Fondi per rifugi

Fondi regionali per le case rifugio: Novara e Vercelli al centro dell’attenzione

Oltre 1,4 milioni di euro per rafforzare la rete di protezione contro la violenza di genere in Piemonte

Fondi regionali per le case rifugio: Novara e Vercelli al centro dell’attenzione

La Regione Piemonte ha approvato i criteri per l’assegnazione di finanziamenti volti a potenziare la rete di protezione per le donne vittime di violenza. L’importo totale stanziato ammonta a 1.469.807 euro, destinato alla realizzazione, all’adeguamento e all’acquisto di immobili da adibire a case rifugio.

Nella foto l’assessore regionale novarese Marina Chiarelli

Priorità a Novara e Vercelli

Un aspetto significativo di questa iniziativa è l’assegnazione di un criterio preferenziale per le province di Novara e Vercelli, attualmente le uniche prive di case rifugio. Questa decisione mira a ridurre le disparità territoriali e a garantire un accesso uniforme ai servizi in tutto il Piemonte.

I fondi saranno distribuiti tramite un avviso pubblico e permetteranno di aumentare i posti disponibili, migliorare l’accessibilità delle strutture – anche per le persone con disabilità – e rafforzare la capacità di risposta del sistema territoriale.

«Migliorare l’accoglienza nelle case rifugio significa offrire risposte concrete a quelle donne che trovano il coraggio di uscire da situazioni di violenza – afferma l’assessore regionale alla Cultura, Pari opportunità e Politiche giovanili, Marina Chiarelli –. Questi luoghi rappresentano spazi di protezione, autonomia e rinascita. Con questo provvedimento investiamo su sicurezza, dignità e futuro, con l’obiettivo di creare una rete sempre più capillare e accessibile, in grado di rispondere ai reali bisogni delle donne e dei loro figli. La priorità accordata a Novara e Vercelli deriva dalla necessità di colmare un vuoto e garantire a tutte le donne, in ogni area del Piemonte, pari accesso ai servizi».

I contributi potranno coprire fino all’80% del costo dei progetti, con un massimale di 200 mila euro per intervento e un cofinanziamento minimo del 20% da parte dei proponenti. Possono partecipare enti locali, associazioni ed enti del Terzo settore, anche in forma associata, che dimostrino esperienza nel supporto alle donne vittime di violenza.

«Investire in queste strutture significa affermare con decisione che nessuna donna deve sentirsi sola. La risposta delle istituzioni deve essere concreta, coordinata e all’altezza della sfida» conclude l’assessore Chiarelli.