Il 25 aprile a Novara

Il 25 aprile a Novara
Altro 26 Aprile 2015 ore 17:46

NOVARA - Sono passati settant’anni, quasi una vita. Qual è allora il senso “incontrarsi” ancora, dopo così tanto tempo, in occasione del 25 Aprile? Una risposta l’ha data il sindaco di Novara Andrea Ballaré, nel suo saluto alle autorità e ai cittadini nel cortile del Broletto, sabato mattina, in quello che è tradizionalmente uno dei momenti conclusivi della manifestazione in occasione dell’anniversario della Liberazione.

NOVARA - Sono passati settant’anni, quasi una vita. Qual è allora il senso “incontrarsi” ancora, dopo così tanto tempo, in occasione del 25 Aprile? Una risposta l’ha data il sindaco di Novara Andrea Ballaré, nel suo saluto alle autorità e ai cittadini nel cortile del Broletto, sabato mattina, in quello che è tradizionalmente uno dei momenti conclusivi della manifestazione in occasione dell’anniversario della Liberazione.
«Tutti noi, ognuno nel proprio ruolo, dobbiamo ricordarci sempre che questa libertà la guadagniamo ogni giorno. Esempi importanti che dobbiamo reiterare. Ed è bello vedere che questo messaggio arrivi ai giovani attraverso l’ascolto dei testimoni impegnati in problematiche più contemporanee. La libertà e i valori sui quali fondiamo la nostra civiltà sono quelli che dobbiamo difendere, con tutte le forze e una grande determinazione».
«Essere presente come istituzione in occasione di una giornata come quella di oggi - ha detto invece la consigliera provinciale Emanuela Allegra portando il saluto dell’Amministrazione di Palazzo Natta - credo sia un “regalo” che purtroppo capiti a pochi. La Resistenza deve essere la nostra “luce” per domani. Buon compleanno Resistenza, buon compleanno libertà».
All’assessore regionale Augusto Ferrari il compito di tenere l’orazione ufficiale. «Resistenza e lotta di Liberazione, proprio come elementi generativi di una fase nuova, portano con loro interrogativi che appartengono a ogni epoca. Su quali frontiere si collocano oggi? E dove si manifestano? Il Mediterraneo è oggi il tragico palcoscenico in cui una umanità nuova manifesta il suo desiderio di libertà».

Luca Mattioli