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Personaggio di Borgomanero, il calzolaio senza orari

Personaggio di Borgomanero, il calzolaio senza orari
Altro Alto Novarese, 03 Maggio 2016 ore 17:08

BORGOMANERO - Sorseggiare un amaro contro il logorio della vita moderna, come suggeriva qualche decennio fa Ernesto Calindri, icona del palcoscenico italiano forse non basta. Occorre probabilmente qualcosa d’altro. Come ad esempio cercare di prendere la vita con filosofia, accettando nel bene e nel male “quello che passa il convento”. Per evitare di essere stressati e di apparire agli occhi degli altri “perennemente incazzati” occorre quindi cambiare stili di vita. Una ricetta non certo facile da applicare nel quotidiano ma che a Borgomanero da qualche tempo viene puntualmente osservata da un calzolaio, Italo Viello che nel centro storico continua a svolgere questo antico mestiere con professionalità e senza utilizzo di macchinari moderni. La sua “bottega” in corso Roma 180 non sempre è aperta e per farsi risuolare le scarpe o cambiare i tacchi talvolta è necessario ripassare una seconda volta. I clienti però lo sanno e si sono adeguati. Un vistoso cartello affisso in vetrina non lascia adito ad interpretazioni: “Apriamo spesso alle 9 o alle 10 – è scritto – qualche volta anche alle 7 ma in alcuni giorni non prima delle 12 o delle 13. Chiudiamo più o meno dalle 17,30 alle 18 talvolta circa alle 16 o alle 17 ma anche alle 23 o alle 24. 

BORGOMANERO - Sorseggiare un amaro contro il logorio della vita moderna, come suggeriva qualche decennio fa Ernesto Calindri, icona del palcoscenico italiano forse non basta. Occorre probabilmente qualcosa d’altro. Come ad esempio cercare di prendere la vita con filosofia, accettando nel bene e nel male “quello che passa il convento”. Per evitare di essere stressati e di apparire agli occhi degli altri “perennemente incazzati” occorre quindi cambiare stili di vita. Una ricetta non certo facile da applicare nel quotidiano ma che a Borgomanero da qualche tempo viene puntualmente osservata da un calzolaio, Italo Viello che nel centro storico continua a svolgere questo antico mestiere con professionalità e senza utilizzo di macchinari moderni. La sua “bottega” in corso Roma 180 non sempre è aperta e per farsi risuolare le scarpe o cambiare i tacchi talvolta è necessario ripassare una seconda volta. I clienti però lo sanno e si sono adeguati. Un vistoso cartello affisso in vetrina non lascia adito ad interpretazioni: “Apriamo spesso alle 9 o alle 10 – è scritto – qualche volta anche alle 7 ma in alcuni giorni non prima delle 12 o delle 13. Chiudiamo più o meno dalle 17,30 alle 18 talvolta circa alle 16 o alle 17 ma anche alle 23 o alle 24. Certe mattine o pomeriggi non ci siamo affatto, ultimamente però siamo stati praticamente aperti tranne quando siamo da qualche altra parte anche se dovremmo comunque essere qui”. Ma a cosa sono dovute le frequenti chiusure della bottega? Anche a questa domanda c’è una risposta logica. Oltre a fare il calzolaio Viello è anche il sacrestano della vicina chiesa di San Gottardo, fa parte della Confraternita della B.V. del Carmelo e da anni è una delle colonne del rione San Gottardo. Tutto chiaramente svolto con estrema calma e tranquillità evitando meticolosamente di lasciarsi coinvolgere in polemiche sterili, assolutamente nocive per la salute. A Natale poi quando il Comune organizza il concorso vetrine è sempre presente non per vincere ma per partecipare. Per iscriversi al concorso è necessario inviare il modulo di adesione tramite posta elettronica. Viello che non possiede un computer due anni fa aveva chiesto ad un’amica di iscriverlo. Ma lei si era dimenticata. Ma non la giuria che lo aveva “ripescato” premiandolo poi “fuori concorso”, un meritorio riconoscimento che in molti avevano definito come un “premio alla carriera”. Nella foto, di Panizza, Italo Viello in posa lo scorso anno di fronte alla sua bottega addobbata in occasione del Concorso Vetrine di Natale 2015.

Carlo Panizza

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