Lutto

Novara ha dato l'ultimo abbraccio a Paolo Favergiotti

Era un informatore scientifico farmaceutico ma il suo cuore batteva sin da quando era piccolo per lo sport

Novara ha dato l'ultimo abbraccio a Paolo Favergiotti
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Se ne è andato improvvisamente Paolo Favergiotti a causa di un malore. Classe 1963, domani, 4 maggio, avrebbe compiuto 61 anni. Oggi, venerdì 3, l'ultimo saluto nella chiesa parrocchiale di San Martino.

L'ultimo abbraccio a Favergiotti

Una chiesa straripante di persone ha accolto il feretro di Paolo Favergiotti nel pomeriggio di oggi, venerdì 3 maggio. A celebrare la funzione il parroco di San Martino don Stefano Rocchetti.

Molto conosciuto in città, non solo nel quartiere di San Martino, dove era nato e cresciuto e tuttora risiedeva, come racconta Paolo De Luca sul Corriere di Novara era impossibile non volergli bene per il suo carattere gioviale, quel sorriso che ti conquistava e i suoi racconti, a volte un po' strampalati, che non toglievano nulla al rigore e alla dedizione con i quali affrontava la professione lavorativa di informatore scientifico farmaceutico per alcune multinazionali.

Lo sport, la sua grande passione

Fin da bambino, dai tempi dell’oratorio maschile, Paolo aveva sviluppato la passione per lo sport, come atleta nel calcio con la Voluntas Novara e successivamente nel baseball con il Porta Mortara, e poi come tifoso.

Ha seguito il Milan in Italia e all'estero, ricordava spesso l'epica trasferta di Manchester per la finale di Champions League contro la Juventus, e soprattutto il Novara Calcio in ogni stadio della Penisola: da Pagani a Bari, da Palermo a Bolzano, con il compianto amico Bartolomeo, organizzava trasferte con qualsiasi mezzo di trasporto assieme alla sua combriccola.
E non solo. Negli ultimi anni era una presenza fissa nell’alto Canton Ticino alla “Valascia” ogni qual volta scendeva in campo l'Ambri Piotta, squadra di serie A di hockey su ghiaccio svizzero.

Molto forte anche la sua passione per il Palio di Siena: quasi tutti i 2 luglio e 16 agosto si recava nella cittadina toscana a sostenere la Pantera, riuscendo ad entrare a pieno titolo, seppur “straniero”, nella vita della contrada.

Un senso di appartenenza che divideva con il fratello Andrea e aveva trasmesso agli adorati nipotini.

Infine, gli Stati Uniti: ogni estate prendeva un volo per gli Usa, visitando uno stato americano diverso (li aveva quasi completati tutti), approfittando dell'occasione magari per andarsi a vedere dal vivo una partita di Major League.

Paolo era tutto questo e parecchio altro ancora.

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