Coldiretti e Filiera Italia ribadiscono la loro netta contrarietà alla sottoscrizione dell’accordo Mercosur, sostenendo che è fondamentale garantire la reciprocità. Le stesse regole imposte agli agricoltori europei devono essere applicate anche ai produttori che esportano in Europa. Questo principio deve essere rispettato in ogni accordo riguardante prodotti agricoli e agroalimentari importati, vietando l’ingresso nell’Unione europea di alimenti ottenuti con sostanze e tecniche già bandite nei nostri campi e stalle.
Le posizioni di Coldiretti Novara-Vco
“Non basta l’aumento dei controlli in frontiera proposto dalla Commissione europea,” avvertono Fabio Tofi, Presidente di Coldiretti Novara-Vco, e Luciano Salvadori, Direttore. “Attualmente, solo il 3% delle merci in ingresso è controllato e con un incremento del 33% si arriverebbe a circa il 4%, il che comporta rischi significativi per la salute dei consumatori e per il rispetto delle regole di produzione degli agricoltori europei.” Pertanto, si richiede che Roma venga designata come sede dell’Autorità doganale europea, poiché l’Italia è leader in Europa per la sicurezza alimentare.
In considerazione di queste problematiche, è necessario stabilire controlli al 100% per tutti gli alimenti provenienti dal Mercosur e da aree a rischio, garantendo così la tutela della salute dei cittadini e una regolamentazione reciproca conforme agli standard europei. È imperativo anche compiere progressi significativi in termini di trasparenza, introducendo l’obbligo di etichettatura con chiara indicazione del Paese di origine su tutti i prodotti alimentari, per permettere ai cittadini di fare scelte consapevoli e proteggere il vero Made in Italy. A tal proposito, chiediamo l’abolizione della regola sull’origine basata sull’ultima trasformazione, considerata un inganno inaccettabile dal codice doganale, che consente di etichettare come “italiani” prodotti che non lo sono, alterando la concorrenza e confondendo i consumatori, a discapito delle nostre filiere.
Coldiretti continuerà a mobilitarsi attivamente, organizzando presidi e manifestazioni in porti, frontiere e valichi, come già avvenuto contro gli ingressi al Brennero.