L’incontro del 11 febbraio con i vertici dell’AOU Maggiore della Carità ha messo in luce una situazione critica, come denunciato da Fp Cgil Novara e Vco: la carenza di personale sanitario ha raggiunto livelli di emergenza.
La situazione attuale
Secondo un comunicato stampa, attualmente mancano 100 infermieri solo nei reparti. Le recenti assunzioni di 30 unità a tempo determinato sono considerate insufficienti, poiché molti dei nuovi assunti stanno già presentando le dimissioni per accettare contratti a tempo indeterminato in altre strutture. Inoltre, il pensionamento di personale con età media elevata contribuisce a un esodo inarrestabile.
Il paradosso dei servizi
Di fronte a questa crisi strutturale, si assiste a una situazione paradossale: la riapertura di strutture precedentemente chiuse per mancanza di personale, che aggrava ulteriormente i carichi di lavoro. A peggiorare la situazione, un finanziamento regionale di 470.000€ per il recupero delle liste d’attesa e le prestazioni aggiuntive. Sebbene questo importo rappresenti un lieve incremento rispetto all’anno precedente, risulta del tutto simbolico rispetto al fabbisogno reale: nel 2025 erano necessari 2 milioni di euro per coprire i servizi, lasciando un disavanzo di oltre 1,5 milioni rispetto ai fondi disponibili.
È evidente che il recupero delle liste d’attesa, la sostituzione degli operatori assenti e la gestione delle ferie estive ricadranno sul bilancio aziendale, se l’azienda avrà le risorse per sostenerlo, o sugli operatori stessi.
Sfide per i professionisti e i cittadini
Infermieri, tecnici di laboratorio, radiologi, ostetriche e OSS sono al limite della sopportazione, costretti a turni massacranti e a gestire enormi responsabilità. Questi professionisti si trovano a fronteggiare un contratto nazionale che non riconosce il loro valore, un finanziamento regionale inadeguato e l’esasperazione dell’utenza, che deve affrontare liste d’attesa di oltre un anno per visite ed esami non urgenti.
Le richieste degli operatori
Gli operatori chiedono all’Azienda un’attenzione concreta al benessere organizzativo, fondamentale per conciliare vita privata e professionale. Inoltre, si rivolgono alla Regione Piemonte affinché investa nella salute pubblica, stanziando le risorse necessarie per garantire una sanità equa, efficiente e dignitosa per chi lavora e per i cittadini.