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Crisi idrica: "Anno da incubo per l'agricoltura novarese"

"È necessario che ci sia coordinazione strategica e che vengano meno i confini territoriali.".

Crisi idrica: "Anno da incubo per l'agricoltura novarese"
Attualità Novara, 13 Luglio 2022 ore 12:22

È un anno difficile per l’agricoltura novarese, le aziende vivono nella costante incertezza e quasi nella rassegnazione di aver perso buona parte dei raccolti.

Il racconto di Confagricoltura Novara

"Gli elementi che stanno influendo in questo 2022 da ricordare (o dimenticare) non potevano essere prevedibili, la loro gestione è quotidiana e non si permettono di attuare strategie nel breve termine per limitare i danni. I mercati mondiali hanno dato l’impronta dei prezzi fin da inizio anno a causa della guerra in Ucraina, abbiamo assistito all’aumento spropositato dei prezzi delle materie prime e delle fonti energetiche e alla difficolta nel reperirle. Le aziende hanno quindi acquistato concimi e prodotti per l’agricoltura a peso d’oro, con la speranza che il raccolto potesse poi andare a compensare la spesa. Tuttavia anche l’assenza di neve in alta montagna e di piogge durante tutto il periodo invernale/primaverile hanno portato il territorio piemontese e novarese in particolare a soffrire un lunghissimo periodo di siccità che ancora perdura e che si sta riversando in una triste guerra per l’acqua. Tutti i settori che rappresentiamo soffrono per la siccità e per gli effetti secondari della stessa. Ogni coltura è in sofferenza.

Le aziende zootecniche vivono la mancanza di produzione di insilati e foraggi e la mancanza degli stessi sul mercato, se non a peso d’oro. I prati bruciano, i medicai non riescono ad offrire altri tagli, i secondi raccolti muoiono poiché il seme in campo non trova neanche quell’umidità minima per germinare. Gli erbai sono stati raccolti laddove si è riusciti anzitempo a bagnarli una volta e i foraggi da insilaggio sono massa verde poco amilacea. D’altro canto il prezzo del latte aumenta, con la paura che possa però esserci un black out improvviso della domanda.
Le aziende maidicole soffrono per la mancata crescita della pianta, che va a maturazione, quando non secca prima, in formato ridotto. Si stimano culmi di mais di almeno 50 cm di altezza inferiori alla media. Piante piccole, troppo spesso in stress idrico, che emettono piccole e scarne infiorescenze traducibili in spighe di scarsa qualità energetica/nutrizionale. Eppure tutte le spese sono state affrontate, dalla concimazione ai trattamenti fitosanitari fino al continuo uso di gasolio agricolo per attingere acqua da fonti private o irrigare con mezzi a basso uso di risorsa, ma ad elevata spesa in termini di gasolio. E ancora non conosciamo quale sarà la qualità delle granelle e degli insilati che si riusciranno a portare a termine. Le coltivazioni proteaginose, pensiamo alla soia, resistono ancora alla mancanza d’acqua, ma soccombono all’arrivo della Popillia Japonica, che defoglia e abbatte la crescita della pianta. Anche la Popillia, che nonostante la siccità è riuscita ad essere
più numerosa e aggressiva, continua la sua incessante (perché di fatto è inarrestabile) conquista di nuovi territori, che da zona cuscinetto diventano zona infestata a tutti gli effetti. E anche in questo caso non c’è coltura che resiste. Nell’ultimo anno anche la zona dell’alto novarese, con i suoi nobili vitigni, è stata intaccata. Abbiamo vitigni defogliati per cui il grappolo non riuscirà a raggiungere lo stadio di maturazione.
Abbiamo barbatelle di nuovi impianti mangiate nel giro di una notte o in moria per via della siccità. Stessa sorte tocca alle coltivazioni di piccoli frutti.
L’apicoltura assiste agli effetti di siccità e assenza di pioggia rincorrendo fioriture rapide e della breve durata. I fiori sbocciano troppo presto, ma appassiscono in fretta, perché le temperature troppo alte bruciare le piante. A ciò si aggiunge il fenomeno della sovrapposizione delle fioriture. Le api, dunque, non fanno in tempo a raccogliere tutto il polline prodotto, che viene perso. Questo si tradurrà in una quantità di miele inferiore.

Infine il riso. Ci sono state nel tempo crisi legate alla volatilità del prezzo del cereale, ma non vedere il rinomato mare a quadretti in primavera e poter camminare in risaia come se si camminasse su una strada in terra battuta, fa effetto. Fa effetto vedere campi verdi che cedono alla carenza d’acqua virando verso il viola e poi bruciando.
Il territorio intero è in sofferenza. Le piante arboree stanno chiudendo il ciclo, come se fossimo a fine agosto. I fossi e le rogge portano volumi bassi e lenti. Le fontane fan fatica a sopravvivere perché le falde si sono abbassate.
In tutto questo discutere una sola grande assenza. Dov’è la politica che pur chiede di produrre ad ogni costo, ma nel rispetto sempre, e giustamente, dell’ambiente, dove sono i politici di un territorio e di un’economia che da sempre ammortizza ogni crisi? Non basterà la dichiarazione di uno stato di calamità, che ancora comunque non arriva, a salvare i raccolti. È necessaria una giusta programmazione, investimenti in infrastrutture adatte a fronteggiare un clima che è cambiato. Si chiede che le aziende siano moderne e all’avanguardia, ma gli strumenti per poterlo essere sono vecchi di secoli. È necessario che ci sia coordinazione strategica e che vengano meno i confini territoriali.
Questa estate 2022 la ricorderemo purtroppo per il poco rumore di rane e per il vociare di una guerra
intestina che non lascerà vincitori".

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