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Il caso

Controllo dei cinghiali: ecco la ricetta di ambientalisti e Comitato ambienti rurali piemontesi

Per i due gruppi i cacciatori hanno un evidente conflitto di interessi

Controllo dei cinghiali: ecco la ricetta di ambientalisti e Comitato ambienti rurali piemontesi
Attualità 03 Gennaio 2022 ore 10:09

Controllo dei cinghiali: nasce un documento condiviso dalla rete degli animalisti e ambientalisti con gli agricoltori del Comitato ambienti rurali piemontesi.

Controllo dei cinghiali a rischio

Il Tavolo Animali & Ambiente, costituito dalle associazioni animaliste e ambientaliste Enpa, Lav, Legambiente, Lida, Lipu, Oipa, Pan, Pro Natura e Sos Gaia, comunica che è stato firmato congiuntamente un concordato tra Agricoltori, Ambientalisti e Animalisti che segnerà un giro di boa nell’affrontare il problema della diffusa presenza della specie cinghiale. "Come primo inizio di linee comuni - scrivono dalla Lav - il 28 dicembre 2021 è stato ufficializzato un accordo tra il Coaarp (Comitato Amici degli Ambienti Rurali Piemontesi) e il Tavolo Animali & Ambiente. Un atto unico a livello nazionale, che sancisce un patto tra gli agricoltori e il mondo scientifico dell'ambientalismo. Un accordo tra associazioni ambientaliste e animaliste con gli agricoltori contro l’attività venatoria considerata dannosa e
inutile per risolvere il problema cinghiali nella direzione del benessere degli animali".

Una presa di posizione contro la caccia

"Così come era stato dimostrato nel convegno organizzato dal Tavolo: “Cinghiale è ora di cambiare" - scrivono le associazioni - la parola alla scienza. Strategie diverse per una convivenza pacifica con la fauna selvatica” consultabile sul sito web del Tavolo Animali & Ambiente, le soluzioni cruente basate sull’abbattimento e affidate ai cacciatori non si sono mai dimostrate efficaci, oltre che eticamente inaccettabili. Il manifesto tra agricoltori e ambientalisti è stato discusso e concordato sulla base dei punti in comune che esistono tra le parti. Il "Coaarp" ed il “Tavolo animali & ambiente”, pur nella differenza degli interessi rappresentati e delle diverse metodiche di approccio al problema, convengono sull’analisi della situazione in atto e sugli irrinunciabili principi e obiettivi riassunti in un sottoscritto manifesto comune in cinque punti".

Il documento firmato dai due gruppi

Ecco che cosa dice il manifesto:

1 – La riduzione numerica della specie cinghiale sul territorio a livelli compatibili è obiettivo irrinunciabile a partire dalla corretta applicazione dell’art. 19 della Legge n. 157/1992, che antepone gli interventi ecologici a quelli cruenti, affidando la gestione agli enti pubblici e non ai cacciatori. La gestione del cinghiale deve essere sottratta al mondo venatorio, che non ha alcun interesse a vedere ridotta numericamente la specie e per il quale è fin troppo evidente il conflitto d’interesse. Le attività di controllo competono alle Province e alla Città Metropolitana di Torino attraverso il proprio personale e non ai cacciatori.

2 - L’agricoltore ha diritto di poter raccogliere ciò che semina I ristori, peraltro doverosi che arrivano dalla politica, interessano poco: alle già tante difficoltà create dagli eventi atmosferici, non vi è bisogno si aggiungano le calamità create dal mondo venatorio per soddisfare i propri interessi ludici ed economici.

3 – L’attività venatoria non costituisce alcun valore aggiunto per l’agricoltura. Il cacciatore usufruisce gratuitamente dei terreni privati, coltivati e non, a spese dei proprietari e spesso è anche di ostacolo ad utilizzi turistici e culturali in grado di sviluppare economie locali ecologicamente compatibili. L’agricoltore ha il diritto di poter escludere dai propri fondi coloro che ritiene possano essergli causa di danni. Il superamento della deroga pro caccia dell’art. 842 del Codice Civile, che consente al cacciatore di poter entrare nei fondi privati contro il volere del proprietario, dovrà trovare accoglimento da parte del legislatore.

4 - NO alla realizzazione di una filiera della carne di cinghiale L’ipotesi della realizzazione di una filiera della carne di cinghiale determinerebbe unicamente la permanenza e l’incremento dell’attuale situazione

5 – Il futuro dell’attività agricola sarà nel tempo sempre più improntato a produzioni ecologicamente sostenibili, rispettose degli equilibri ambientali e del benessere degli animali nonché valorizzanti le produzioni e le eccellenze locali con il saggio decremento delle importazioni dai Paesi esteri.