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L'allarme di Coldiretti No-Vco: "Più 36% sui prezzi del grano negli ultimi 3 mesi"

"E' necessario intervenire per contenere il caro energia e i costi di produzione".

L'allarme di Coldiretti No-Vco: "Più 36% sui prezzi del grano negli ultimi 3 mesi"
Attualità Novara, 28 Maggio 2022 ore 07:00

L'allarme di Coldiretti Novara e Vco sull'aumento decisamente consistente dei prezzi del grano causato dalla guerra in Ucraina, tra i maggiori produttori al mondo.

I costi del grano sono aumentati del 36% negli ultimi 3 mesi

La situazione internazionale si fa sempre più cupa, con il proseguire della guerra seguita all'invasione militare dell'Ucraina da parte della Russia. L'Ucraina è infatti uno dei maggiori produttori di grano al mondo, e ora l'approvvigionamento della materia prima sta diventando sempre più un problema. A parlarne è la sezione di Novara e del Vco della confederazione nazionale che riunisce i coltivatori diretti.

Il bilancio di Coldiretti sull'impatto dell'aumento dei prezzi dall'inizio del conflitto

Salgono del 36% negli ultimi tre mesi i prezzi del grano anche per effetto delle speculazioni e dei saccheggi nei territori occupati in Ucraina che riducono le scorte e aggravano l’allarme fame, con un effetto domino sui Paesi in crisi alimentare. E’ quanto emerge dal bilancio tracciato dalla Coldiretti sull’impatto dell’aumento dei prezzi dall’inizio del conflitto al Chicago Board of Trade, in riferimento alle accuse di furti di grano ucraino da parte della Russia.

In Ucraina quest'anno si stima una diminuzione nei raccolti di grano del 40%

Un duro colpo per l’economia dell’Ucraina dove il raccolto di grano è stimato quest’anno pari a 19,4 milioni di tonnellate, circa il 40% in meno rispetto ai 33 milioni di tonnellate previsti mentre in controtendenza sale la disponibilità in Russia dove la produzione aumenta del 2,6% per raggiungere 84,7 milioni di tonnellate delle quali circa la metà destinate all’esportazioni (39 milioni di tonnellate). L’emergenza mondiale colpisce l’Italia che è un Paese deficitario ed importa addirittura il 64% del proprio fabbisogno di grano per la produzione di pane e biscotti e il 53% del mais di cui ha bisogno per l’alimentazione del bestiame, secondo l’analisi della Coldiretti.

"E' necessario intervenire per contenere il caro energia e i costi di produzione"

L’Italia è costretta ad importare materie prime agricole a causa dei bassi compensi riconosciuti agli agricoltori che hanno dovuto ridurre di quasi 1/3 la produzione nazionale di mais negli ultimi 10 anni durante i quali è scomparso anche un campo di grano su cinque con la perdita di quasi mezzo milione di ettari coltivati - spiegano il Presidente di Coldiretti Novara-Vco Sara Baudo e il Direttore Francesca Toscani - Per questo ora è necessario intervenire per contenere il caro energia ed i costi di produzione con misure immediate per salvare le aziende e  programmare il futuro. Occorre lavorare da subito ad accordi di filiera tra imprese agricole ed industriali, come quello piemontese, Grano Piemonte, lanciato insieme al Consorzio Agrario del Nord Ovest, tramite il quale sono già stati seminati più di 86 ettari nel territorio novarese, e volto a valorizzare proprio l’oro giallo ed ottenere prodotti da forno veramente prepararti con la farina del territorio per rispondere anche alle esigenze dei consumatori che sono sempre più attenti alla provenienza degli ingredienti. Questo al fine anche di avere prezzi equi che non scendano mai sotto i costi di produzione come prevede la nuova legge di contrasto alle pratiche sleali, ma anche investire per aumentare produzione e rese dei terreni con bacini di accumulo delle acque piovane per combattere la siccità, tutelando sempre la biodiversità dei nostri territori.

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