi ha detto: quando ti capiterà un'altra volta di passare un paio d'ore con due vescovi? Scherzi a parte: Mario è capace di smuovere le coscienze. E ricordiamoci che al tramonto della nostra vita saremo giudicati solo sull'amore. Intanto in questa occasione abbiamo ascoltato il silenzio dei milioni di alberi che crescono nella foresta e non il rumore di quello che cade». 

Monsignor Corti, che ha inaugurato due delle case di accoglienza della onlus di Borgomanero, nel suo intervento ha indicato alcune parole chiave quali “solidarietà”, “utilità sociale”, “assenza di lucro” e “gratuità”: «Proprio quest'ultimo termine ci riporta direttamente alla Sacra Scrittura, alla vita di Gesù e al suo invito: “Amatevi come io vi ho amato”. Ma mi fa venire in mente anche figure come san Giuseppe Cottolengo e Annalena Tonelli. Lei diceva sempre di aver fatto due scelte: Cristo e i poveri. Venne uccisa mentre stava visitando dei malati nel villaggio della Somalia dove prestava la sua opera. Ecco: il loro agire rappresenta la giusta risposta a tanti modi di vivere che sono contro l'uomo. E anche nella nostra quotidianità possiamo fare molto. Spesso bastano un saluto, un sorriso e una carezza». 

Le conclusioni sono state tracciate dal vescovo di Novara Franco Giulio Brambilla: «Come sostiene san Paolo, fra le virtù teologali la più grande è la carità». Ha poi sottolineato l'importanza di centri come la casa per donne in difficoltà “Piccolo Bartolomeo” dove sono attivi anche una ventina di volontari: «Nell'ultimo mese e mezzo si sono vissute numerose tragedie a livello internazionale, ma in quelli precedenti quanti casi di violenza domestica si sono verificati?». S'è inoltre soffermato sul vero significato dell'amore («Non è solo dare, ma anche ricevere: si deve amare, ma anche lasciarsi amare»), ha accennato all'enciclica “Deus caritas est” di Benedetto XVI, e ha parlato del mondo della solidarietà: «In Italia si contano sei milioni di volontari, il sessanta per cento d'ispirazione cristiana. Tantissimi. Evidentemente parecchi cittadini, magari dopo una settimana di lavoro in cui non rinunciano a comportamenti competitivi, il sabato vestono questi panni. E si dimostrano capaci di aiutare chi soffre; ma purtroppo spesso non riescono a cambiare la qualità delle nostre comunità». È intervenuto anche il direttore della Caritas diocesana Dino Campiotti che ha ricordato l'esperienza lunga 26 anni trascorsa alla Parrocchia della Rizzottaglia: «Ho capito subito che il Signore mi voleva bene perché, facendomi incontrare i poveri, mi ha permesso di comprendere il vero senso dell'esistenza. Parlare di carità significa interessarsi alle vite degli uomini, ed è anche un modo per far sì che la sensibilizzazione al servizio sia sempre più vasta. Proprio ieri, giovedì, sono tornato dal Marocco dove mi sono recato per conoscere meglio quel paese e la sua gente così da poter essere sempre più vicino a chi, originario di tale nazione, oggi vive a Novara, a cominciare dalle persone che abitano al villaggio Emmaus».

L'appuntamento è stato arricchito dalle note di Roberto Barcellini alla chitarra e di Gianluca Visalli al violino e dalla presentazione di parte dei contributi per “Vivere la carità... insieme” di Giuliano Palizzi e Milena Simonotti: li hanno letti Gianfranco Quaglia e Annita Nisida Giannieri. Senza dimenticare la proiezione di tre videointerviste: al missionario Alex Zanotelli, a una donna di Lampedusa, simbolo di coloro che accolgono i migranti, e a un'ospite di casa “Piccolo Bartolomeo”. Metti ha chiosato: «I poveri non sono lontani da noi. A Borgomanero qualche mese fa abbiamo aperto un appartamento che ospita sei uomini senza un tetto sotto cui passare la notte. Cinque sono italiani: hanno fra i 55 e i 65 anni, non possono contare su una rete familiare e non hanno ancora diritto a una pensione. Qualcuno di loro dormiva in macchina, altri in capannoni abbandonati. Vogliamo andare oltre l'assistenzialismo: cerchiamo di favorire il reinserimento nella società anche delle donne accolte a casa “Piccolo Bartolomeo”. E per questo puntiamo ad attuare un nuovo progetto: quello della comunità mamma-bambino. Insieme, tutti insieme, si può ridare speranza».

mo.c.


NOVARA, 20 APR - «Parto da quanto ho letto sui giornali di stamattina: delle persone sono state buttate in mare semplicemente perché erano cristiani. Ma questo tempo così difficile è particolarmente idoneo per comprendere il Vangelo che dal primo all'ultimo versetto è a favore dell'uomo».

È uno dei passaggi centrali della riflessione che il vescovo emerito della diocesi di Novara Renato Corti ha proposto venerdì sera 17 aprile nella sala della Maddalena di Novara dove è stato presentato il libro “Vivere la carità... insieme” voluto dall'editore Giuliano Ladolfi, che ha moderato l'incontro, e dall'associazione Mamre. Proprio il professor Ladolfi ha evidenziato: «Io non volevo venire, ma il presidente di Mamre Mario Metti mi ha detto: quando ti capiterà un'altra volta di passare un paio d'ore con due vescovi? Scherzi a parte: Mario è capace di smuovere le coscienze. E ricordiamoci che al tramonto della nostra vita saremo giudicati solo sull'amore. Intanto in questa occasione abbiamo ascoltato il silenzio dei milioni di alberi che crescono nella foresta e non il rumore di quello che cade». 

Monsignor Corti, che ha inaugurato due delle case di accoglienza della onlus di Borgomanero, nel suo intervento ha indicato alcune parole chiave quali “solidarietà”, “utilità sociale”, “assenza di lucro” e “gratuità”: «Proprio quest'ultimo termine ci riporta direttamente alla Sacra Scrittura, alla vita di Gesù e al suo invito: “Amatevi come io vi ho amato”. Ma mi fa venire in mente anche figure come san Giuseppe Cottolengo e Annalena Tonelli. Lei diceva sempre di aver fatto due scelte: Cristo e i poveri. Venne uccisa mentre stava visitando dei malati nel villaggio della Somalia dove prestava la sua opera. Ecco: il loro agire rappresenta la giusta risposta a tanti modi di vivere che sono contro l'uomo. E anche nella nostra quotidianità possiamo fare molto. Spesso bastano un saluto, un sorriso e una carezza». 

Le conclusioni sono state tracciate dal vescovo di Novara Franco Giulio Brambilla: «Come sostiene san Paolo, fra le virtù teologali la più grande è la carità». Ha poi sottolineato l'importanza di centri come la casa per donne in difficoltà “Piccolo Bartolomeo” dove sono attivi anche una ventina di volontari: «Nell'ultimo mese e mezzo si sono vissute numerose tragedie a livello internazionale, ma in quelli precedenti quanti casi di violenza domestica si sono verificati?». S'è inoltre soffermato sul vero significato dell'amore («Non è solo dare, ma anche ricevere: si deve amare, ma anche lasciarsi amare»), ha accennato all'enciclica “Deus caritas est” di Benedetto XVI, e ha parlato del mondo della solidarietà: «In Italia si contano sei milioni di volontari, il sessanta per cento d'ispirazione cristiana. Tantissimi. Evidentemente parecchi cittadini, magari dopo una settimana di lavoro in cui non rinunciano a comportamenti competitivi, il sabato vestono questi panni. E si dimostrano capaci di aiutare chi soffre; ma purtroppo spesso non riescono a cambiare la qualità delle nostre comunità». È intervenuto anche il direttore della Caritas diocesana Dino Campiotti che ha ricordato l'esperienza lunga 26 anni trascorsa alla Parrocchia della Rizzottaglia: «Ho capito subito che il Signore mi voleva bene perché, facendomi incontrare i poveri, mi ha permesso di comprendere il vero senso dell'esistenza. Parlare di carità significa interessarsi alle vite degli uomini, ed è anche un modo per far sì che la sensibilizzazione al servizio sia sempre più vasta. Proprio ieri, giovedì, sono tornato dal Marocco dove mi sono recato per conoscere meglio quel paese e la sua gente così da poter essere sempre più vicino a chi, originario di tale nazione, oggi vive a Novara, a cominciare dalle persone che abitano al villaggio Emmaus».

L'appuntamento è stato arricchito dalle note di Roberto Barcellini alla chitarra e di Gianluca Visalli al violino e dalla presentazione di parte dei contributi per “Vivere la carità... insieme” di Giuliano Palizzi e Milena Simonotti: li hanno letti Gianfranco Quaglia e Annita Nisida Giannieri. Senza dimenticare la proiezione di tre videointerviste: al missionario Alex Zanotelli, a una donna di Lampedusa, simbolo di coloro che accolgono i migranti, e a un'ospite di casa “Piccolo Bartolomeo”. Metti ha chiosato: «I poveri non sono lontani da noi. A Borgomanero qualche mese fa abbiamo aperto un appartamento che ospita sei uomini senza un tetto sotto cui passare la notte. Cinque sono italiani: hanno fra i 55 e i 65 anni, non possono contare su una rete familiare e non hanno ancora diritto a una pensione. Qualcuno di loro dormiva in macchina, altri in capannoni abbandonati. Vogliamo andare oltre l'assistenzialismo: cerchiamo di favorire il reinserimento nella società anche delle donne accolte a casa “Piccolo Bartolomeo”. E per questo puntiamo ad attuare un nuovo progetto: quello della comunità mamma-bambino. Insieme, tutti insieme, si può ridare speranza».

mo.c.