Omelia del vescovo alla messa crismale in Duomo

Omelia del vescovo alla messa crismale in Duomo
Altro 02 Aprile 2015 ore 22:47

NOVARA - «Carissimi sacerdoti e fedeli, ecco l’Anno della misericordia, il Giubileo della grazia!».

È stata centrata sul prossimo anno santo straordinario l’omelia della messa crismale, celebrata dal vescovo Franco Giulio Brambilla, con quasi tutti presbiteri della diocesi di Novara in cattedrale. La celebrazione a chiusura della Quaresima è dedicata alla consacrazione degli olii santi, «che servono a far nascere alla vita cristiana, a far crescere la vita della Chiesa, e dar consolazione al tempo della sofferenza e ai mali della società».

«L’evento - ha detto mons. Brambilla -  è stato proclamato quasi come continuazione del Sinodo della Chiesa universale sulla famiglia e coincide con il percorso del nostro Sinodo che speriamo di portare felicemente a compimento proprio nell’anno giubilare».

Il vescovo ha poi sottolineato a tutti i presbiteri, ai diaconi e ai religiosi come questo tempo di grazia «dovrà essere un anno che contagia, che trascina con sé molti volti, che tocca il cuore dei giovani, che consola le famiglie, scuote del nostro torpore, scioglie i nostri rigidi schemi, libera dal nostro narcisismo, tacita le nostre chiacchere, censura i nostri discorsi fatti sovente di sussurri e insinuazioni».

Il vescovo ha ricordato (senza leggerlo «vi lascio la suspance, lo troverete nel testo dell’omelia sul sito della diocesi») un brano poco ricordato di J. Ratzinger, dall’omelia della Messa pro eligendo pontifice del 18 aprile 2005, un giorno prima di essere eletto papa col nome di Benedetto XVI. Nel testo Ratzinger affronta il rapporto tra misericordia e giustizia o “vendetta di Dio”, entrambi associati al senso dell’anno giubilare nell’Antico Testamento (Libro di Isaia) ma solo il primo nel Nuovo (Vangelo secondo Luca). «La misericordia di Cristo non è una grazia a buon mercato, non suppone la banalizzazione del male. Egli brucia e trasforma il male nella sofferenza, nel fuoco del suo amore sofferente. Il giorno della vendetta e l’anno della misericordia coincidono nel mistero pasquale, nel Cristo morto e risorto».

Aggiungendo, così, a tutti i preti l’invito: «Guardate là fuori c’è un mondo che ci attende, che ha bisogno di consolazione, di prossimità tenera e forte, di trasformare la vita ripiegata su di sé in una vita nuova capace di abbracciare il mondo. Il Giubileo della Misericordia faccia nuove tutte le cose, ci rinnovi fin nel cuore del nostro ministero».

mo.c.


NOVARA - «Carissimi sacerdoti e fedeli, ecco l’Anno della misericordia, il Giubileo della grazia!».

È stata centrata sul prossimo anno santo straordinario l’omelia della messa crismale, celebrata dal vescovo Franco Giulio Brambilla, con quasi tutti presbiteri della diocesi di Novara in cattedrale. La celebrazione a chiusura della Quaresima è dedicata alla consacrazione degli olii santi, «che servono a far nascere alla vita cristiana, a far crescere la vita della Chiesa, e dar consolazione al tempo della sofferenza e ai mali della società».

«L’evento - ha detto mons. Brambilla -  è stato proclamato quasi come continuazione del Sinodo della Chiesa universale sulla famiglia e coincide con il percorso del nostro Sinodo che speriamo di portare felicemente a compimento proprio nell’anno giubilare».

Il vescovo ha poi sottolineato a tutti i presbiteri, ai diaconi e ai religiosi come questo tempo di grazia «dovrà essere un anno che contagia, che trascina con sé molti volti, che tocca il cuore dei giovani, che consola le famiglie, scuote del nostro torpore, scioglie i nostri rigidi schemi, libera dal nostro narcisismo, tacita le nostre chiacchere, censura i nostri discorsi fatti sovente di sussurri e insinuazioni».

Il vescovo ha ricordato (senza leggerlo «vi lascio la suspance, lo troverete nel testo dell’omelia sul sito della diocesi») un brano poco ricordato di J. Ratzinger, dall’omelia della Messa pro eligendo pontifice del 18 aprile 2005, un giorno prima di essere eletto papa col nome di Benedetto XVI. Nel testo Ratzinger affronta il rapporto tra misericordia e giustizia o “vendetta di Dio”, entrambi associati al senso dell’anno giubilare nell’Antico Testamento (Libro di Isaia) ma solo il primo nel Nuovo (Vangelo secondo Luca). «La misericordia di Cristo non è una grazia a buon mercato, non suppone la banalizzazione del male. Egli brucia e trasforma il male nella sofferenza, nel fuoco del suo amore sofferente. Il giorno della vendetta e l’anno della misericordia coincidono nel mistero pasquale, nel Cristo morto e risorto».

Aggiungendo, così, a tutti i preti l’invito: «Guardate là fuori c’è un mondo che ci attende, che ha bisogno di consolazione, di prossimità tenera e forte, di trasformare la vita ripiegata su di sé in una vita nuova capace di abbracciare il mondo. Il Giubileo della Misericordia faccia nuove tutte le cose, ci rinnovi fin nel cuore del nostro ministero».

mo.c.