Un architetto che guardava… in alto

Un architetto che guardava… in alto
Altro 13 Aprile 2015 ore 13:57

NOVARA – La passione con cui Diego Boca ha raccontato la storia di Alessandro Antonelli trasmette tutta la genialità, la straordinaria forza innovativa dell’architettura del “padre” della Cupola. Sesta monografia che vede la luce nell’ambito del progetto editoriale “Novaresi nella storia” promosso da “NovareSì Per” (associazione che riunisce i Novaresi dell’Anno) e Territorio e Cultura Onlus (nata nel marzo del 2010 in stretta collaborazione con il Corriere di Novara) con il contributo di Fondazione Cariplo: la galleria dei novaresi si arricchisce con il volume “Alessandro Antonelli. Un protagonista dell’architettura”, scritto dall’architetto novarese Diego Boca e pubblicato da Interlinea: è in vendita con il Corriere di Novara al costo di 5 euro, compreso il giornale. La monografia è stata presentata venerdì pomeriggio all’Archivio di Stato, la migliore cornice per lanciare il nuovo titolo, grazie anche all’impegno della sua direttrice, Marcella Vallascas, che per l’occasione ha esposto alcuni dei disegni realizzati da Antonelli o da altri autori conservati proprio in Archivio. «In questo luogo che è custode della memoria – ha detto Vallascas – diamo voce a un personaggio che ha suscitato grandi entusiasmi ma che è anche stato oggetto di accese critiche con dibattiti infuocati, tutto testimoniato dai documenti. Un’occasione per conoscere ancora meglio un protagonista della nostra storia». Nelle parole del direttore del Corriere di Novara il peso specifico della nuova monografia i cui utili saranno destinati dal giornale a sostenere le iniziative sociali di Territorio e Cultura Onlus: «Un personaggio eccezionale – ha detto Roberto Azzoni – che sapeva vedere lontano, ecco la sua forza. Quando sono entrato per la prima volta in Basilica ho capito che dietro la Cupola c’era la mano di un signore». Un progetto editoriale importante, ha sottolineato il coordinatore Maurizio Leigheb, «un patrimonio di idee e di cultura che vuole trasmettere la nostra storia e contribuire a progettare il futuro. La collana prevede 50 volumi: i primi 12 sono già programmati. Dobbiamo ringraziare Fondazione Cariplo per il fondamentale contributo».

Nelle parole dell’autore, Diego Boca, c’è tutta la passione con cui ha saputo raccontare il geniale architetto, «in quelle 40.000 battute che mi sono state concesse. Avrei potuto scrivere anche di più, ma ho preferito lasciare spazio alle immagini. Antonelli è un personaggio particolare, grazie a quella grinta che ha sempre esplicitato è riuscito ad arrivare dove voleva. Io ho cercato di introdurre nella sua storia anche eventi duri e di gavetta, per rappresentare la sua vita e il suo procedere». Sono importanti anche l’apprendistato, gli anni romani. «Miracoli laterizi, costruzioni meravigliose mattone su mattone: crea un modo di fare che non dimenticherà mai. Che trapelerà durante la sua vita: allora certe sue opere diventano chiarissime. Come Villa Caccia a Romagnano, sembra disegnata dal Palladio. Sempre presente dentro di lui quella qualità romantica e ottocentesca con qualche venatura romana. A Torino vediamo Antonelli prepararsi, combattere, fare esperienze dure, da magutt e uomo di cantiere, una vita che sopporta volentieri, abbandona la bella liscia pietra romana a favore del proletario mattone. E questo segna un cammino importante della sua vita. Ha mille sfaccettature dentro di sé, è capace di tirare fuori idee complesse ma anche piccole cose». Boca ricorda i suoi interventi a Fontaneto e Ghemme, due vere perle, concepite in età diverse. Un pioniere. «Compie alcune scelte tecniche di mattone di natura ingegneristica che gli fanno onore. Per San Gaudenzio presenta come primo progetto una banalissima Cupola di poco prezzo e di poca inventiva, ma incomincia a preparare gli arconi, strutture che devono fungere da fondazione: sono testimonianza di quanto aveva in mente, di una forza tale, di una qualità tecnica, di una attenzione meticolosa e paranoica, per cui è certo che sopra metterà quello che gli viene in mente. E lo farà combattendo. A furia di varianti fa della cupoletta la meraviglia che conosciamo, di disegno unico, come la nostra non ce ne sono. Basta salire per coglierne le mille meraviglie. L’ingegner Arialdo Daverio, che era un grande tifoso di Antonelli, mi spiegava tutte quelle meraviglie, il suo gusto di lavorare il mattone: sei libero di fare la tua invenzione perchè lui segue te». Qualche rimpianto per l’occasione mancata con il Piano Regolatore del 1934, il disegno dell’architetto Prati rimase sulla carta. «Un intervento che avrebbe permesso alla Cupola di fare il giro del mondo».

Eleonora Groppetti

NOVARA – La passione con cui Diego Boca ha raccontato la storia di Alessandro Antonelli trasmette tutta la genialità, la straordinaria forza innovativa dell’architettura del “padre” della Cupola. Sesta monografia che vede la luce nell’ambito del progetto editoriale “Novaresi nella storia” promosso da “NovareSì Per” (associazione che riunisce i Novaresi dell’Anno) e Territorio e Cultura Onlus (nata nel marzo del 2010 in stretta collaborazione con il Corriere di Novara) con il contributo di Fondazione Cariplo: la galleria dei novaresi si arricchisce con il volume “Alessandro Antonelli. Un protagonista dell’architettura”, scritto dall’architetto novarese Diego Boca e pubblicato da Interlinea: è in vendita con il Corriere di Novara al costo di 5 euro, compreso il giornale. La monografia è stata presentata venerdì pomeriggio all’Archivio di Stato, la migliore cornice per lanciare il nuovo titolo, grazie anche all’impegno della sua direttrice, Marcella Vallascas, che per l’occasione ha esposto alcuni dei disegni realizzati da Antonelli o da altri autori conservati proprio in Archivio. «In questo luogo che è custode della memoria – ha detto Vallascas – diamo voce a un personaggio che ha suscitato grandi entusiasmi ma che è anche stato oggetto di accese critiche con dibattiti infuocati, tutto testimoniato dai documenti. Un’occasione per conoscere ancora meglio un protagonista della nostra storia». Nelle parole del direttore del Corriere di Novara il peso specifico della nuova monografia i cui utili saranno destinati dal giornale a sostenere le iniziative sociali di Territorio e Cultura Onlus: «Un personaggio eccezionale – ha detto Roberto Azzoni – che sapeva vedere lontano, ecco la sua forza. Quando sono entrato per la prima volta in Basilica ho capito che dietro la Cupola c’era la mano di un signore». Un progetto editoriale importante, ha sottolineato il coordinatore Maurizio Leigheb, «un patrimonio di idee e di cultura che vuole trasmettere la nostra storia e contribuire a progettare il futuro. La collana prevede 50 volumi: i primi 12 sono già programmati. Dobbiamo ringraziare Fondazione Cariplo per il fondamentale contributo».

Nelle parole dell’autore, Diego Boca, c’è tutta la passione con cui ha saputo raccontare il geniale architetto, «in quelle 40.000 battute che mi sono state concesse. Avrei potuto scrivere anche di più, ma ho preferito lasciare spazio alle immagini. Antonelli è un personaggio particolare, grazie a quella grinta che ha sempre esplicitato è riuscito ad arrivare dove voleva. Io ho cercato di introdurre nella sua storia anche eventi duri e di gavetta, per rappresentare la sua vita e il suo procedere». Sono importanti anche l’apprendistato, gli anni romani. «Miracoli laterizi, costruzioni meravigliose mattone su mattone: crea un modo di fare che non dimenticherà mai. Che trapelerà durante la sua vita: allora certe sue opere diventano chiarissime. Come Villa Caccia a Romagnano, sembra disegnata dal Palladio. Sempre presente dentro di lui quella qualità romantica e ottocentesca con qualche venatura romana. A Torino vediamo Antonelli prepararsi, combattere, fare esperienze dure, da magutt e uomo di cantiere, una vita che sopporta volentieri, abbandona la bella liscia pietra romana a favore del proletario mattone. E questo segna un cammino importante della sua vita. Ha mille sfaccettature dentro di sé, è capace di tirare fuori idee complesse ma anche piccole cose». Boca ricorda i suoi interventi a Fontaneto e Ghemme, due vere perle, concepite in età diverse. Un pioniere. «Compie alcune scelte tecniche di mattone di natura ingegneristica che gli fanno onore. Per San Gaudenzio presenta come primo progetto una banalissima Cupola di poco prezzo e di poca inventiva, ma incomincia a preparare gli arconi, strutture che devono fungere da fondazione: sono testimonianza di quanto aveva in mente, di una forza tale, di una qualità tecnica, di una attenzione meticolosa e paranoica, per cui è certo che sopra metterà quello che gli viene in mente. E lo farà combattendo. A furia di varianti fa della cupoletta la meraviglia che conosciamo, di disegno unico, come la nostra non ce ne sono. Basta salire per coglierne le mille meraviglie. L’ingegner Arialdo Daverio, che era un grande tifoso di Antonelli, mi spiegava tutte quelle meraviglie, il suo gusto di lavorare il mattone: sei libero di fare la tua invenzione perchè lui segue te». Qualche rimpianto per l’occasione mancata con il Piano Regolatore del 1934, il disegno dell’architetto Prati rimase sulla carta. «Un intervento che avrebbe permesso alla Cupola di fare il giro del mondo».

Eleonora Groppetti

 

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