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Migliaia di persone attese in città per "La Queerta Dose", evento conclusivo della Pride week

Dopo 3 anni torna in città la sfilata arcobaleno di Novara Pride.

Migliaia di persone attese in città per "La Queerta Dose", evento conclusivo della Pride week
Attualità Novara, 12 Giugno 2022 ore 12:14

Partirà oggi, domenica 12 giugno, da Largo Pastore, la sfilata conclusiva della Pride week, evento conclusivo del Novara Pride, alla sua 3ª edizione. (In apertura un'immagine dell'edizione 2019)

La queerta dose a Novara la sfilata di Novara Pride

L'iniziativa Novara Pride, giunta alla sua 3ª edizione, concluderà oggi, domenica 12 giugno, la Pride week, con una sfilata per la quale sono attese in città migliaia di persone. Il corteo partirà da Largo Pastore (concentrazione prevista per le 15,30 e partenza alle 16), attraverserà poi Corso Cavallotti, largo San Lorenzo, Baluardo La Marmora, Via Perrone, Corso Mazzini, Piazza Gramsci, Angolo delle Ore, Corso Italia, e terminerà poi verso le 18 in Piazza Martiri. Il pride è organizzato da tre realtà LGBTQIA+ novaresi: NovarArcobaleno, CollettivƏ Bruna e Agedo Novara, e sostenuto da altri gruppi cittadini che hanno deciso di collaborare alla realizzazione della manifestazione: Comitato antifascista di Novara, Ensemble Company, Sermais, Collettivo per la parità intersezionale, Collettivo Marielle e Amnesty International, gruppo  di Novara.

Il manifesto del comitato organizzatore

Il comitato di associazioni che ha organizzato la terza edizione del Novara Pride ha pubblicato un manifesto, una riflessione che si aggiunge all'adesione del comitato alle richieste fatte nel documento politico unico portato avanti dal Piemonte e VDA Pride, di cui fa parte.

Novara Pride torna dopo quasi 3 anni colmi di cambiamenti sociopolitici e di difficoltà globali: dalla pandemia, alle guerre, all'inasprirsi della repressione nei confronti delle soggettività marginalizzate. Il 12 giugno, con il claim "La Queerta Dose", inonderemo le strade di Novara per raccontare e raccontarci la necessità di una rivoluzione queer e femminista nell'epoca attuale, a partire dalle province fino ad arrivare alla nazione intera.

La Pandemia e le Soggettività Marginalizzate

La Pandemia da Covid 19 ci ha ovviamente un po' tuttз colpitз: sono aumentate le differenze di classe, abbiamo perso affetti, salute fisica e mentale, oltre che tempo che avremmo potuto trascorrere in maniera sicuramente diversa. Tuttavia, poco si è parlato di quanto l'impossibilità di aggregazione e spazi safe abbia influito su chi subiva violenza di genere ed LGBTQIA+fobica; il motto "restiamo a casa", per chi viveva (e vive) con i propri aggressori, era diventato un'oggettiva presa in giro, venendo a mancare la possibilità di allontanarsi dal pericolo.

Per questo, anche con la situazione che si spera stia migliorando, ci rendiamo conto che dobbiamo chiedere a gran voce:

  • Strutture di accoglienza per persone LGBTQIA+ vittime di violenza per il proprio orientamento sessuale e/o per la propria identità di genere, con personale formato e che sappia aiutare veramente e in maniera efficace (idem per quello che riguarda le donne in situazioni similari).
  • Una rete di supporto, anche istituzionale, che non lasci sole le vittime e che crei percorsi di empowerment e di uscita dalla violenza (come i nodi antidiscriminazione regionali ma più presenti e pronti all'azione, coinvolgendo veramente il territorio).
  • Luoghi di aggregazione autogestiti liberi dal giogo del patriarcato, dove poter costruire le città femministe del futuro; si tratterebbe dell'unico modo utile per cambiare dal basso l'educazione e la cittadinanza, senza l'interferenza di chi capitalizza sulle nostre vite.

Abilismo sistemico: cercare soluzioni fuori e dentro la comunità

La discussione sul DDL Zan, anche se purtroppo non andata a buon fine, ha avuto il grande pregio di risvegliare le coscienze almeno di una parte della comunità LGBTQIA+: il discorso sui corpi e la loro normativizzazione nel dibattito pubblico, lascia totalmente escluse persone con disabilità che magari fanno parte della popolazione rainbow (o comunque chi non ha corpi conformi a uno standard ciseteronormato e machista).

Perché sì, anche chi è disabile ha una sessualità e un'identità di genere e anche questo concetto- che dovrebbe essere di una banalità sconcertante - va già a demolire anni di abilismo che infantilizza e rende asessuate una serie di persone che vive le proprie vite e le proprie sfumature in un silenzio assordante.

La situazione, volendo, va anche peggiorando parlando di neurodivergenza o altre possibili disabilità legate alla psiche: lo stigma, il linguaggio scorretto, la difficoltà di avere accesso al giusto supporto (che si acutizza se la persona è anche LGBTQIA+) regala uno scorcio sconfortante della situazione italiana e non solo.

Per questo (e per tanto altro) chiediamo:

  • Strutture, edifici, scuole, strade ma anche comunicazioni, wche siano accessibili e che tengano conto di tutte le differenze possibili dell'essere umano. Potersi spostare e ricercare la propria autonomia, se desiderata, è davvero il minimo che si dovrebbe garantire.
  • Un'educazione, nelle scuole e non solo, che punti al contrasto dell'abilismo,  che parta dal linguaggio e consenta un pari accesso alle attività proposte. Questo declinabile, ovviamente, anche al mondo del lavoro.
  • L'accesso all'assistenza necessaria, che sia femminista, il più possibile gratuita e che non si basi esclusivamente su stereotipi abilisti e patriarcali; da consultori accessibili, a strutture che combattano la violenza, fino al necessario per garantire l'empowerment totale della persona.

Una legge contro le discriminazioni che non lasci nessunə indietro

Parlando del già citato DDL Zan, pur avendo avuto una risonanza mediatica inaspettata e utile a dare una scossa a un paese che sui diritti civili è spesso dormiente, ha riscontrato diverse problematicità che sono state ripetute anche in questi mesi: da un linguaggio non adeguato nelle definizioni alla poca incidenza sul lato educativo; era comunque un piccolissimo passo in avanti che avremmo volentieri voluto vedere realizzato.

Tra i problemi, ricordiamo la mancata inclusione delle persone Asessuali (inteso come termine ombrello), la bi e pan cancellazione oltre a diverse problematiche per le persone non binarie e per quelle intersessuali.

Aggiungiamo che, apprezzando tantissimo l'aggiunta postuma di abilismo e misoginia, vorremmo in una prossima stesura che:

 

  • Fossero approfonditi gli argomenti riguardanti misoginia ed abilismo, specificando quanto siano sistemici e si intersezionino con le discriminazioni LGBTQIA+fobiche.
  • Si costruisca un testo che non lasci indietro nessunə della comunità, magari partendo dal non inserire definizioni fuorvianti e chiamarlo semplicemente "disegno di legge contro la violenza e le discriminazioni sulla base dell'orientamento sessuale e dell'identità di genere", trovando modo di includere chiaramente anche misoginia ed abilismo.
  • Sia messo chiaro e per iscritto il bisogno di un'educazione femminista intersezionale a partire dalle scuole, con un'attenzione alle differenze.

Le nostre famiglie e i nostri amori

Rifiutiamo di confinare le famiglie, che sono tante, diverse, di sangue e di elezione, in normativizzazioni utili solo al patriarcato ciseteroallonormato. Vogliamo sicurezze per lз figliз natз in coppie omogenitoriali, ma anche quella di vedere le nostre relazioni rispettate e non stigmatizzate, qualora vi sia il consenso di tutte le persone coinvolte.

Non ci interessa scimmiottare uno stereotipo di coppia che ha spesso portato alla marginalizzazione della donna e violenza di genere.
Il matrimonio egualitario, sarà per noi anche occasione per riformarlo e portare alla luce quanto sia un'istituzione che non debba dettare la norma, quanto essere al servizio di chi lo desideri.

Le donne nel movimento (e non solo)

Nella comunità LGBTQIAP+ ci sono tante donne o persone che sono state socializzate come tali per anni.

Non è una novità degli ultimi anni, né una sorpresa, quindi, che spesso abbiano chiesto spazio e luoghi safe in cui parlare e che non sempre sia stato garantito loro questo diritto.

La difficoltà di liberarsi dal patriarcato, anche quando si fa parte di soggettività marginalizzate, non è un tema secondario.

Gli stereotipi e la violenza di genere machista, causano problemi dalla medicina (con professionistз inadattз ai nostri corpi) fino al riconoscimento dei diritti civili ed umani.

 

Proprio per questo, chiediamo per le donne (fuori e dentro il movimento):

  • L'abbattimento dell'eterosessualità obbligatoria, riconoscendo l'esistenza di tutte le varie sfumature del caso (dal lesbismo alla bisessualità, all'asessualità, ecc).
  • Il libero accesso all'aborto e a una medicina che si occupi dei corpi delle persone AFAB in maniera sensata e consapevole, senza pregiudizi e che investa nel miglioramento.
  • Il riconoscimento dell'identità di genere e l’abbandono dell’assunto che esista uno stereotipo di donna più valido di altre.

Diritti per tutte le soggettività e per tutti i corpi.

Come comitato e singole persone, rifiutiamo il binarismo di genere ed una lotta transescludente, poiché crediamo in un femminismo che sia translesbofemminista.

Chiediamo parità di diritti per le persone trans*, non binarie, appartenenti a qualsiasi identità di genere, e per quelle intersessuali; questa parità, sarà possibile in primis con il raggiungimento del diritto all’autodeterminazione e a una piena espressione della propria specifica e personale sfumatura.
Non siamo più dispostз a tollerare discriminazioni ed atti di violenza, verso le soggettività marginalizzate, per seguire una ciseteronorma patriarcale. Nemmeno da pseudo-ally o da una legislazione che non usa per i propri giochi politici le nostre vite.

 

Vorremmo quindi:

  • che i percorsi di affermazione di genere vengano facilitati, le tempistiche ridotte e le spese a carico diminuite.
  • che venga velocizzato l’iter per il cambio al nome di elezione e che questo venga usato nei luoghi pubblici, quali scuola o luogo di lavoro, ancor prima della rettifica sui documenti.
  • che vi sia una piena depatologizzazione delle soggettività T+ e che sia riconosciuta non solo in ambito sociale, ma anche cambiato nei testi di medicina.
  • che vi sia un’educazione sessuale che tenga conto della necessità di ogni corpo e di ogni identità.
  • che le giovani persone T+ trovino supporto fin dall'infanzia e non un mondo che inizi a metterle da parte, condannandole fin da subito ad atti discriminatori.
  • che siano impedite medicalizzazione forzate e mutilazioni nei confronti di chi nasce nello spettro Intersessuale, ma anche per chi voglia autodeterminarsi liberamente nel corso della vita, senza per forza mettere mano al proprio corpo.
  • che non di meno aumenti la presenza di luoghi safe e di accoglienza preparati e pronti ad aiutare le persone transgender, intersessuali e non binarie a fuoriuscire dalla violenza.

Migrazioni LGBTQIA+

Le persone LGBTQIA+ sono ancora in troppi Paesi del mondo discriminate,

perseguitate e uccise, inutile nasconderlo.

Dalla Turchia all’Afghanistan, dalla Russia alla Nigeria, ci si trova davanti a vere e proprie persecuzioni organizzate spesso a livello statale.

Le poche persone che riescono a fuggire, vanno incontro a razzismo, paura di mostrare il proprio orientamento sessuale o la propria identità di genere nei centri di accoglienza, temendo ritorsioni e vere e proprie marginalizzazioni ulteriori.

 

Rivendichiamo, quindi, il rispetto della dignità e dei diritti delle persone LGBTQIA+ ovunque vivano, e chiediamo alle istituzioni locali, nazionali ed europee di impegnarsi per la loro promozione, sia rifiutando rapporti politici ed economici con i governi nemici delle libertà e dei diritti fondamentali, sia impegnandosi nella creazione di corridoi umanitari che permettano di raggiungere luoghi protetti in piena legalità e sicurezza.

 

È altresì importante che le strutture di accoglienza per chi migra, siano formate per trattare con persone LGBTQIA+, con un'attenzione maggiore per quello che concerne lo status di protezione da richiedere a livello legale.

Non vogliamo assolutamente che si ripetano situazioni in cui il rimpatrio nella migliore delle ipotesi porti a stupri correttivi, nella peggiore ad esecuzioni.

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