Ludopatia, un fenomeno in crescita

Ludopatia, un fenomeno in crescita
12 Febbraio 2015 ore 02:36

NOVARA – «C’è chi ha la propria macchinetta preferita e arriva sino anche a chiamarla, salutarla, coccolarla. E’ una malattia che porta, spesso, all’annullamento».

Sono le parole che la dottoressa Caterina Raimondi, operatrice dell’ambulatorio sul gioco d’azzardo dell’Asl Novara, ha usato per descrivere la ‘ludopatia’, al convegno “Vincere al gioco o vincere il gioco? La ludopatia: una nuova dipendenza”. Un incontro ospitato negli scorsi giorni nell’aula consigliare di Palazzo Natta, sede della Provincia, e promosso dalla sezione novarese dell’Associazione Medici Cattolici Italiani (Amci) e dalla parrocchia di S. Michele all’Ospedale Maggiore in occasione della XXIII Giornata Mondiale del Malato.

NOVARA – «C’è chi ha la propria macchinetta preferita e arriva sino anche a chiamarla, salutarla, coccolarla. E’ una malattia che porta, spesso, all’annullamento».

Sono le parole che la dottoressa Caterina Raimondi, operatrice dell’ambulatorio sul gioco d’azzardo dell’Asl Novara, ha usato per descrivere la ‘ludopatia’, al convegno “Vincere al gioco o vincere il gioco? La ludopatia: una nuova dipendenza”. Un incontro ospitato negli scorsi giorni nell’aula consigliare di Palazzo Natta, sede della Provincia, e promosso dalla sezione novarese dell’Associazione Medici Cattolici Italiani (Amci) e dalla parrocchia di S. Michele all’Ospedale Maggiore in occasione della XXIII Giornata Mondiale del Malato.

A  introdurre la giornata, il consigliere provinciale con delega alle Politiche sociali e presidente Amci Novara, Tino Zampogna.

Molti gli interventi che si sono alternati. Da don Pier Davide Guenzi, che ha introdotto le differenti dimensioni del problema, sino all’onorevole Franca Biondelli, che ha fatto il punto su quanto si sta cercando di fare dal Governo per mettere un freno al fenomeno, soprattutto «per le ricadute sociali e sanitarie che riguardano i giocatori, le loro famiglie, i costi sanitari, i pericoli di inquinamenti mafiosi nell’industria del gioco».

La dottoressa Raimondi è scesa direttamente nell’attività svolta dall’ambulatorio. «Lavoriamo molto sull’autocontrollo dei pazienti. Si cercano insieme strategie per farli desistere. Ci sono giocatori che si ritengono molto abili e che credono sempre di vincere. C’è chi torna al bar, pur volendo resistere, perché la sera prima ha visto la macchinetta piena e, quindi, è sicuro la mattina successiva di vincere. Pur se poi così non accade. L’obiettivo primario è il sapersi astenere dalla macchinetta, poi si lavorerà sui motivi che spingono il paziente a giocare».

I numeri sono in crescita. All’ambulatorio dell’Asl si è passati da 16 casi del 2008 ai 108 del 2013. Il fenomeno è in continua crescita, considerando anche il sommerso, ossia giocatori patologici che non chiedono di curarsi. Anche se qualcosa, in questi ultimi tempi, si sta muovendo. «Prima c’era più reticenza a venire al servizio, a chiedere aiuto. Adesso, con le campagne e le iniziative fatte, sta cambiando il trend».

mo.c.

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