Lavoro dopo gli studi, timida ripresa

Lavoro dopo gli studi, timida ripresa
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Anche analizzando la condizione occupazione dei neolaureati italiani si registrano timidi segnali di ripresa del mercato del lavoro. Le speranze per un 2015 più roseo non cancellano i pesanti effetti della recessione sui giovani, anche se laureati, che hanno pagato e pagheranno in futuro il prezzo più elevato della crisi. Sono i dati che emergono dal XVII Rapporto del Consorzio Interuniversitario AlmaLaurea sulla Condizione Occupazionale dei laureati italiani, presentato giovedì scorso a Milano Bicocca. L’indagine, che ha coinvolto a livello nazionale quasi 490.000 laureati delle 65 università aderenti al Consorzio, ha preso in esame i laureati di primo e secondo livello del 2013, del 2011 e del 2009, intervistati rispettivamente a uno, tre e cinque anni dalla laurea. Per l’Università del Piemonte Orientale l’indagine ha riguardato complessivamente 2.605 laureati. I laureati del 2013, intervistati a un anno dalla laurea, sono stati 1.194 laureati triennali e 311 laureati magistrali biennali (un tasso di risposta dell’87%). Il tasso di occupazione dei neolaureati triennali è pari al 59%, un valore di gran lunga superiore alla media nazionale (41%). Tra gli occupati triennali dell’Università del Piemonte Orientale il 52% è dedito esclusivamente al lavoro, mentre il 7% coniuga la laurea magistrale con il lavoro. 

Chi continua gli studi con la laurea magistrale è circa il 29% (la media nazionale è del 54%): il 22% è impegnato esclusivamente nella laurea magistrale, mentre, come si è detto, il 7% studia e lavora. Il 15%, non lavorando e non essendo iscritto alla laurea magistrale, si dichiara alla ricerca di lavoro.

Il lavoro stabile – contratti a tempo indeterminato e lavoro autonomo (lavoratori in proprio, imprenditori, ecc.) – coinvolge, a un anno dalla laurea, 44 laureati occupati su cento di primo livello, un valore nettamente superiore alla media nazionale del 33%. Gli occupati che non hanno un lavoro stabile rappresentano il 56% (prevalentemente con contratti a tempo determinato, mentre il 4% è senza contratto). Il guadagno (calcolato su chi lavora solamente) è in media di 1.182 euro mensili netti. A livello nazionale è di 1.008 euro. 

L’analisi deve tenere conto che si tratta di giovani che in larga parte entrano subito dopo il conseguimento della laurea triennale nel mondo del lavoro: il 59% contro il 41% della media nazionale.

A dodici mesi dalla conclusione degli studi, risulta occupato il 65% dei laureati, un valore superiore alla media nazionale del 56%. Il 15% dei laureati continua la formazione (a livello nazionale è il 14%). Chi cerca lavoro è il 20,5% dei laureati magistrali, meno del totale dei laureati che è il 30,5%. A un anno dalla laurea, il lavoro è stabile per 52 laureati occupati su cento, più della media nazionale (34%). La precarietà riguarda il 47% del collettivo (prevalgono i contratti a tempo determinato; mentre i senza contratto sono il 2%). Il guadagno è superiore alla media nazionale: 1.230 euro mensili netti, contro i 1.065 del complesso dei laureati magistrali. I laureati biennali magistrali del 2009, intervistati a cinque anni dal titolo, sono 234, con un tasso di risposta del 80%. L’84% è occupato, valore superiore alla media nazionale, pari all’81%. Il 7% risulta ancora impegnato nella formazione (è il 6,5% a livello nazionale). Chi cerca lavoro è il 9% contro il 12% del complesso dei laureati. La quota di occupati stabili cresce apprezzabilmente tra uno e cinque anni dal titolo, raggiungendo il 73% degli occupati (è il 70% a livello nazionale). Le retribuzioni nominali arrivano, a cinque anni, a 1.455 euro mensili netti (sono 1.356 euro a livello nazionale).

Laura Cavalli

Anche analizzando la condizione occupazione dei neolaureati italiani si registrano timidi segnali di ripresa del mercato del lavoro. Le speranze per un 2015 più roseo non cancellano i pesanti effetti della recessione sui giovani, anche se laureati, che hanno pagato e pagheranno in futuro il prezzo più elevato della crisi. Sono i dati che emergono dal XVII Rapporto del Consorzio Interuniversitario AlmaLaurea sulla Condizione Occupazionale dei laureati italiani, presentato giovedì scorso a Milano Bicocca. L’indagine, che ha coinvolto a livello nazionale quasi 490.000 laureati delle 65 università aderenti al Consorzio, ha preso in esame i laureati di primo e secondo livello del 2013, del 2011 e del 2009, intervistati rispettivamente a uno, tre e cinque anni dalla laurea. Per l’Università del Piemonte Orientale l’indagine ha riguardato complessivamente 2.605 laureati. I laureati del 2013, intervistati a un anno dalla laurea, sono stati 1.194 laureati triennali e 311 laureati magistrali biennali (un tasso di risposta dell’87%). Il tasso di occupazione dei neolaureati triennali è pari al 59%, un valore di gran lunga superiore alla media nazionale (41%). Tra gli occupati triennali dell’Università del Piemonte Orientale il 52% è dedito esclusivamente al lavoro, mentre il 7% coniuga la laurea magistrale con il lavoro. 

Chi continua gli studi con la laurea magistrale è circa il 29% (la media nazionale è del 54%): il 22% è impegnato esclusivamente nella laurea magistrale, mentre, come si è detto, il 7% studia e lavora. Il 15%, non lavorando e non essendo iscritto alla laurea magistrale, si dichiara alla ricerca di lavoro.

Il lavoro stabile – contratti a tempo indeterminato e lavoro autonomo (lavoratori in proprio, imprenditori, ecc.) – coinvolge, a un anno dalla laurea, 44 laureati occupati su cento di primo livello, un valore nettamente superiore alla media nazionale del 33%. Gli occupati che non hanno un lavoro stabile rappresentano il 56% (prevalentemente con contratti a tempo determinato, mentre il 4% è senza contratto). Il guadagno (calcolato su chi lavora solamente) è in media di 1.182 euro mensili netti. A livello nazionale è di 1.008 euro. 

L’analisi deve tenere conto che si tratta di giovani che in larga parte entrano subito dopo il conseguimento della laurea triennale nel mondo del lavoro: il 59% contro il 41% della media nazionale.

A dodici mesi dalla conclusione degli studi, risulta occupato il 65% dei laureati, un valore superiore alla media nazionale del 56%. Il 15% dei laureati continua la formazione (a livello nazionale è il 14%). Chi cerca lavoro è il 20,5% dei laureati magistrali, meno del totale dei laureati che è il 30,5%. A un anno dalla laurea, il lavoro è stabile per 52 laureati occupati su cento, più della media nazionale (34%). La precarietà riguarda il 47% del collettivo (prevalgono i contratti a tempo determinato; mentre i senza contratto sono il 2%). Il guadagno è superiore alla media nazionale: 1.230 euro mensili netti, contro i 1.065 del complesso dei laureati magistrali. I laureati biennali magistrali del 2009, intervistati a cinque anni dal titolo, sono 234, con un tasso di risposta del 80%. L’84% è occupato, valore superiore alla media nazionale, pari all’81%. Il 7% risulta ancora impegnato nella formazione (è il 6,5% a livello nazionale). Chi cerca lavoro è il 9% contro il 12% del complesso dei laureati. La quota di occupati stabili cresce apprezzabilmente tra uno e cinque anni dal titolo, raggiungendo il 73% degli occupati (è il 70% a livello nazionale). Le retribuzioni nominali arrivano, a cinque anni, a 1.455 euro mensili netti (sono 1.356 euro a livello nazionale).

Laura Cavalli

 

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