La Fondazione “Veronesi” anche a Novara

La Fondazione “Veronesi” anche a Novara
Altro 27 Settembre 2015 ore 09:52

NOVARA - Lui, attesissimo, purtroppo non ha potuto esserci («Mio padre – ha spiegato la figlia Giulia, noto chirurgo toracico (nella foto) – ha la mente di un ragazzino nel corpo di un novantenne e, si sa, a volte deve fare i conti con l’età e la stanchezza»), ma la sua presenza aleggiava comunque al punto che l’auditorium del conservatorio “Cantelli” è rimasto gremito di pubblico fino al termine dell’incontro. Segno, questo, dell’interesse nei confronti di un personaggio che ha dedicato la sua lunga vita alla ricerca per combattere il cancro, oltre che della preoccupazione e della sensibilità maturata negli anni nei confronti di una malattia divenuta curabile, ma non ancora definitivamente sconfitta.

Si è tenuta nel tardo pomeriggio del 24 settembre la presentazione della neonata delegazione novarese della Fondazione “Umberto Veronesi”, «la ventiduesima sul territorio nazionale – ha ricordato Giulia Veronesi, consigliere della Fondazione – che opera a favore della nostra attività di divulgazione informativa e della ricerca».

All’incontro, moderato dal giornalista Gianni Dal Bello, oltre alla dottoressa Veronesi sono intervenuti Raffaella Drago, responsabile della delegazione di Novara (costituita insieme con le amiche Emanuela Andenna, Silvia Benatti, Elvira Catania, Anna Drisaldi e Gloria Garbutt) e Chiara Segrè, biologa e ricercatrice nel campo dell’Oncologia molecolare e supervisore scientifico della Fondazione.

Dopo il saluto della presidente del Conservatorio “Cantelli” Anna Belfiore, Dal Bello ha passato subito la parola a Giulia Veronesi, che ha illustrato scopi e finalità della Fondazione, «ente istituito nel 2003: i nostri obiettivi sono quello della raccolta fondi a sostegno della ricerca contro una delle patologie più rilevanti e la promozione della cultura della scienza tra la gente, colmando anche il gap di un linguaggio che, spesso, non è alla portata di tutti. Ecco perché, oltre alle attività di fundraising, organizziamo annualmente eventi come “Il futuro della scienza” e “Scienza per la pace”. Per quanto riguarda la ricerca, va ricordato che la Fondazione finanzia ogni anno centocinquanta progetti che non riguardano esclusivamente il campo oncologico. Riteniamo fondamentale investire anche sulla prevenzione che si può fare attraverso la divulgazione e l’informazione: ecco, dunque, l’importanza delle delegazioni territoriali per poter essere davvero capillari».

Dal Bello ha poi passato la parola alle autorità politiche locali, domandando «che cosa città e territorio fanno concretamente per la ricerca». L’assessore alle Politiche sociali del Comune di Novara Elia Impaloni ha confermato «l’interesse per questo importante settore: non dimentichiamo che si sta lavorando al Pisu, che sarà un incubatore di progetti e sviluppo». Il presidente della Provincia Matteo Besozzi ha dal canto suo ricordato che «il Novarese è un territorio a forte vocazione di ricerca: dato il valore aggiunto di una presenza come quella della Fondazione “Veronesi”, oggi dobbiamo chiederci che cosa fare in futuro. Penso che il percorso dovuto per le Istituzioni sia quello di favorire il dialogo con realtà in questo senso importanti, come l’Università».

L’assessore regionale alle Politiche sociali Augusto Ferrari ha posto l’accento sul fatto che «in un periodo economico particolarmente difficile la Regione deve raccogliere sfide importanti: oltre a quella dell’emergenza sociale, abbiamo quella della sanità, che stiamo affrontando con la riforma della rete ospedaliera e dei servizi territoriali. Novara e il quadrante Nord-Est rappresentano uno dei punti cruciali. Un ulteriore modo in cui la Regione può ulteriormente impegnarsi a favore della ricerca per un investimento sulla salute dei cittadini è quello di assicurarsi quei fondi europei che vengono destinati a questa finalità».

La parola è quindi passata a Raffaella Drago «coinvolta nel progetto di dare vita alla nuova delegazione dopo una lunga riflessione, ma da subito conquistata dall’entusiasmo contagioso dei giovani che lavorano all’interno della Fondazione “Veronesi”. La delegazione – ha spiegato - vuole essere un tramite tra l’ente e il territorio nella promozione di un’informazione scientifica circostanziata e sicura e nelle iniziative di fundraising a sostegno della ricerca. Ci siamo già messe al lavoro e abbiamo avuto ottimi riscontri collaborativi con l’Ufficio scolastico provinciale, che sta già coinvolgendo gli studenti: alcune eccellenze delle nostre scuole, quelle che ci rappresentano da qualche anno nell’ambito delle Olimpiadi internazionali delle Neuroscienze, hanno partecipato negli scorsi giorni, a Venezia, al simposio “Il futuro della scienza”. Un gruppo sarà presente alla maratona del progetto “Pink is good”, dedicato dalla Fondazione “Veronesi” alla sensibilizzazione sui tumori al seno, che si terrà il 25 ottobre a Milano. L’ufficio scolastico provinciale ha inoltre messo a disposizione alcune strutture per l’organizzazione di incontri tematici: il primo, sul tema “La prevenzione a tavola” si terrà il 10 novembre nell’aula magna del Liceo scientifico “Antonelli” e avrà come relatrici la nutrizionista della Fondazione Elena Dogliotti e il direttore responsabile del portale della Fondazione Donatella Barus. Ulteriori incontri con relatori della Fondazione sull’oncologia pediatrica e sulla salute maschile si terranno nei prossimi mesi. Solo la conoscenza e l’informazione – ha commentato infine Raffaella Drago - possono davvero incidere sul progresso e sul miglioramento della qualità della vita».

Chiara Segrè ha chiuso la carrellata degli interventi ricordando di essere stata «una dei novecentododici ricercatori che, grazie alle borse di studio messe a disposizione dalla Fondazione ha potuto restare in Italia a fare ricerca: ritengo fondamentale quest’opportunità ed è in questo senso che le Istituzioni devono lavorare per dare concrete possibilità ai nostri ricercatori, anche perché questi si rivelano tra i meglio preparati a livello internazionale ed è importantissimo che la ricerca venga fatta sul territorio. Dei bandi europei ai quali è stato possibile concorrere nell’ultimo anno, quarantaquattro sono stati vinti da giovani italiani (siamo stati i secondi dopo i tedeschi, che ne hanno vinti quarantotto, ndr), ma solo pochi di loro sono rimasti nel nostro Paese a fare ricerca: gli altri hanno investito all’estero, con un conseguente spreco di risorse e di fondi che potevano essere disponibili in loco. Dopo l’esperienza di ricerca ho scelto di diventare divulgatrice, cercando di far conoscere ad ampio raggio e in maniera corretta ed esauriente quello che si fa e che si intende fare, promuovendo una cultura di informazione e di prevenzione: personalmente – ha concluso Chiara Segrè – penso che, nella lotta contro il cancro, anche questo aspetto sia importantissimo».

Lalla Negri

NOVARA - Lui, attesissimo, purtroppo non ha potuto esserci («Mio padre – ha spiegato la figlia Giulia, noto chirurgo toracico (nella foto) – ha la mente di un ragazzino nel corpo di un novantenne e, si sa, a volte deve fare i conti con l’età e la stanchezza»), ma la sua presenza aleggiava comunque al punto che l’auditorium del conservatorio “Cantelli” è rimasto gremito di pubblico fino al termine dell’incontro. Segno, questo, dell’interesse nei confronti di un personaggio che ha dedicato la sua lunga vita alla ricerca per combattere il cancro, oltre che della preoccupazione e della sensibilità maturata negli anni nei confronti di una malattia divenuta curabile, ma non ancora definitivamente sconfitta.

Si è tenuta nel tardo pomeriggio del 24 settembre la presentazione della neonata delegazione novarese della Fondazione “Umberto Veronesi”, «la ventiduesima sul territorio nazionale – ha ricordato Giulia Veronesi, consigliere della Fondazione – che opera a favore della nostra attività di divulgazione informativa e della ricerca».

All’incontro, moderato dal giornalista Gianni Dal Bello, oltre alla dottoressa Veronesi sono intervenuti Raffaella Drago, responsabile della delegazione di Novara (costituita insieme con le amiche Emanuela Andenna, Silvia Benatti, Elvira Catania, Anna Drisaldi e Gloria Garbutt) e Chiara Segrè, biologa e ricercatrice nel campo dell’Oncologia molecolare e supervisore scientifico della Fondazione.

Dopo il saluto della presidente del Conservatorio “Cantelli” Anna Belfiore, Dal Bello ha passato subito la parola a Giulia Veronesi, che ha illustrato scopi e finalità della Fondazione, «ente istituito nel 2003: i nostri obiettivi sono quello della raccolta fondi a sostegno della ricerca contro una delle patologie più rilevanti e la promozione della cultura della scienza tra la gente, colmando anche il gap di un linguaggio che, spesso, non è alla portata di tutti. Ecco perché, oltre alle attività di fundraising, organizziamo annualmente eventi come “Il futuro della scienza” e “Scienza per la pace”. Per quanto riguarda la ricerca, va ricordato che la Fondazione finanzia ogni anno centocinquanta progetti che non riguardano esclusivamente il campo oncologico. Riteniamo fondamentale investire anche sulla prevenzione che si può fare attraverso la divulgazione e l’informazione: ecco, dunque, l’importanza delle delegazioni territoriali per poter essere davvero capillari».

Dal Bello ha poi passato la parola alle autorità politiche locali, domandando «che cosa città e territorio fanno concretamente per la ricerca». L’assessore alle Politiche sociali del Comune di Novara Elia Impaloni ha confermato «l’interesse per questo importante settore: non dimentichiamo che si sta lavorando al Pisu, che sarà un incubatore di progetti e sviluppo». Il presidente della Provincia Matteo Besozzi ha dal canto suo ricordato che «il Novarese è un territorio a forte vocazione di ricerca: dato il valore aggiunto di una presenza come quella della Fondazione “Veronesi”, oggi dobbiamo chiederci che cosa fare in futuro. Penso che il percorso dovuto per le Istituzioni sia quello di favorire il dialogo con realtà in questo senso importanti, come l’Università».

L’assessore regionale alle Politiche sociali Augusto Ferrari ha posto l’accento sul fatto che «in un periodo economico particolarmente difficile la Regione deve raccogliere sfide importanti: oltre a quella dell’emergenza sociale, abbiamo quella della sanità, che stiamo affrontando con la riforma della rete ospedaliera e dei servizi territoriali. Novara e il quadrante Nord-Est rappresentano uno dei punti cruciali. Un ulteriore modo in cui la Regione può ulteriormente impegnarsi a favore della ricerca per un investimento sulla salute dei cittadini è quello di assicurarsi quei fondi europei che vengono destinati a questa finalità».

La parola è quindi passata a Raffaella Drago «coinvolta nel progetto di dare vita alla nuova delegazione dopo una lunga riflessione, ma da subito conquistata dall’entusiasmo contagioso dei giovani che lavorano all’interno della Fondazione “Veronesi”. La delegazione – ha spiegato - vuole essere un tramite tra l’ente e il territorio nella promozione di un’informazione scientifica circostanziata e sicura e nelle iniziative di fundraising a sostegno della ricerca. Ci siamo già messe al lavoro e abbiamo avuto ottimi riscontri collaborativi con l’Ufficio scolastico provinciale, che sta già coinvolgendo gli studenti: alcune eccellenze delle nostre scuole, quelle che ci rappresentano da qualche anno nell’ambito delle Olimpiadi internazionali delle Neuroscienze, hanno partecipato negli scorsi giorni, a Venezia, al simposio “Il futuro della scienza”. Un gruppo sarà presente alla maratona del progetto “Pink is good”, dedicato dalla Fondazione “Veronesi” alla sensibilizzazione sui tumori al seno, che si terrà il 25 ottobre a Milano. L’ufficio scolastico provinciale ha inoltre messo a disposizione alcune strutture per l’organizzazione di incontri tematici: il primo, sul tema “La prevenzione a tavola” si terrà il 10 novembre nell’aula magna del Liceo scientifico “Antonelli” e avrà come relatrici la nutrizionista della Fondazione Elena Dogliotti e il direttore responsabile del portale della Fondazione Donatella Barus. Ulteriori incontri con relatori della Fondazione sull’oncologia pediatrica e sulla salute maschile si terranno nei prossimi mesi. Solo la conoscenza e l’informazione – ha commentato infine Raffaella Drago - possono davvero incidere sul progresso e sul miglioramento della qualità della vita».

Chiara Segrè ha chiuso la carrellata degli interventi ricordando di essere stata «una dei novecentododici ricercatori che, grazie alle borse di studio messe a disposizione dalla Fondazione ha potuto restare in Italia a fare ricerca: ritengo fondamentale quest’opportunità ed è in questo senso che le Istituzioni devono lavorare per dare concrete possibilità ai nostri ricercatori, anche perché questi si rivelano tra i meglio preparati a livello internazionale ed è importantissimo che la ricerca venga fatta sul territorio. Dei bandi europei ai quali è stato possibile concorrere nell’ultimo anno, quarantaquattro sono stati vinti da giovani italiani (siamo stati i secondi dopo i tedeschi, che ne hanno vinti quarantotto, ndr), ma solo pochi di loro sono rimasti nel nostro Paese a fare ricerca: gli altri hanno investito all’estero, con un conseguente spreco di risorse e di fondi che potevano essere disponibili in loco. Dopo l’esperienza di ricerca ho scelto di diventare divulgatrice, cercando di far conoscere ad ampio raggio e in maniera corretta ed esauriente quello che si fa e che si intende fare, promuovendo una cultura di informazione e di prevenzione: personalmente – ha concluso Chiara Segrè – penso che, nella lotta contro il cancro, anche questo aspetto sia importantissimo».

Lalla Negri