Il locale conta decine di supporters

Bar No Mask di Chivasso, respinto il ricorso: resta chiuso

Il Tribunale del Riesame di Torino conferma l'operato della Procura di Ivrea.

Bar No Mask di Chivasso, respinto il ricorso: resta chiuso
Attualità 06 Giugno 2021 ore 07:58

Torteria di Chivasso, respinto il ricorso: il bar resta chiuso. Come riportano i colleghi di primachivasso.it

Torteria, respinto il ricorso: il bar resta chiuso.

Il tribunale del riesame di Torino ha respinto il ricorso presentato da Rosanna Spatari, assistita dall’avvocato Alessandro Fusillo, contro il sequestro del suo locale di via Orti, a Chivasso. La notizia è una vera doccia fredda per le centinaia di supporter che nelle ultime settimane hanno spalleggiato Spatari.

Vince la Procura

Il provvedimento di fatto conferma il lavoro della Procura della Repubblica di Ivrea, retta dal Procuratore Capo Giuseppe Ferrando, che nel corso dell'udienza di martedì ha ribattuto alle ragioni di Spatari citando una sentenza della Corte Costituzionale e una del Consiglio di Stato, rimarcando poi come il «caso Torteria» non riguardi il diritto al lavoro ma la sanità pubblica.

Il giorno del sequestro

Sono da poco passate le otto di giovedì 6 maggio quando, seguiti dal Maresciallo Riccardo Romanin, alcuni carabinieri della Compagnia di Chivasso guidata dal Capitano Luca Giacolla entrano nel locale, «La Torteria» di via Orti, diventato ormai esempio «nazionale» della protesta contro le norme anti Covid.

Pochi istanti dopo, a dimostrare come lo Stato si sia «stancato» delle continue provocazioni di Rosanna «Rosy» Spatari, in via Orti arrivano i carabinieri del 1º Reggimento «Piemonte», supportati dal Reparto Mobile della Polizia di Stato di Torino, dai Finanzieri di Chivasso e dagli agenti della Polizia Locale del Comandante Marco Del Pero.

Una cinquantina di uomini e donne chiamati ad eseguire il «sequestro preventivo» disposto pochi giorni prima dal GIP del Tribunale di Ivrea Ombretta Vanini su richiesta del Procuratore Capo Giuseppe Ferrando.
Tre pagine in cui la magistratura eporediese ripercorre l’operato di Spatari, indagata per «Inosservanza dei provvedimenti dell'Autorità», rimarcando come non abbia «ottemperato» alle ordinanze di chiusura di cinque giorni disposte da Carabinieri (18 gennaio), Polizia Locale (27 gennaio) e Prefetto di Torino (23 marzo), e ipotizzando che la donna possa essere destinataria di altri provvedimenti d’Autorità sia per le violazioni alla normativa Covid che per violenza, minaccia o resistenza a Pubblico Ufficiale.

Com’era facilmente prevedibile, né Rosy né suo fratello Nicodemo hanno subìto di buon grado il sequestro, continuando a filmare le forze dell’ordine (citando articoli della Costituzione e del Codice Penale).

I punti più bassi della mattinata si sono toccati quando Rosanna, per ben due volte, si è abbassata i pantaloni urinando su un’aiuola davanti alle forze dell’ordine.

Nel frattempo, davanti al bar si è radunata una nutrita schiera di curiosi, tra cui una ventina di supporter della barista (quasi tutti con la mascherina abbassata) che hanno anche cercato di evitare il sequestro dell’auto di Spatari, disposto dai carabinieri del NORM.

Dopo quasi tre ore, con la posa dei sigilli si è chiusa una giornata che rimarrà (purtroppo) negli annali della città.
Anche se, ancora purtroppo, è stata solo l’inizio di una settimana da dimenticare.