Il paziente dovrà provare il danno subito

Il paziente dovrà provare il danno subito
Altro 31 Agosto 2015 ore 10:12

Si chiama “medicina difensiva”. In cosa consiste? Si tratta di una sorta di autodifesa del medico quando, oltre al normale scrupolo professionale, ha il remoto timore di finire in tribunale con l’accusa di aver sottovalutato qualcosa. Ed allora esagera con prescrizioni di farmaci, visite, ricoveri e esami in eccesso. 

Alla domanda “perchè tanta prudenza?” quasi tutti i medici rispondono di volersi proteggere dal rischio di eventuali procedimenti giudiziari avviati da pazienti scontenti, danneggiati o non guariti. 

Il bersagliamento di denunce in questo settore, infatti, è in aumento rispetto agli anni passati, malgrado la percentuale delle condanne penali sia molto bassa (circa il  2%). La “medicina difensiva”, però, costa allo Stato e tanto: circa 10 miliardi all’anno, lo 0,75% del Prodotto interno lordo, secondo l’indagine della Commissione parlamentare d’inchiesta sugli errori sanitari.  

Ecco perchè il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, alla luce dei risultati di una commissione ministeriale presieduta dal giurista Guido Alpa,  è corsa ai ripari per allentare la pressione dei contenziosi sulla classe medica e ridurre la spesa collegata. Nella legge di Stabilità, da varare entro l’anno, potrebbero rientrare anche una serie di proposte.

In primo piano quella dell’inversione dell’onere della prova. Spetterà, cioè, al malato dimostrare che il medico ha sbagliato e non a quest’ultimo di aver agito correttamente. 

In ambito civile, inoltre, si chiede la riduzione dei tempi di prescrizione da 10 a 5 anni, ma solo per i dipendenti del servizio sanitario e per quelli convenzionati (ad esempio gli ambulatoriali). I liberi professionisti mantengono, invece, con i pazienti un rapporto cosiddetto contrattuale e rispondono direttamente di eventuali responsabilità. Per gli altri colleghi, infine, viene suggerito il passaggio al rapporto extracontrattuale che fa scivolare la responsabilità sulla struttura. Un’altra novità sarà quella di porre dei limiti all’azione di rivalsa sul singolo professionista.  Si profila, quindi, anche un giro di vite sull’obbligo di assicurazione per ospedali, case di cura private e operatori sanitari. 

Infine la commissione propone un albo di super periti cui i giudici dovranno necessariamente attingere per contare su consulenze tecniche il più possibile attendibili. 

La medicina difensiva incide sulla spesa sanitaria per il 10,5%, le voci più significative riguardano eccesso di farmaci (1,9%), visite (1,7%), esami di laboratorio (0,7%) e strumentali (0,8%), ricoveri (4,6%). Una ricerca di Agenas (agenzia del ministero della Salute) svolta fra 1.500 medici ospedalieri ha indicato tra le cause principali del difensivismo la legislazione sfavorevole (31%), il rischio di una citazione in giudizio (28%), lo sbilanciamento del rapporto con il paziente caratterizzato da eccessive pressioni e le aspettative dei familiari (14%). 

Le proposte della commissione istituita presso il Ministero della salute, in merito alle responsabilità civile dei medici sono state accolte favorevolmente dall’Ordine provinciale di Novara.

«In particolare – spiega il presidente, Federico D’Andrea – va apprezzata la proposta che prevede la cosiddetta “inversione dell’onere della prova”: spetterà, cioè, al paziente che si sente danneggiato provare l’effettivo danno e non al medico dimostrare che ha agito correttamente. E’ un fatto che non toglie nulla alla tutela del cittadino che davvero è stato vittima dell’azione del medico, ma che impedisce - sostiene D’Andrea -  che vengano aperte cause a ogni pie’ sospinto, un fatto che mette il medico nella condizione psicologica di dover temere, ad ogni suo intervento, di doversi giustificare in un tribunale. E quindi induce il sanitario a una serie di azioni (esami magari non strettamente necessari a formulare la diagnosi, utilizzo di farmaci anche là dove se ne potrebbe fare a meno; ricoveri quando magari il caso si poteva trattare in ambulatorio) che servono unicamente a guardarsi le spalle da possibili azioni civili da parte del paziente ma che per contro costano molto al Sistema sanitario nazionale».

Critico il Tribunale del Malato-Cittadinanza attiva. Ora si tratta di capire se le proposte della commissione saranno inserite nella prossima legge di Stabilità.

Sandro Devecchi

Si chiama “medicina difensiva”. In cosa consiste? Si tratta di una sorta di autodifesa del medico quando, oltre al normale scrupolo professionale, ha il remoto timore di finire in tribunale con l’accusa di aver sottovalutato qualcosa. Ed allora esagera con prescrizioni di farmaci, visite, ricoveri e esami in eccesso. 

Alla domanda “perchè tanta prudenza?” quasi tutti i medici rispondono di volersi proteggere dal rischio di eventuali procedimenti giudiziari avviati da pazienti scontenti, danneggiati o non guariti. 

Il bersagliamento di denunce in questo settore, infatti, è in aumento rispetto agli anni passati, malgrado la percentuale delle condanne penali sia molto bassa (circa il  2%). La “medicina difensiva”, però, costa allo Stato e tanto: circa 10 miliardi all’anno, lo 0,75% del Prodotto interno lordo, secondo l’indagine della Commissione parlamentare d’inchiesta sugli errori sanitari.  

Ecco perchè il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, alla luce dei risultati di una commissione ministeriale presieduta dal giurista Guido Alpa,  è corsa ai ripari per allentare la pressione dei contenziosi sulla classe medica e ridurre la spesa collegata. Nella legge di Stabilità, da varare entro l’anno, potrebbero rientrare anche una serie di proposte.

In primo piano quella dell’inversione dell’onere della prova. Spetterà, cioè, al malato dimostrare che il medico ha sbagliato e non a quest’ultimo di aver agito correttamente. 

In ambito civile, inoltre, si chiede la riduzione dei tempi di prescrizione da 10 a 5 anni, ma solo per i dipendenti del servizio sanitario e per quelli convenzionati (ad esempio gli ambulatoriali). I liberi professionisti mantengono, invece, con i pazienti un rapporto cosiddetto contrattuale e rispondono direttamente di eventuali responsabilità. Per gli altri colleghi, infine, viene suggerito il passaggio al rapporto extracontrattuale che fa scivolare la responsabilità sulla struttura. Un’altra novità sarà quella di porre dei limiti all’azione di rivalsa sul singolo professionista.  Si profila, quindi, anche un giro di vite sull’obbligo di assicurazione per ospedali, case di cura private e operatori sanitari. 

Infine la commissione propone un albo di super periti cui i giudici dovranno necessariamente attingere per contare su consulenze tecniche il più possibile attendibili. 

La medicina difensiva incide sulla spesa sanitaria per il 10,5%, le voci più significative riguardano eccesso di farmaci (1,9%), visite (1,7%), esami di laboratorio (0,7%) e strumentali (0,8%), ricoveri (4,6%). Una ricerca di Agenas (agenzia del ministero della Salute) svolta fra 1.500 medici ospedalieri ha indicato tra le cause principali del difensivismo la legislazione sfavorevole (31%), il rischio di una citazione in giudizio (28%), lo sbilanciamento del rapporto con il paziente caratterizzato da eccessive pressioni e le aspettative dei familiari (14%). 

Le proposte della commissione istituita presso il Ministero della salute, in merito alle responsabilità civile dei medici sono state accolte favorevolmente dall’Ordine provinciale di Novara.

«In particolare – spiega il presidente, Federico D’Andrea – va apprezzata la proposta che prevede la cosiddetta “inversione dell’onere della prova”: spetterà, cioè, al paziente che si sente danneggiato provare l’effettivo danno e non al medico dimostrare che ha agito correttamente. E’ un fatto che non toglie nulla alla tutela del cittadino che davvero è stato vittima dell’azione del medico, ma che impedisce - sostiene D’Andrea -  che vengano aperte cause a ogni pie’ sospinto, un fatto che mette il medico nella condizione psicologica di dover temere, ad ogni suo intervento, di doversi giustificare in un tribunale. E quindi induce il sanitario a una serie di azioni (esami magari non strettamente necessari a formulare la diagnosi, utilizzo di farmaci anche là dove se ne potrebbe fare a meno; ricoveri quando magari il caso si poteva trattare in ambulatorio) che servono unicamente a guardarsi le spalle da possibili azioni civili da parte del paziente ma che per contro costano molto al Sistema sanitario nazionale».

Critico il Tribunale del Malato-Cittadinanza attiva. Ora si tratta di capire se le proposte della commissione saranno inserite nella prossima legge di Stabilità.

Sandro Devecchi