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La proposta di Confagricoltura

Confagricoltura Piemonte: “Intensificare gli abbattimenti di cinghiali senza perdere altro tempo”

“Un aumento incontrollato dei cinghiali”.

Confagricoltura Piemonte: “Intensificare gli abbattimenti di cinghiali senza perdere altro tempo”
Attualità 20 Luglio 2022 ore 11:04

Ieri è stato aperto il consiglio regionale per trovare una soluzione all’emergenza di peste suina africana, l’epidemia che sta decimando la popolazione di suini degli allevamenti.

50 mila cinghiali da abbattere

“Entro quest’anno si dovrebbero abbattere 50.000 cinghiali, ma di questo passo sarà necessario intensificare gli interventi, per evitare che si metta a repentaglio un comparto che in Piemonte dà lavoro a 1.400 aziende che allevano 1,4 milioni di capi suini”. Queste le parole di Enrico Allasia, presidente di Confagricoltura Piemonte, intervenuto sul consiglio regionale sull’emergenza di peste suina africana questa mattina a Palazzo Lascaris.

“Un aumento incontrollato dei cinghiali”

Il presidente di Confagricoltura ha chiesto di conoscere, in modo dettagliato, quanti abbattimenti di cinghiali sono stati effettuati finora, e qual è il piano di eradicazione programmato.
“Abbiamo chiesto questo consiglio – aggiunge Allasia - per rappresentare al mondo politico istituzionale la gravità della situazione; siamo in presenza di un aumento incontrollato
delle popolazioni di ungulati che devono essere ricondotti a un numero accettabile non solo per il rischio del dilagare della malattia, ma anche per gli ingentissimi danni che arrecano alle coltivazioni durante tutto l’anno”.

La proposta di Confagricoltura

I danni causati alle aziende sono stati evidenziati dal presidente Allasia, in risposta al divieto di praticare qualsiasi forma di caccia, prelievo o contenimento Alcune di queste hanno riscontrato inoltre serie difficoltà nel remunerare il personale dipendente, a causa della mancanza di introiti economici, e pertanto Confagricoltura ha proposto alla regione Piemonte di risarcire temporaneamente i danni provocati dalla fauna selvatica all’interno delle aziende agricole, almeno fino al ripristino della situazione ordinaria.

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