Un totale di 1 milione e 33mila euro è stato destinato dalla Diocesi di Novara per attività di carità nell’anno pastorale 2025-2026, grazie ai fondi dell’8×1000.
I progetti finanziati
Sono 36 i progetti sostenuti, con un valore complessivo di 1 milione e 288mila euro, perlopiù coperti dal contributo della Diocesi. Le risorse sono suddivise in due principali categorie: “Progetti Sostegno” e “Opere Segno”.
Nella prima categoria, si trovano 22 progetti che hanno ottenuto un finanziamento complessivo di 349.300 euro, a fronte di un valore totale di 402.833 euro. Questi fondi sono destinati a centri di ascolto parrocchiali e gruppi Caritas impegnati nel supporto a famiglie e individui in difficoltà economica.
Le Opere Segno
Il secondo capitolo include interventi che, attraverso la carità, rappresentano un “Segno” della presenza divina. Riceveranno sostegno associazioni e parrocchie che attuano progetti specifici per affrontare varie emergenze sociali, dall’emergenza abitativa a quella sanitaria, fino alle necessità di assistenza per disabili e anziani. Le “Opere Segno” sono 14, con un finanziamento approvato di 684.680,19 euro su un valore complessivo di 885.617 euro.
Il progetto più significativo è quello che avrà luogo a Novara, presso la parrocchia di San Giuseppe, dove in collaborazione con Angsa Novara-Vercelli sarà realizzato un centro per ragazzi autistici, con un contributo di 279mila euro dall’8×1000.
Il valore della rete di carità
«Questi progetti – afferma il vicario generale della diocesi, mons. Fausto Cossalter – permettono di offrire un contributo significativo, e in alcuni casi fondamentale, al lavoro delle nostre comunità a favore degli ultimi. Desidero ringraziare le centinaia di volontari delle parrocchie e delle associazioni che si dedicano a questa causa, così come tutti coloro che firmando per l’8×1000 rendono possibile tutto ciò».
Anche don Giorgio Borroni, direttore della Caritas diocesana, evidenzia l’importanza di questa rete di solidarietà. «Non ci limitiamo a distribuire beni, ma offriamo tempo, relazione e prossimità. L’aiuto materiale si trasforma in ascolto, e l’assistenza diventa accompagnamento. Rispondere a un’emergenza significa avviare un percorso di dignità, piantando un seme per una nuova cultura che valorizza l’attenzione verso i più vulnerabili, contrastando l’indifferenza e ricostruendo legami».