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«Vietato rottamare la famiglia»

«Vietato rottamare la famiglia»
Altro Novara, 01 Febbraio 2016 ore 14:24

Novara c'era. Il Piemonte c'era. L'Italia c'era. Al Circo Massimo di Roma chi chiede più attenzione e sostegno per le famiglie arriva da ogni parte del Paese. Vuole esserci. Anche dalle terre novaresi si parte di buon mattino per la capitale. A rappresentarle gli esponenti dell'Agesc, l'associazione genitori scuole cattoliche. «Non potevamo mancare», dice a nome di tutti Veronica Bosi. Tra le migliaia di persone anche piemontesi. Guidati dal presidente nazionale Agesc, Roberto Gontero, tra l'altro recentemente a Novara: «Una grande giornata di partecipazione popolare - la definisce - in difesa del diritto costituzionale della famiglia, dedicato ai diritti dei bambini a non essere oggetti ma soggetti e a difesa del diritto della donna alla maternità e non allo sfruttamento economico e alla riduzione in schiavitù con la pratica dell'utero in affitto». Dalla "piazza" di Roma il segnale forte di chi, nel Paese, chiede che «la famiglia non sia un istituto ultimo e negletto della società italiana». Il terzo Family Day mette la politica davanti alle proprie responsabilità: «Al momento delle elezioni dovremo ricordare chi si è messo dalla parte della famiglia e dei bambini e chi se ne sarà dimenticato, rendendo possibile la pratica dell’utero in affitto» o della stepchild adoption, ha ricordato Massimo Gandolfini, leader del comitato “Difendiamo i nostri figli”. Al Circo Massimo una grande festa delle famiglie italiane, ma anche una manifestazione di civile dissenso e assunzione di responsabilità, nello spirito della Costituzione repubblicana. E senza contrapposizioni con altre piazze. E alla fine la risposta c’è stata. Due milioni, secondo i promotori. Gandolfini, leader del comitato “Difendiamo i nostri figli”, promotore del terzo Family Day, lo ha messo subito in chiaro, all’inizio dell’incontro, guardando dal palco la fiumana di gente ancora in arrivo: «Vogliamo dare la cifra della bellezza della piazza che non vuole fare la guerra a nessuno. Non è una piazza contro nessun tipo di persona: questa è una piazza di bellezza della famiglia che è contro le ideologie ma non è contro le persone. Riunire la piazza è l’unico modo civile e onesto per noi che siamo gente povera, senza alcuna lobby multinazionale che ci protegge, per mostrare realmente qual è il comune sentire degli italiani». Alle sue spalle l’enorme fondale con scritta gigante, “Family Day – In difesa della famiglia e dei bambini”, e più in basso, uno striscione altrettanto chiaro: “Vietato rottamare la famiglia”. Novara anche questa volta c'era. 

Paolo Usellini

Novara c'era. Il Piemonte c'era. L'Italia c'era. Al Circo Massimo di Roma chi chiede più attenzione e sostegno per le famiglie arriva da ogni parte del Paese. Vuole esserci. Anche dalle terre novaresi si parte di buon mattino per la capitale. A rappresentarle gli esponenti dell'Agesc, l'associazione genitori scuole cattoliche. «Non potevamo mancare», dice a nome di tutti Veronica Bosi. Tra le migliaia di persone anche piemontesi. Guidati dal presidente nazionale Agesc, Roberto Gontero, tra l'altro recentemente a Novara: «Una grande giornata di partecipazione popolare - la definisce - in difesa del diritto costituzionale della famiglia, dedicato ai diritti dei bambini a non essere oggetti ma soggetti e a difesa del diritto della donna alla maternità e non allo sfruttamento economico e alla riduzione in schiavitù con la pratica dell'utero in affitto». Dalla "piazza" di Roma il segnale forte di chi, nel Paese, chiede che «la famiglia non sia un istituto ultimo e negletto della società italiana». Il terzo Family Day mette la politica davanti alle proprie responsabilità: «Al momento delle elezioni dovremo ricordare chi si è messo dalla parte della famiglia e dei bambini e chi se ne sarà dimenticato, rendendo possibile la pratica dell’utero in affitto» o della stepchild adoption, ha ricordato Massimo Gandolfini, leader del comitato “Difendiamo i nostri figli”. Al Circo Massimo una grande festa delle famiglie italiane, ma anche una manifestazione di civile dissenso e assunzione di responsabilità, nello spirito della Costituzione repubblicana. E senza contrapposizioni con altre piazze. E alla fine la risposta c’è stata. Due milioni, secondo i promotori. Gandolfini, leader del comitato “Difendiamo i nostri figli”, promotore del terzo Family Day, lo ha messo subito in chiaro, all’inizio dell’incontro, guardando dal palco la fiumana di gente ancora in arrivo: «Vogliamo dare la cifra della bellezza della piazza che non vuole fare la guerra a nessuno. Non è una piazza contro nessun tipo di persona: questa è una piazza di bellezza della famiglia che è contro le ideologie ma non è contro le persone. Riunire la piazza è l’unico modo civile e onesto per noi che siamo gente povera, senza alcuna lobby multinazionale che ci protegge, per mostrare realmente qual è il comune sentire degli italiani». Alle sue spalle l’enorme fondale con scritta gigante, “Family Day – In difesa della famiglia e dei bambini”, e più in basso, uno striscione altrettanto chiaro: “Vietato rottamare la famiglia”. Novara anche questa volta c'era. 

Paolo Usellini

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