Mensa dei poveri della Caritas, l’esperienza di una volontaria

Mensa dei poveri della Caritas, l’esperienza di una volontaria
Altro 23 Agosto 2015 ore 03:10

NOVARA - 2.718 pasti distribuiti, 1.384 a ospiti italiani e 1.334 a stranieri (per una percentuale di 50,9% di utenti italiani e 49,1% di stranieri). Sono questi i dati parziali, riferiti allo scorso 18 agosto, fatti registrare dalla “Locanda d’Agosto”, la mensa per i poveri aperta sino a domenica 30 nei locali della Caritas di via S. Gaudenzio 11.

Una mensa che va a sostituire, nel periodo estivo, le mense dei frati di San Nazzaro, della parrocchia del Sacro Cuore e della Comunità di Sant’Egidio, attive durante i restanti undici mesi. Una struttura che offre ogni giorno la cena a chi si trova in difficoltà e passa in via San Gaudenzio.

La media degli ospiti è più alta di quella delle scorse estati e supera ogni giorno le 150 presenze. Mercoledì sera erano 156 i commensali della “Locanda”. Le persone iscritte, con tanto di tesserino, sono 751 (320 italiani e 431 stranieri). Gli iscritti che frequentano, i dati sono sempre del 18 agosto, sono complessivamente 276 (134 italiani e 142 stranieri). 141 sono nuovi ingressi. Anche in questo caso, le percentuali di italiani e stranieri più o meno si equivalgono. Tra i nuovi utenti 61 sono italiani e 80 stranieri. Un segno, dunque, di come la povertà stia colpendo duramente tutti, indistintamente. Se anni fa l’utenza era soprattutto straniera, adesso la situazione è a metà.

Tra i tavoli della mensa si possono trovare single, come intere famiglie, coppie di giovani, così come di anziani, mamme sole con figli. Tanti sono i nuovi poveri. Se ne accorgono, con mano, ogni giorno i 60 volontari che danno vita al servizio e che si alternano nel servire i tavoli, nel cucinare e nell’organizzare ogni serata, ogni giorno della “Locanda”.

Elena Caniato, 38 anni, è diversi anni ormai che si impegna nella mensa della Caritas. «Ho iniziato la mia esperienza di volontariato alla Locanda – racconta – ormai cinque, sei anni fa. Sono giunta qui in via San Gaudenzio con il passaparola. Me ne aveva parlato un’amica e così ho voluto provare. Sono passata e non ho più smesso, ho continuato sempre in questi anni. Un’esperienza molto forte e significativa e che, negli anni, ha portato anche altro, ad altre esperienze legate al volontariato, alla solidarietà. Con altri volontari della mensa, ad esempio, siamo impegnati durante l’annata nell’animazione al campo Tav. Ma non sono solo queste le attività che mi ha portato a svolgere l’esperienza della mensa. Si costituisce un’importante rete di amicizia che ha portato a creare altri progetti. I giorni alla mensa ti consentono di vivere nel senso più profondono il significato della cultura della gratuità, ti accorgi con più forza di una realtà che hai a fianco tutto l’anno e che magari, preso da altri impegni, non vedi: la realtà degli ‘invisibili’. Si impara e si approfondisce il rispetto e la conoscenza dell’altro. Un’esperienza la Locanda che non ti dà nulla dal punto di vista economico, ma ti dà moltissimo dal punto di vista umano».

Monica Curino

 

Per saperne di più leggi l’articolo sul Corriere di Novara di sabato 22 agosto


NOVARA - 2.718 pasti distribuiti, 1.384 a ospiti italiani e 1.334 a stranieri (per una percentuale di 50,9% di utenti italiani e 49,1% di stranieri). Sono questi i dati parziali, riferiti allo scorso 18 agosto, fatti registrare dalla “Locanda d’Agosto”, la mensa per i poveri aperta sino a domenica 30 nei locali della Caritas di via S. Gaudenzio 11.

Una mensa che va a sostituire, nel periodo estivo, le mense dei frati di San Nazzaro, della parrocchia del Sacro Cuore e della Comunità di Sant’Egidio, attive durante i restanti undici mesi. Una struttura che offre ogni giorno la cena a chi si trova in difficoltà e passa in via San Gaudenzio.

La media degli ospiti è più alta di quella delle scorse estati e supera ogni giorno le 150 presenze. Mercoledì sera erano 156 i commensali della “Locanda”. Le persone iscritte, con tanto di tesserino, sono 751 (320 italiani e 431 stranieri). Gli iscritti che frequentano, i dati sono sempre del 18 agosto, sono complessivamente 276 (134 italiani e 142 stranieri). 141 sono nuovi ingressi. Anche in questo caso, le percentuali di italiani e stranieri più o meno si equivalgono. Tra i nuovi utenti 61 sono italiani e 80 stranieri. Un segno, dunque, di come la povertà stia colpendo duramente tutti, indistintamente. Se anni fa l’utenza era soprattutto straniera, adesso la situazione è a metà.

Tra i tavoli della mensa si possono trovare single, come intere famiglie, coppie di giovani, così come di anziani, mamme sole con figli. Tanti sono i nuovi poveri. Se ne accorgono, con mano, ogni giorno i 60 volontari che danno vita al servizio e che si alternano nel servire i tavoli, nel cucinare e nell’organizzare ogni serata, ogni giorno della “Locanda”.

Elena Caniato, 38 anni, è diversi anni ormai che si impegna nella mensa della Caritas. «Ho iniziato la mia esperienza di volontariato alla Locanda – racconta – ormai cinque, sei anni fa. Sono giunta qui in via San Gaudenzio con il passaparola. Me ne aveva parlato un’amica e così ho voluto provare. Sono passata e non ho più smesso, ho continuato sempre in questi anni. Un’esperienza molto forte e significativa e che, negli anni, ha portato anche altro, ad altre esperienze legate al volontariato, alla solidarietà. Con altri volontari della mensa, ad esempio, siamo impegnati durante l’annata nell’animazione al campo Tav. Ma non sono solo queste le attività che mi ha portato a svolgere l’esperienza della mensa. Si costituisce un’importante rete di amicizia che ha portato a creare altri progetti. I giorni alla mensa ti consentono di vivere nel senso più profondono il significato della cultura della gratuità, ti accorgi con più forza di una realtà che hai a fianco tutto l’anno e che magari, preso da altri impegni, non vedi: la realtà degli ‘invisibili’. Si impara e si approfondisce il rispetto e la conoscenza dell’altro. Un’esperienza la Locanda che non ti dà nulla dal punto di vista economico, ma ti dà moltissimo dal punto di vista umano».

Monica Curino

 

Per saperne di più leggi l’articolo sul Corriere di Novara di sabato 22 agosto