Tante le idee per il “Faraggiana”

Tante le idee per il “Faraggiana”
Altro 30 Giugno 2015 ore 03:45

NOVARA - Qualche idea per il futuro culturale della città, cercando di preservare il cine - teatro “Faraggiana”. La seconda serata promossa dal gruppo  spontaneo “Il Faraggiana è anche mio”, lo scorso giovedì a Casa Bossi, ha affrontato diversi temi, mettendo in luce più di una soluzione. Partendo come primo obiettivo, pericolo poi scongiurato dall’intervento dell’assessore Paola Turchelli, la “salvezza” come destinazione d’uso dell’immobile di corso della Vittoria (di cui abbiamo già riferito). Con il giornalista e docente universitario Renzo Stefano Crivelli nelle vesti di moderatore, ha aperto gli interventi il regista Vanni Vallino, che come portavoce del gruppo ne ha prima ricostruito i passi: «Siamo partiti in po’ in sordina nello scorso febbraio - ha ricordato - Poi abbiamo coretto il tiro e durante questi mesi abbiamo cercato di sostenere delle proposte propositive verso l’Amministrazione». Punto fermo per quanto riguarda la gestione del locale un sostanziale ritorno al passato, cercando «di proporre quelle che sono le nostre idee di cultura per una città che vorremmo».

Crivelli ha offerto prima di tutto una testimonianza personale che lo ha riportato indietro nel tempo, «alla seconda metà degli anni ’80, quando questa città ha conosciuto un momento estremamente intenso dal punto di vista culturare». Novara città strana, con “sussulti” anche in altre epoche, «una città che quando è riuscita a superare certe incongruenze e certe incomprensioni, è riuscita a saltare alla ribalta ». Tornando a poco meno di tre decenni fa, «cito l’allora assessore Antonio Malerba e le sue scelte di come impostare un discorso culturale, che aveva proprio nel teatro come una testa di ponte; e quando si pensò addirittura di coinvolgere Giorgio Strelher. Fu un’occasione non sfruttata. In ogni caso abbiamo intorno a noi una cornice, dove il teatro può essere il contenitore».

La storica Silvana Bartoli, che nel 2011 scrisse un volume dedicato alla famiglia Faraggiana, ha invece voluto riproporre un “segmento” di questa storia, quello riguardante i lasciti. Nel testamento di Raffaello Faraggiana (morto il 8 giugno 1911) si può leggere chiaramente il passaggio “lascio al Municipio di Novara il mio teatro (…) a condizione però che sia conservato quale teatro”. Ma non solo:  «Il “Faraggiana” era nato come teatro “Civico” , della città. E i Faraggiana, aristocratica e ricca famiglia, sostenevano concetti illuministi per migliorare le condizioni di vita del popolo. Il teatro rappresenta uno dei pilastri in grado di fornire una sinergia culturale alla città. Se noi siamo qui stasera a parlare di un progetto culturale della città lo dobbiamo al “lascito Faraggiana”».

Ancora Vanni Vallino: «Oggi si punta più al numero rispetto alla qualità. Chi governa dovrebbe pensare soprattutto alla crescita culturale dei cittadini. Occorre cambiare quella mentalità che porta a considerare i cittadini sempre e solo spettatori passivi. Uno degli obiettivi dovrebbe invece essere un maggior coinvolgimento, partendo dalle scuole con i più giovani sono alle famiglie, con un progetto reale e concreto». Se il regista novarese ha cominciato a collocare qualcosa nel “contenitore”, l’attrice Lucilla Giagnoni si è prima di tutto chiesta «cosa volgiamo fare? Io un sogno ce l’avrei. Prendiamo uno spazio come il “Faraggiana” e utilizziamolo come “Scuola di umanità” per il terzo millennio. Occupandoci di tutto e di tutti, utilizzando il teatro, che fra tutte le arti è quella più integrata. Fare cultura costa meno che comprarla».

Molta capacità e intraprendenza, «per raccogliere quest’aria nuova» soffiata dall’attrice, ha aggiunto Crivelli introducendo Mario Tosi, gestore di sale cinematografiche («L’ultimo esemplare di una specie in estinzione»), che non ha mancato di evidenziare subito come a Novara anche quella «del cinema sia una problematica non risolta. Da tempo si tratta il tema di una multisala come panacea di tutti i mali. Oggi gli orientamenti sono altri. A Novara da anni il “baluardo” cinematografico è rappresento da “Vip”, “Araldo” e “Sacro Cuore”, che per passione vocazione non si sono piegati all’assedio delle multisale, settore che, dati alla mano, sta facendo registrare in alcuni periodi dell’anno risultati fallimentari». Quale proposta alternativa? «Una strada potrebbe essere una “casa del cinema”, tre - quattro sale di dimensioni medio - piccole, in grado creare sinergie con le altre strutture, senza distruggerle, ma colmando quel vuoto che oggi penalizza la nostra città».

Luca Mattioli

NOVARA - Qualche idea per il futuro culturale della città, cercando di preservare il cine - teatro “Faraggiana”. La seconda serata promossa dal gruppo  spontaneo “Il Faraggiana è anche mio”, lo scorso giovedì a Casa Bossi, ha affrontato diversi temi, mettendo in luce più di una soluzione. Partendo come primo obiettivo, pericolo poi scongiurato dall’intervento dell’assessore Paola Turchelli, la “salvezza” come destinazione d’uso dell’immobile di corso della Vittoria (di cui abbiamo già riferito). Con il giornalista e docente universitario Renzo Stefano Crivelli nelle vesti di moderatore, ha aperto gli interventi il regista Vanni Vallino, che come portavoce del gruppo ne ha prima ricostruito i passi: «Siamo partiti in po’ in sordina nello scorso febbraio - ha ricordato - Poi abbiamo coretto il tiro e durante questi mesi abbiamo cercato di sostenere delle proposte propositive verso l’Amministrazione». Punto fermo per quanto riguarda la gestione del locale un sostanziale ritorno al passato, cercando «di proporre quelle che sono le nostre idee di cultura per una città che vorremmo».

Crivelli ha offerto prima di tutto una testimonianza personale che lo ha riportato indietro nel tempo, «alla seconda metà degli anni ’80, quando questa città ha conosciuto un momento estremamente intenso dal punto di vista culturare». Novara città strana, con “sussulti” anche in altre epoche, «una città che quando è riuscita a superare certe incongruenze e certe incomprensioni, è riuscita a saltare alla ribalta ». Tornando a poco meno di tre decenni fa, «cito l’allora assessore Antonio Malerba e le sue scelte di come impostare un discorso culturale, che aveva proprio nel teatro come una testa di ponte; e quando si pensò addirittura di coinvolgere Giorgio Strelher. Fu un’occasione non sfruttata. In ogni caso abbiamo intorno a noi una cornice, dove il teatro può essere il contenitore».

La storica Silvana Bartoli, che nel 2011 scrisse un volume dedicato alla famiglia Faraggiana, ha invece voluto riproporre un “segmento” di questa storia, quello riguardante i lasciti. Nel testamento di Raffaello Faraggiana (morto il 8 giugno 1911) si può leggere chiaramente il passaggio “lascio al Municipio di Novara il mio teatro (…) a condizione però che sia conservato quale teatro”. Ma non solo:  «Il “Faraggiana” era nato come teatro “Civico” , della città. E i Faraggiana, aristocratica e ricca famiglia, sostenevano concetti illuministi per migliorare le condizioni di vita del popolo. Il teatro rappresenta uno dei pilastri in grado di fornire una sinergia culturale alla città. Se noi siamo qui stasera a parlare di un progetto culturale della città lo dobbiamo al “lascito Faraggiana”».

Ancora Vanni Vallino: «Oggi si punta più al numero rispetto alla qualità. Chi governa dovrebbe pensare soprattutto alla crescita culturale dei cittadini. Occorre cambiare quella mentalità che porta a considerare i cittadini sempre e solo spettatori passivi. Uno degli obiettivi dovrebbe invece essere un maggior coinvolgimento, partendo dalle scuole con i più giovani sono alle famiglie, con un progetto reale e concreto». Se il regista novarese ha cominciato a collocare qualcosa nel “contenitore”, l’attrice Lucilla Giagnoni si è prima di tutto chiesta «cosa volgiamo fare? Io un sogno ce l’avrei. Prendiamo uno spazio come il “Faraggiana” e utilizziamolo come “Scuola di umanità” per il terzo millennio. Occupandoci di tutto e di tutti, utilizzando il teatro, che fra tutte le arti è quella più integrata. Fare cultura costa meno che comprarla».

Molta capacità e intraprendenza, «per raccogliere quest’aria nuova» soffiata dall’attrice, ha aggiunto Crivelli introducendo Mario Tosi, gestore di sale cinematografiche («L’ultimo esemplare di una specie in estinzione»), che non ha mancato di evidenziare subito come a Novara anche quella «del cinema sia una problematica non risolta. Da tempo si tratta il tema di una multisala come panacea di tutti i mali. Oggi gli orientamenti sono altri. A Novara da anni il “baluardo” cinematografico è rappresento da “Vip”, “Araldo” e “Sacro Cuore”, che per passione vocazione non si sono piegati all’assedio delle multisale, settore che, dati alla mano, sta facendo registrare in alcuni periodi dell’anno risultati fallimentari». Quale proposta alternativa? «Una strada potrebbe essere una “casa del cinema”, tre - quattro sale di dimensioni medio - piccole, in grado creare sinergie con le altre strutture, senza distruggerle, ma colmando quel vuoto che oggi penalizza la nostra città».

Luca Mattioli