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Proteste

Al Quartiere Nord un comitato per chiedere benessere e dire no alle barriere antirumore

L'accusa a Rfi: "Invece di mettersi a norma riducendo il rumore grazie a materiali più nuovi e moderni... distruggono tutte le proprietà confinanti!"

Al Quartiere Nord un comitato per chiedere benessere e dire no alle barriere antirumore
Attualità Novara, 03 Aprile 2023 ore 12:45

Sta per essere costituito ufficialmente il “Comitato novarese per il benessere del cittadino” su iniziativa dei residenti del quartiere Nord decisi a fare fronte comune contro i forti disagi che da anni è costretto a sopportare chi vive nei pressi della ferrovia. In particolare preoccupa il fatto che Rfi non sembri intenzionata a cedere sull’installazione delle protezioni antirumore in prossimità delle abitazioni di Sant’Antonio e Vignale. Opera osteggiata dai residenti e dal Comune stesso.

Primo obiettivo, ottenere un incontro chiarificatore con il Comune, ma soprattutto con Rfi. Con la quale aprire un’interlocuzione anche su altri problemi, come quello del temuto incremento dei numero dei treni merci sulla linea e l’annosa questione dei passaggi a livello.

Il no alle barriere antirumore altre 7 metri e mezzo

Alcuni giorni fa una riunione convocata a Vignale è servita a ribadire il deciso "no" al progetto di Rfi di collocare le ormai “famose” barriere antirumore alte 7 metri e mezzo. Barriere che, per molti, rappresenterebbero una vero e propria “muraglia” davanti alle finestre.

Una questione su cui lo stesso Comune ha espresso parere negativo, come detto dal sindaco Canelli durante una riunione della conferenza dei servizi nel 2019 e ribadito, più recentemente, dall’assessore Mattiuz in un incontro con il Comitato spontaneo di quartiere. Rassicurazioni che ai residenti, però, non bastano. "Formalmente, noi non abbiamo saputo più nulla - hanno ribadito gli abitanti dell’area interessata, tra Sant’Antonio e Vignale - Però a maggio 2022 sono stati fatti dei carotaggi, ancora senza comunicare niente. Ad oggi non sappiamo cosa sarà fatto davanti alle nostre case, né quando...".

"Che fine farà il nostro quartiere?"

"Nessun residente ha avuto modo di vedere i progetti - ha detto Roberto Esposito, ex presidente del Comitato spontaneo di quartiere Nord, che da sempre si è preso carico del problema - Io ho avuto modo di parlare con i funzionari Rfi (cosa che inspiegabilmente in Comune dicono di non riuscire a fare...) che si sono resi disponibili ad incontrare i cittadini, a patto che l’interlocutore fosse però il Comune. Ho scritto al sindaco, chiedendo di farsi portavoce di questa richiesta, ma ci è stato risposto che adesso un incontro sarebbe prematuro, visto che non sembrano esserci novità... Ma noi dobbiamo insistere: vogliamo capire che fine farà il nostro quartiere. E’ possibile che dobbiamo sapere che stanno facendo i carotaggi solo perché li vediamo all’opera?».

"Per realizzarle mi abbatteranno il garage!"

Quello delle barriere è un problema davvero sentito: «Casa mia è a pochissimi metri dalla ferrovia, per costruire le barriere dovranno buttarmi giù il garage e dalle mie finestre la luce non entrerà più. Saremo prigionieri».

Senza contare la perdita di valore che le abitazioni della zona subiranno. Giorgio Borrè, che è ingegnere, ha una visione chiara dell’intervento: "Si tratta di un’opera basata su un assunto che inverte la logica. Rfi, invece di mettersi a norma riducendo il rumore che produce grazie a materiali rotabili più nuovi e moderni, lo fa costruendo delle barriere che distruggono tutte le proprietà confinanti. E, fra l’altro, lo può fare, perché l’intervento incide nella cosiddetta fascia di rispetto".

"Intervento costosissimo"

Oltre al disagio che le barriere arrecherebbero alla qualità della vita dei residenti, secondo Borrè va considerato anche il discorso economico. "Un intervento del genere è costosissimo. A Rfi, paradossalmente, costerebbe meno pagare la sostituzione degli infissi a tutti i residenti... Senza contare il discorso procedurale e quello del consenso: Non si può pensare di realizzare un intervento del genere all’interno del tessuto urbano con il totale dissenso dei cittadini".

Nella foto di apertura Roberto Esposito e Giorgio Borrè

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