La “grammatica delle immagini” in guerra

La “grammatica delle immagini” in guerra
Altro 09 Giugno 2015 ore 14:42

NOVARA - Mercoledì 3 giugno si è svolta presso Palazzo Natta la restituzione pubblica degli elaborati dei partecipanti alla 34ª edizione del Concorso Regionale storia contemporanea, iniziativa promossa dal Comitato di Resistenza e Costituzione del Consiglio Regionale del Piemonte e riservata agli istituti di istruzione secondaria di secondo grado della regione che prevedeva lo svolgimento di un tema di ricerca di contenuto storico (nella foto un momento della conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa). In questa giornata, realizzata in collaborazione con gli assessorati all’Istruzione della Provincia di Novara e del Vco, sono stati presentati i lavori realizzati dagli studenti che hanno partecipato al concorso e segnalati i migliori affinchè siano valorizzati dall’Amministrazione locale per il loro contenuto storico. La presentazione dei lavori realizzati e la consegna delle menzioni speciali a cura della commissione di valutazione sono state precedute da due lezioni introduttive di Antonio Brusa, docente di Didattica della storia presso l’Università di Bari e membro del Comitato Scientifico e della Commissione formazione dell’Insmli e Flavio Febbraro, docente presso l'Istoreto ed esperto di tecnologia e comunicazione. Oltre ai due relatori, hanno partecipato all’evento i membri della commissione che ha giudicato i lavori in concorso Gaetano Dato, ricercatore e membro del Comitato scientifico IRSML, il sociologo Giuseppe Passalacqua, Antonio Leone del Comitato scientifico della Resistenza e della Società Contemporanea nel Novarese e nel Vco, Elena Mastretta dell’Istituto Storico della Resistenza di Novara, coordinatrice della commissione, e il presidente dell’istituto Giovanni Cerutti, oltre alle autorità locali e ai sindaci dei comuni sede delle scuole partecipanti.

Nel corso della sua relazione Brusa ha spiegato il rapporto esistente tra guerra e immagini, analizzando delle foto e soffermandosi sul fatto che queste costituiscono una fonte storica, ma perché siano ben comprese devono essere analizzate secondo la “grammatica delle immagini”, in quanto ciò che si vede a prima vista non corrisponde a ciò che l’immagine vuole effettivamente trasmettere: «Quando siamo di fronte ad una foto in un contesto bellico bisogna leggere i particolari, raccontare la scena e interpretarla, chiamerei tutto questo la “grammatica delle immagini”. In una foto di un soldato ferito del 1915 notiamo dai dettagli che è un’istantanea scattata di nascosto, dato che in guerra non si potevano fare foto, dunque si vuol far sapere che i soldati al fronte non venivano soccorsi, ma morivano, quando invece circolavano foto in cui si vedeva una situazione diversa al fronte. Le foto possono essere usate anche come strumento di propaganda, pensiamo alle guerre di oggi, sono le guerre asimmetriche, che comportano l’uso della rete, la diffusione di immagini e testi, dove gruppi specializzati riprendono momenti di guerra e contano sull’effetto virale, un esempio di questo fenomeno è l’ISIS, che fa foto di persone, le mette in rete e ottiene così consensi».

Dopo l’intervento di Febbraro, che ha parlato della diffusione in ambito didattico di nuove tecnologie come Google Apps for Education e Edmodo, gli studenti stessi hanno presentato le loro ricerche attraverso immagini e video. I lavori che hanno ricevuto la menzione speciale sono i seguenti: “Diorama monumenti Omegna” e “La città di Sarajevo” del Liceo Gobetti di Omegna, “I luoghi della memoria in Ossola” del Liceo Scientifico Spezia di Domodossola, la “Bialetti” e “Alla mia bella Pallanza” del Liceo Cavalieri di Verbania, “La strage di Borgoticino” del Liceo Fermi di Arona, “Le pietre parlano: progetto di valorizzazione delle lapidi ella resistenza nel medio novarese” dell’ITC Leonardo da Vinci di Borgomanero, “Eran giovani e forti” “Lo stadio Alcarotti di Novara Stadio del Littorio”, “Giulia e la Costituzione” del Liceo San Lorenzo di Novara, “Mostra sui prigionieri austro ungarici” del Liceo Classico e Linguistico Carlo Alberto di Novara. 

Benedetta Rosina

NOVARA - Mercoledì 3 giugno si è svolta presso Palazzo Natta la restituzione pubblica degli elaborati dei partecipanti alla 34ª edizione del Concorso Regionale storia contemporanea, iniziativa promossa dal Comitato di Resistenza e Costituzione del Consiglio Regionale del Piemonte e riservata agli istituti di istruzione secondaria di secondo grado della regione che prevedeva lo svolgimento di un tema di ricerca di contenuto storico (nella foto un momento della conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa). In questa giornata, realizzata in collaborazione con gli assessorati all’Istruzione della Provincia di Novara e del Vco, sono stati presentati i lavori realizzati dagli studenti che hanno partecipato al concorso e segnalati i migliori affinchè siano valorizzati dall’Amministrazione locale per il loro contenuto storico. La presentazione dei lavori realizzati e la consegna delle menzioni speciali a cura della commissione di valutazione sono state precedute da due lezioni introduttive di Antonio Brusa, docente di Didattica della storia presso l’Università di Bari e membro del Comitato Scientifico e della Commissione formazione dell’Insmli e Flavio Febbraro, docente presso l'Istoreto ed esperto di tecnologia e comunicazione. Oltre ai due relatori, hanno partecipato all’evento i membri della commissione che ha giudicato i lavori in concorso Gaetano Dato, ricercatore e membro del Comitato scientifico IRSML, il sociologo Giuseppe Passalacqua, Antonio Leone del Comitato scientifico della Resistenza e della Società Contemporanea nel Novarese e nel Vco, Elena Mastretta dell’Istituto Storico della Resistenza di Novara, coordinatrice della commissione, e il presidente dell’istituto Giovanni Cerutti, oltre alle autorità locali e ai sindaci dei comuni sede delle scuole partecipanti.

Nel corso della sua relazione Brusa ha spiegato il rapporto esistente tra guerra e immagini, analizzando delle foto e soffermandosi sul fatto che queste costituiscono una fonte storica, ma perché siano ben comprese devono essere analizzate secondo la “grammatica delle immagini”, in quanto ciò che si vede a prima vista non corrisponde a ciò che l’immagine vuole effettivamente trasmettere: «Quando siamo di fronte ad una foto in un contesto bellico bisogna leggere i particolari, raccontare la scena e interpretarla, chiamerei tutto questo la “grammatica delle immagini”. In una foto di un soldato ferito del 1915 notiamo dai dettagli che è un’istantanea scattata di nascosto, dato che in guerra non si potevano fare foto, dunque si vuol far sapere che i soldati al fronte non venivano soccorsi, ma morivano, quando invece circolavano foto in cui si vedeva una situazione diversa al fronte. Le foto possono essere usate anche come strumento di propaganda, pensiamo alle guerre di oggi, sono le guerre asimmetriche, che comportano l’uso della rete, la diffusione di immagini e testi, dove gruppi specializzati riprendono momenti di guerra e contano sull’effetto virale, un esempio di questo fenomeno è l’ISIS, che fa foto di persone, le mette in rete e ottiene così consensi».

Dopo l’intervento di Febbraro, che ha parlato della diffusione in ambito didattico di nuove tecnologie come Google Apps for Education e Edmodo, gli studenti stessi hanno presentato le loro ricerche attraverso immagini e video. I lavori che hanno ricevuto la menzione speciale sono i seguenti: “Diorama monumenti Omegna” e “La città di Sarajevo” del Liceo Gobetti di Omegna, “I luoghi della memoria in Ossola” del Liceo Scientifico Spezia di Domodossola, la “Bialetti” e “Alla mia bella Pallanza” del Liceo Cavalieri di Verbania, “La strage di Borgoticino” del Liceo Fermi di Arona, “Le pietre parlano: progetto di valorizzazione delle lapidi ella resistenza nel medio novarese” dell’ITC Leonardo da Vinci di Borgomanero, “Eran giovani e forti” “Lo stadio Alcarotti di Novara Stadio del Littorio”, “Giulia e la Costituzione” del Liceo San Lorenzo di Novara, “Mostra sui prigionieri austro ungarici” del Liceo Classico e Linguistico Carlo Alberto di Novara. 

Benedetta Rosina