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Il caso

L'associazione agognina Mamre tra gli organizzatori di un corso di cucina in Libano

Non si ferma la rete internazionale di volontariato di cui fa parte l'associazione agognina Mamre.

L'associazione agognina Mamre tra gli organizzatori di un corso di cucina in Libano
Attualità Borgomanero, 10 Giugno 2021 ore 09:45

Tutte le novità dell'associazione agognina Mamre: non si ferma la rete di solidarietà internazionale di cui fa parte.

Mamre sempre al fianco dei migranti e di chi li aiuta

Venerdì 4 e sabato 5 giugno, i volontari di Mamre si recheranno a Bussoleno, in alta val di Susa, da don Luigi Chiampo «che gestisce - spiega il presidente dell’associazione agognina Mario Metti - un centro di accoglienza per i migranti: l'obiettivo è conoscere la situazione e portare generi alimentari e prodotti per l'igiene. Ci sposteremo poi a Vallecrosia, in Liguria, da don Rito Alvarez per un progetto in Colombia, e a Ventimiglia all'associazione 20K a cui consegneremo scarpe, mascherine donate dai salesiani, medicinali, magliette e prodotti per l'igiene per i migranti. Invece tra qualche settimana, il 20 e 21 giugno, andremo a Napoli da padre Alex Zanotelli. Vogliamo finanziare un progetto al rione Sanità; in questa occasione incontreremo anche don Antonio Loffredo, don Aniello Manganiello e don Antonio Vitiello».

In Libano organizzato un corso di cucina nel campo di Sabra e Shatila

Intanto in Libano è iniziato un corso di cucina nel campo di Sabra e Shatila organizzato in collaborazione tra Mamre, Annas Linnas e un'associazione locale.
Mamre ha inoltre aderito all'appello contro le armi nucleari rivolto al governo e al Parlamento italiano. L'iniziativa è partita da Acli, Azione Cattolica, comunità “Papa Giovanni XXIII”, Focolari, Pax Christi, Comunione e Liberazione, Sant’Egidio, Sermig, Gruppo Abele, Libera, Agesci, Fuci, Movimento ecclesiale d'impegno culturale, Argomenti 2000, Rondine-Cittadella della Pace, Movimento Cristiano Lavoratori, Società di San Vincenzo De Paoli, Città dell’uomo, Amici di Raoul Follerau, Associazione Teologica Italiana, Coordinamento delle teologhe italiane, Organismi Cristiani Servizio Internazionale Volontario, Centro internazionale “Hélder Câmara”, Centro Italiano Femminile, Centro Sportivo Italiano, La Rosa Bianca, Adulti scout cattolici italiani, fondazioni “Giorgio La Pira”, “Ernesto Balducci”, “Don Primo Mazzolari” e “Don Lorenzo Milani”, Comitato per una civiltà dell’amore, Movimento cattolico mondiale per il clima, Federazione Stampa Missionaria Italiana, Rete Viandanti, Noi Siamo Chiesa, Beati i Costruttori di Pace, Fraternità francescana frate Jacopa, Comunità cristiane di base, Unione Cattolica Italiana Insegnanti Medi e Associazione delle famiglie italiane.

L'adesione al trattato di proibizione delle armi nucleari

«Il 22 gennaio 2021 - si legge nel documento - il “Trattato di proibizione delle armi nucleari” è diventato giuridicamente vincolante per tutti i Paesi che l’hanno firmato, e rende ora illegale, negli Stati che l’hanno sottoscritto, l’uso, lo sviluppo, i test, la produzione, la fabbricazione, l’acquisizione, il possesso, l’immagazzinamento, l’installazione o il dispiegamento di armi nucleari. Eppure l'Italia non ha né firmato il Trattato in occasione della sua adozione da parte delle Nazioni Unite, né l’ha successivamente ratificato. Nel nostro Paese, nelle basi di Aviano (Pordenone) e Ghedi (Brescia), sono presenti una quarantina di ordigni nucleari, e in quella di Ghedi si stanno ampliando le strutture per poter ospitare i nuovi cacciabombardieri F35, ognuno dal costo di almeno 155 milioni di euro, in grado di trasportare nuovi ordigni atomici sempre più potenti. In più l'Italia s'è impegnata ad acquistare 90 cacciabombardieri F35 per una spesa complessiva di oltre 14 miliardi di euro, cui vanno aggiunti i costi di manutenzione e quelli relativi alla loro operatività. La pace non può essere raggiunta attraverso la minaccia dell’annientamento totale, bensì attraverso il dialogo e la cooperazione internazionale».