La questione degli ibis sacri continua a sollevare dibattiti accesi in città. Dopo le recenti polemiche legate all’intervento della Polizia provinciale nell’area dell’Allea e del Parco dei Bambini, il sindaco di Novara Alessandro Canelli è intervenuto nella consueta diretta social del venerdì per affrontare la questione.
Le accuse respinte da Canelli
Nel suo intervento, il sindaco ha respinto con decisione le accuse mosse nei suoi confronti, denunciando un clima di tensione che ha superato i confini del confronto civile.
«Ho ricevuto insulti, minacce, diffamazioni e addirittura allusioni alla corruzione», ha affermato Canelli. «È legittimo chiedere spiegazioni e manifestare il proprio dissenso, ma ciò deve avvenire in un contesto di civiltà».
Richieste dei cittadini
Il sindaco ha ricordato che il Comune ha ricevuto numerose segnalazioni e proteste da parte dei residenti preoccupati per l’aumento della popolazione di ibis nei parchi cittadini.
«Per settimane abbiamo ricevuto decine di email da cittadini che segnalavano deiezioni, cattivi odori e la presenza di uova cadute dai nidi», ha spiegato. «Ora che sono iniziati gli interventi di contenimento, si lamentano coloro che si oppongono a queste operazioni».
Canelli ha evidenziato che la proliferazione degli ibis è un fenomeno in crescita da anni nella Pianura Padana, e Novara rappresenta un habitat ideale per la loro nidificazione grazie alla presenza di alberi come i cedri nei parchi.
Responsabilità della Provincia
Uno degli aspetti sottolineati durante la diretta è la questione delle competenze. Il sindaco ha chiarito: «Il Comune di Novara non ha potere sui piani di contenimento della fauna selvatica. Queste attività sono regolate a livello nazionale e attuate dalla Provincia seguendo le indicazioni dell’Ispra».
Canelli ha aggiunto che lo stesso principio vale per altre specie soggette a controllo faunistico, come cinghiali, cornacchie, piccioni, processionaria e Popillia japonica.
Tuttavia, il sindaco ha sottolineato come il Comune abbia responsabilità in ambito sanitario e nella tutela degli spazi pubblici. «Gli ibis non sono esenti da rischi per la salute e il sindaco deve occuparsi anche di questi aspetti», ha spiegato.
Il ruolo del consigliere provinciale
Anche il consigliere provinciale delegato Giuseppe Maio ha preso la parola durante la diretta per spiegare le motivazioni alla base del piano di contenimento.
Maio ha chiarito che l’ibis sacro è una specie alloctona invasiva che ha trovato nel Novarese condizioni particolarmente favorevoli, grazie alla presenza di risaie e abbondanti fonti di alimentazione.
«Gli alberi dei parchi rappresentano un luogo ideale per la nidificazione, ma spesso si trasformano in una trappola per gli animali», ha aggiunto. «Durante la schiusa delle uova, i pulli più deboli vengono spesso espulsi dai nidi dai fratelli più forti. Inoltre, molti giovani esemplari, una volta usciti dal nido, non riescono a trovare il nutrimento necessario e vanno incontro a un rapido deperimento».
Maio ha anche fatto riferimento al concetto di “opportunismo animale”, evidenziando come gli ibis possano predare uova e piccoli di altre specie, alterando gli equilibri naturali e influenzando la biodiversità locale.
Normative e interventi
Il consigliere provinciale ha specificato che il contenimento dell’ibis sacro è in linea con le direttive europee e i piani approvati secondo le indicazioni dell’Ispra.
La Provincia ha inizialmente adottato misure non cruente, come segnali luminosi e acustici per scoraggiare la nidificazione nei parchi urbani, prima di passare agli interventi previsti dal piano.
«Gli agenti sono stati formati tramite corsi specifici e il monitoraggio è iniziato a febbraio 2025», ha precisato Maio. «La priorità è sempre stata quella di rispettare le normative e garantire la massima attenzione».
Secondo quanto emerso dalla diretta, gli esemplari rinvenuti a terra vengono raccolti e, quando possibile, affidati alle cure delle guardie provinciali, anche se spesso si trovano già in condizioni critiche.
L’importanza di agire
Canelli ha concluso ribadendo che non si intende perseguitare la specie, ma che le istituzioni devono dare seguito alle norme vigenti.
«Capisco che vedere i pulli a terra possa colpire la sensibilità delle persone», ha affermato. «Tuttavia, non possiamo restare inattivi di fronte a un fenomeno che coinvolge la tutela della biodiversità e la salute pubblica. Tutte le attività vengono svolte nel pieno rispetto della legge».
