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Secondo welfare e "Casa Comune"

Secondo welfare e "Casa Comune"
Altro 29 Dicembre 2015 ore 18:57

NOVARA - Ripensare il welfare significa giocare sul crinale fra teoria e pratica, fra valori e numeri di bilancio: una sfida certamente complessa. Da questi presupposti, ormai quattro anni fa, è nato “Percorsi di secondo welfare”, progetto promosso dal Centro Einaudi di Torino in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano e il Corriere della Sera, sostenuto da importanti partner istituzionali: Compagnia di San Paolo, Fondazione Cariplo, Fondazione Cariparo, Fondazione CRC, Fondazione Con il sud, Forum Ania Consumatori, Kme, Luxottica, Cisl Lombardia, Cisl Piemonte e Comune di Torino. 
Il secondo rapporto sul secondo welfare in Italia, curato da Franca Maino e Maurizio Ferrera, è stato presentato lo scorso 27 novembre alla Biblioteca Nazionale di Torino. E c’è anche un po’ di Novara. Infatti il progetto "Casa Comune", realizzato da diversi soggetti tra cui il Comune di Novara, l'Asl e le associazioni di volontariato del territorio, ed orientato ad individuare i bisogni della popolazione anziana, mappare i servizi attualmente disponibili a favore della domiciliarità e avviare un percorso di progettazione partecipata con le istituzioni svizzere, è stato riconosciuto come una delle iniziative più innovative e interessanti nel panorama italiano. 

Ne parliamo proprio con Franca Maino, ricercatrice presso il dipartimento di scienze sociali e politiche dell’Università di Milano, che è la direttrice del laboratorio “Percorsi del secondo welfare”. «Il welfare pubblico – spiega - è oggi oggetto di tagli, ridefinizioni in senso restrittivo e misure che ne diminuiscono la capacità. Per liberare risorse da destinare al “primo welfare” (e al contempo dedicare attenzione ad altre emergenze sociali), entrano in gioco nuovi protagonisti che fanno rete: fondazioni bancarie e di comunità, imprese, sindacati, Terzo settore, Comuni, volontariato, che, sedendo tutti attorno ad uno stesso tavolo, elaborano progetti a forte connotazione territoriale. Proprio quello che è successo a Novara». 

Che ruolo hanno gli enti locali nell’ipotesi di “secondo welfare”? «Un ruolo sempre maggiore. Gli enti locali sono competenti in un importante pezzo di welfare, ma hanno sempre meno risorse. Dunque, Comuni, consorzi di Comuni, Province e Regioni possono cercare di favorire la sinergia con enti non pubblici. Tra questi, in prima linea, le fondazioni bancarie e di comunità». Fondazioni e banche stanno già realizzando progetti interessanti «Sì, le fondazioni di origine bancaria hanno per statuto il compito di utilizzare risorse per vari progetti. Tutte hanno un capitolo sociale di sostegno alla persona e al territorio. A partire dal 2008 molte hanno spostato risorse (che prima andavano più che altro alla voce cultura) verso il sociale. Ne sono nati progetti inediti come quello del Fondo di emergenza lavoro promosso dalla Fondazione della comunità del novarese in collaborazione con Fondazione Banca Popolare di Novara, sindacati, prefettura, provincia, Comune, diocesi di Novara. È un esempio perfetto di “secondo welfare” perché vede impegnati tutti i soggetti interessati sia nella fase di erogazione delle risorse che di elaborazione delle idee».
Quando parliamo di Secondo welfare cosa intendiamo con precisione? «Sempre più spesso in Italia nascono e si sviluppano programmi di protezione e investimenti sociali a finanziamento non pubblico che si aggiungono ed intrecciano al welfare pubblico, integrandone le carenze in termini di copertura e tipologia di servizi. Queste esperienze di secondo welfare coinvolgono una vasta gamma di attori economici e sociali - quali imprese, sindacati, enti locali, organizzazioni del terzo settore – capaci di affiancarsi al primo welfare, di natura pubblica e obbligatoria, che negli ultimi anni si è trovato sempre più in difficoltà nel rispondere ai crescenti rischi e bisogni sociali dei cittadini».
Quali sono gli aspetti più interessanti del progetto Casa Comune? «Essenzialmente due: i contenuti ed il metodo. I primi perché, attraverso un progetto di formazione allargato, hanno portato alla creazione di uno sportello (lo Spazio anziani, che ha sede presso la Guardia medica in viale Roma 7 - nella foto - e aperto il martedì e giovedì dalle 9 alle 11, ndr) che possa informare ed orientare famiglie e pazienti alle prese con problemi di non autosufficienza, arrivando ad un contatto sempre più stretto con le assistenti familiari che stanno diventando sempre più elementi di riferimento in questo contesto. Uno sportello – prosegue - gestito in comune da tutti gli attori economici e sociali coinvolti ». E l’altro aspetto? «Il metodo, cioè una coprogettazione. La sfida sociale passa attraverso soluzioni condivise, che si raggiungono dopo che i vari soggetti interessati si sono confrontati ».

Sandro Devecchi

NOVARA - Ripensare il welfare significa giocare sul crinale fra teoria e pratica, fra valori e numeri di bilancio: una sfida certamente complessa. Da questi presupposti, ormai quattro anni fa, è nato “Percorsi di secondo welfare”, progetto promosso dal Centro Einaudi di Torino in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano e il Corriere della Sera, sostenuto da importanti partner istituzionali: Compagnia di San Paolo, Fondazione Cariplo, Fondazione Cariparo, Fondazione CRC, Fondazione Con il sud, Forum Ania Consumatori, Kme, Luxottica, Cisl Lombardia, Cisl Piemonte e Comune di Torino. 
Il secondo rapporto sul secondo welfare in Italia, curato da Franca Maino e Maurizio Ferrera, è stato presentato lo scorso 27 novembre alla Biblioteca Nazionale di Torino. E c’è anche un po’ di Novara. Infatti il progetto "Casa Comune", realizzato da diversi soggetti tra cui il Comune di Novara, l'Asl e le associazioni di volontariato del territorio, ed orientato ad individuare i bisogni della popolazione anziana, mappare i servizi attualmente disponibili a favore della domiciliarità e avviare un percorso di progettazione partecipata con le istituzioni svizzere, è stato riconosciuto come una delle iniziative più innovative e interessanti nel panorama italiano. 

Ne parliamo proprio con Franca Maino, ricercatrice presso il dipartimento di scienze sociali e politiche dell’Università di Milano, che è la direttrice del laboratorio “Percorsi del secondo welfare”. «Il welfare pubblico – spiega - è oggi oggetto di tagli, ridefinizioni in senso restrittivo e misure che ne diminuiscono la capacità. Per liberare risorse da destinare al “primo welfare” (e al contempo dedicare attenzione ad altre emergenze sociali), entrano in gioco nuovi protagonisti che fanno rete: fondazioni bancarie e di comunità, imprese, sindacati, Terzo settore, Comuni, volontariato, che, sedendo tutti attorno ad uno stesso tavolo, elaborano progetti a forte connotazione territoriale. Proprio quello che è successo a Novara». 

Che ruolo hanno gli enti locali nell’ipotesi di “secondo welfare”? «Un ruolo sempre maggiore. Gli enti locali sono competenti in un importante pezzo di welfare, ma hanno sempre meno risorse. Dunque, Comuni, consorzi di Comuni, Province e Regioni possono cercare di favorire la sinergia con enti non pubblici. Tra questi, in prima linea, le fondazioni bancarie e di comunità». Fondazioni e banche stanno già realizzando progetti interessanti «Sì, le fondazioni di origine bancaria hanno per statuto il compito di utilizzare risorse per vari progetti. Tutte hanno un capitolo sociale di sostegno alla persona e al territorio. A partire dal 2008 molte hanno spostato risorse (che prima andavano più che altro alla voce cultura) verso il sociale. Ne sono nati progetti inediti come quello del Fondo di emergenza lavoro promosso dalla Fondazione della comunità del novarese in collaborazione con Fondazione Banca Popolare di Novara, sindacati, prefettura, provincia, Comune, diocesi di Novara. È un esempio perfetto di “secondo welfare” perché vede impegnati tutti i soggetti interessati sia nella fase di erogazione delle risorse che di elaborazione delle idee».
Quando parliamo di Secondo welfare cosa intendiamo con precisione? «Sempre più spesso in Italia nascono e si sviluppano programmi di protezione e investimenti sociali a finanziamento non pubblico che si aggiungono ed intrecciano al welfare pubblico, integrandone le carenze in termini di copertura e tipologia di servizi. Queste esperienze di secondo welfare coinvolgono una vasta gamma di attori economici e sociali - quali imprese, sindacati, enti locali, organizzazioni del terzo settore – capaci di affiancarsi al primo welfare, di natura pubblica e obbligatoria, che negli ultimi anni si è trovato sempre più in difficoltà nel rispondere ai crescenti rischi e bisogni sociali dei cittadini».
Quali sono gli aspetti più interessanti del progetto Casa Comune? «Essenzialmente due: i contenuti ed il metodo. I primi perché, attraverso un progetto di formazione allargato, hanno portato alla creazione di uno sportello (lo Spazio anziani, che ha sede presso la Guardia medica in viale Roma 7 - nella foto - e aperto il martedì e giovedì dalle 9 alle 11, ndr) che possa informare ed orientare famiglie e pazienti alle prese con problemi di non autosufficienza, arrivando ad un contatto sempre più stretto con le assistenti familiari che stanno diventando sempre più elementi di riferimento in questo contesto. Uno sportello – prosegue - gestito in comune da tutti gli attori economici e sociali coinvolti ». E l’altro aspetto? «Il metodo, cioè una coprogettazione. La sfida sociale passa attraverso soluzioni condivise, che si raggiungono dopo che i vari soggetti interessati si sono confrontati ».

Sandro Devecchi