Tutela dei beni culturali

Da Fondazione Comunità Novarese 130mila euro per cinque restauri importanti

A beneficiarne saranno le parrocchie di Cavallirio, Bellinzago, Soriso, Castelletto Ticino e Arona

Da Fondazione Comunità Novarese 130mila euro per cinque restauri importanti
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Cinque progetti ritenuti meritevoli da Fondazione Comunità Novarese sul Bando “Tutela e valorizzazione del patrimonio storico-artistico e culturale” per uno stanziamento complessivo di oltre 130.000 euro.

Nella foto in alto un sopralluogo nella chiesa di Soriso

Da Fondazione Comunità Novarese 130mila euro

Fondazione Comunità Novarese accoglie il mese di luglio con l’approvazione di cinque progetti sul Bando “Patrimonio di comunità – Tutela e Valorizzazione del patrimonio” che intende sostenere progetti che prevedano una forte sinergia fra le azioni di tutela e valorizzazione di beni mobili e immobili di rilevate valore storico, artistico e culturale, presenti sul territorio della provincia di Novara e sottoposti a vincolo, ai sensi del D.Lgs. 22/01/2004 n. 42.

Sono oltre 130.000 gli euro stanziati, complessivamente, per i cinque progetti che riguardano beni artistici e culturali diffusi sul territorio della provincia e che hanno superato le selezioni del Bando sostenuto con risorse territoriali di Fondazione Cariplo. Progetti che riguardano cinque comuni della provincia di Novara (Cavallirio, Bellinzago Novarese, Soriso, Castelletto sopra Ticino e Arona) e nascono per proporre il restauro e/o la valorizzazione di edifici sacri.

“Il nostro territorio - spiega il Presidente di Fondazione Comunità Novarese, Prof. Davide Maggi – è dotato di un patrimonio artistico e architettonico di rara bellezza ma, in molti casi, molto fragile a causa dell’incuria umana o degli effetti del tempo. Per questo la Fondazione dedica costantemente la sua attenzione, e una parte delle proprie risorse, per salvaguardare il patrimonio culturale che ha bisogno di essere protetto, recuperato, valorizzato per essere vissuto a pieno dalla nostra comunità. Per questo è un impegno nel quale tutti si devono sentire coinvolti. I cinque progetti che, oggi, abbiamo ritenuto meritevoli di contributo e che presentiamo rispecchiano pienamente il concetto di Patrimonio di Comunità da cui prende il nome il Bando interessato”.

Di seguito i progetti finanziati con relativi soggetti promotori e importi.

"Restauriamo e valorizziamo l'Abside della chiesa di Cavallirio": contributo 18.500 euro

L'esistenza a Cavallirio di una chiesa dedicata a San Gaudenzio è testimoniata già in un atto notarile del 1498, che, però, non fornisce informazioni su anno di fondazione, caratteristiche e condizioni. Grazie a una visita del vescovo Speciano del 1590 è, però, possibile dedurre come l’elevazione al rango di Parrocchia del 1583, determini l'avvio di alcuni interventi strutturali. Il vescovo la dichiara non ancora consacrata, mancante della pavimentazione in più punti, con pareti "umide e nude" ma "capiente per le persone". Si tratta dell'inizio di un percorso di rimaneggiamenti, che procederanno a singhiozzo, per scarsità di risorse, per tutto il Settecento, fino a quando viene riedificato il campanile alto 37 metri (1774), e si concluderanno nella prima metà del XX secolo. Numerose le opere di rilievo presenti nell’edificio, anche se, in più punti, in pessimo stato di conservazione, a causa di infiltrazioni di acqua dalla copertura o umidità di risalita.

 

Risolti i problemi strutturali, è divenuto, finalmente, possibile dedicarsi a una campagna di restauro complessivo dell’apparato decorativo interno. Gli interventi sul presbiterio e sulla cupola del romagnanese Tarquinio Grassi sono stati completati nel 2023. Con questo nuovo progetto, ci si propone di spostare l'attenzione sull'abside.

La comunità di Cavallirio che ha sostenuto il primo lotto di lavori con una raccolta di oltre 21.000 euro vede, nel prosieguo, l'opportunità di favorire il passaggio di testimone, alle nuove generazioni, in merito all'impegno di cura e valorizzazione del proprio patrimonio e delle proprie tradizioni.

Restauro e valorizzazione del coro ligneo e le volte della Confraternita del SS. Sacramento a Bellinzago: contributo 30.000 euro

La cappella del Santissimo Sacramento si trova nel complesso della chiesa parrocchiale di San Clemente, ubicata nella parte retrostante il coro semicircolare, a sinistra dell'altare maggiore.

 

Si tratta di uno spazio rettangolare allungato (di circa 20 metri di lunghezza e quasi 7 di larghezza) occupato, su tre lati, dagli stalli lignei del coro e dalle panche, mentre, sul quarto lato, si trova l'altare. Le pareti sono decorate a finti marmi e scandite da finte lesene dipinte, che si collegano con gli arconi decorati in cui è suddivisa la grande volta a botte del soffitto, caratterizzata da un cielo stellato, il cui centro è occupato da cartigli affrescati con scene della Cristianità e una teoria di Santi.

La cappella è sede della Confraternita del SS Sacramento e del S. Spirito, frutto dell'unione, nel 1588, della Confraternita del S. Spirito e della Confraternita del SS Sacramento. Estinto, dal punto di vista giuridico, nel 2010, l'ente continua a esistere come sodalizio dedito al culto, alle opere di carità e alla tutela del patrimonio affidatole, contando oggi circa 400 iscritti.

Scopo di questo intervento è porre mano a un primo lotto di un disegno di restauro complessivo della cappella, dedicandosi, in particolare, al risanamento del coro ligneo, delle panche e degli armadi e della campata della volta opposta all'ingresso. Si tratta di un intervento di particolare valore per il complesso antonelliano, dal momento che punta a riportare all’attenzione della comunità un ambiente fin qui poco sfruttato, ma che si presta a essere utilizzato come area espositiva e, perciò, a ospitare l'allestimento di mostre e, in generale, azioni di valorizzazione portate avanti dai Confratelli, dal Comitato Parrocchiale o dalle associazioni che ruotano intorno alla Parrocchia.

Il Martirio di San Giacomo Svelato a Soriso: contributo 22.750 euro

Sulla parete in fondo al presbiterio della chiesa parrocchiale di Soriso, sopra al coro, è collocata la tela "Martirio di san Giacomo", opera del 1730 di Tarquinio Grassi, come le due che compongono il trittico di cui fa parte, collocate sulle pareti laterali. La scena propone, nella parte centrale, il santo genuflesso, rappresentato, secondo l'iconografia classica, come uomo maturo e dalla barba lunga, affiancato dal suo carnefice pronto a decapitarlo, per ordine di Erode Agrippa. Sullo sfondo la città di Gerusalemme, sulla sinistra l'apparizione della
Vergine con il Bambino e, disposti a semicerchio intorno alla scena centrale, dignitari, soldati e carnefici.

Questi i dettagli che è possibile trarre da una foto del 2005, quando, per proteggere l'opera dai lavori di restauro dei dipinti della volta soprastante, fu applicata una velina, da allora mai rimossa. Un tentativo effettuato qualche anno fa ha dimostrato la difficoltà di staccare la protezione, ormai incollata al dipinto. L’obiettivo del progetto è intervenire prima che gli effetti dell'applicazione della velina divengano irreversibili e l'opera risulti definitivamente compromessa. In particolare, viene utilizzata (i lavori sono già cominciati) una proceduta innovativa, sviluppata e brevettata da ENEA (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, le energie e lo sviluppo economico sostenibile) di Roma, che prevede l'uso di batteri aerobi immobilizzati in gel prodotti apposta. Questi batteri si occuperanno della rimozione della colla animale utilizzata per applicare la velina. Considerato il carattere innovativo dell'intervento, lo svolgimento dei lavori sarà reso fruibile, attraverso la pratica del "cantiere aperto", non solo alla comunità, ma anche agli operatori del settore e agli studiosi.

Il recupero della navata centrale nella Chiesa di Santa Maria d'Egro a Castelletto: 30.000 euro

Collocata nel cimitero, la chiesa di Santa Maria Vergine Assunta, detta di Egro, sorge su un preesistente luogo di culto, di cui non si conosce l'epoca di fondazione e che, all'inizio del 1600, si trovava già in pessime condizioni. Se ne decide, così, la sostituzione, pur mantenendone l’intitolazione. Nel 1612 si ha la posa della prima pietra di un nuovo edificio a pianta basilicale e suddiviso in tre navate, che viene completato, nella parte muraria, nel 1636.

 

Al fondo delle navate laterali, si trovano due cappelle decorate in stucco e con affreschi seicenteschi, esempio significativo del gusto barocco diffuso nelle terre lombarde. La prima, a destra, è dedicata a San Giuseppe; la seconda, a sinistra, è dedicata a Sant’Antonio da Padova. La navata maggiore, che termina in un’abside poligonale, è separata dalle navate laterali da quattro colonne doriche per lato in granito rosa di Baveno, sulle quali sono impostati archi a tutto sesto che reggono la trabeazione. La volta principale è a botte ed è suddivisa in cinque campate con volte a crociera. L’ornato in stucchi sembrerebbe risalente al Sette/Ottocento. La volta, le pareti laterali e la parete di controfacciata sono testimoni del restauro avviato nel 1929 e affidato al pittore Riccardo Riva di Sesto Calende che vi riproduce una simbologia riferita alle Litanie lauretane, al Cantico dei cantici, ai Salmi, a Isaia, al Vangelo di Matteo.

Gran parte di queste decorazioni vengono realizzate con tecniche “a secco”, che deperiscono più in fretta perciò, una volta recuperate le due cappelle, anche incoraggiata dalla risposta della comunità, che ha sostenuto gli interventi attraverso quasi 160 donazioni e una raccolta di oltre 18.000 euro, la Parrocchia intende proseguire nell’opera di restauro complessivo della chiesa, avviando un terzo lotto di lavori, riguardante proprio la volta e le pareti della navata centrale.

"Illuminiamo Santa Marta" ad Arona: Contributo 30.000 euro

La pietra di fondazione della chiesa Santa Maria di Loreto viene posata nel 1592 sulle rovine di una chiesetta trecentesca, dedicata a santa Caterina e demolita nel 1581. A volere il nuovo  edificio di culto è Margherita Borromeo, madre del cardinal Federigo, cugino di san Carlo Borromeo. Collocata in Piazza del Popolo, la chiesa è testimone dell’opera di architetti provenienti dal Duomo di Milano (Tibaldi, Bassi, Richino) e custodisce capolavori di artisti di rilievo (Prestinari, Gianoli, Tiberino) oltre che un affresco dedicato alla Madonna della Cintura e la copia dal vero della Casa di Loreto.

Dal 2010, grazie all'Associazione Amici del Centro Storico, la chiesa torna al centro della vita della comunità. Complice di questa rinascita è anche il progetto di restauro complessivo che la coinvolge che, avviato nel 2014, si conclude nel 2021. La chiesa torna, così, a essere un punto di riferimento e un polo aggregativo per le realtà culturali (Ufficio Turistico, Associazione Amici della Rocca, Associazione Arona Città Teatro) e le istituzioni scolastiche accogliendo, dal 2021, circa 25.000 visitatori l'anno.

Il progetto presentato a FCN, intende portare a compimento questo processo, dotando l’edificio di un apparato illuminotecnico in grado di soddisfare le esigenze liturgiche e quelle legate alla fruizione del patrimonio custodito o alla realizzazione di eventi culturali, garantendo il miglior compromesso possibile tra esigenze di valorizzazione e il minor impatto in termini di consumi energetici e costi.

Si prevede anche il posizionamento di uno schermo touch, attraverso cui far conoscere, in diverse lingue, la storia dell’immobile e le opere che custodisce, ricordare le fasi di restauro che lo hanno riportato al suo originario splendore e rendere merito alle realtà locali che hanno contribuito al loro successo.

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