«L’Ospedale Maggiore della Carità di Novara è un centro di eccellenza per la medicina specialistica e per le prestazioni ad alta complessità. Non possiamo permettere che la carenza di personale comprometta la continuità assistenziale e la qualità dei servizi offerti». Con queste parole, Milena Germano, segretaria provinciale del Nursing Up per Novara, esprime preoccupazione riguardo alla situazione attuale dell’ospedale universitario.
Una situazione critica
Il sindacato degli infermieri e degli operatori socio-sanitari segnala che la struttura sta vivendo un momento delicato, caratterizzato da una crescente perdita di personale e da un aumento della disaffezione tra i lavoratori. Questa situazione, nel medio termine, potrebbe compromettere il funzionamento dei reparti specializzati e la capacità dell’ospedale di mantenere gli alti standard assistenziali che lo contraddistinguono.
«Il personale attualmente in servizio sta cercando di garantire la continuità assistenziale assumendosi turni aggiuntivi e coperture straordinarie per compensare le carenze di organico», spiega Germano. «Ciò comporta un ricorso sempre più frequente a straordinari e accumulo di ore nella banca ore».
Questa pressione si traduce in un carico di lavoro insostenibile nel lungo periodo. «Negli ultimi anni, il personale sanitario ha accumulato circa 450.000 ore di lavoro extra tra straordinari e prestazioni aggiuntive. Questo evidenzia l’impegno e la responsabilità con cui gli infermieri e gli operatori stanno affrontando la situazione», continua la segretaria provinciale. «Ma è chiaro che una situazione simile non può essere sostenuta senza interventi strutturali».
Un altro effetto evidente di questa pressione lavorativa è il crescente spostamento di molti professionisti verso la sanità territoriale, dove le condizioni lavorative offrono un miglior equilibrio tra vita professionale e privata. «Molti operatori scelgono di trasferirsi verso attività ambulatoriali o territoriali, dove gli orari sono meno gravosi. Questo fenomeno rischia di impoverire l’ospedale di preziose competenze, creando un deficit pericoloso per il territorio e i pazienti».
Per il Nursing Up, il problema non può essere addossato esclusivamente alle aziende sanitarie, già sotto forte pressione. «Non è il momento di inasprire le polemiche nei confronti dell’azienda ospedaliera, che sta operando in condizioni di forte stress. È necessario un intervento diretto della Regione Piemonte», sottolinea Germano.
Uno dei punti critici riguarda le risorse economiche per le prestazioni aggiuntive. «Nel 2025 sono stati stanziati oltre due milioni e mezzo di euro per coprire le carenze di organico, ma quest’anno le risorse disponibili scendono a circa 470 mila euro lordi. Questa drastica riduzione rischia di lasciare il personale senza adeguati strumenti di compensazione».
Germano avverte che la disponibilità mostrata finora dal personale sanitario non potrà essere mantenuta a lungo. «Gli infermieri e gli operatori stanno dimostrando un attaccamento straordinario al proprio lavoro, ma non si possono chiedere continui sacrifici senza adeguati riconoscimenti. Questo è un lavoro che, pur nato da una vocazione, resta pur sempre un lavoro e non può essere svolto gratuitamente».
Il Nursing Up richiede quindi un intervento strutturale che coinvolga direttamente la Regione Piemonte e Azienda Zero. «È necessario prevedere nuove assunzioni e risorse per rafforzare gli organici e aprire nuove graduatorie, garantendo stabilità ai reparti più in difficoltà», osserva Germano.
Oltre alla questione delle assunzioni, il sindacato sottolinea l’importanza di rivedere i meccanismi di mobilità del personale sanitario. Claudio Delli Carri, segretario regionale del Nursing Up Piemonte Valle d’Aosta, interviene: «Per gestire in modo efficace il flusso di entrate e uscite tra le aziende sanitarie piemontesi è fondamentale un vero bando di mobilità regionale». Delli Carri fa notare che molti professionisti sono costretti a dimettersi per partecipare a concorsi in altre realtà, creando instabilità e impoverendo gli organici degli ospedali. «La mobilità deve diventare uno strumento ordinario di gestione del personale».
Delli Carri ricorda anche che il sindacato sta lavorando per migliorare le condizioni del personale dell’ospedale novarese. «Il Nursing Up sta trattando con serietà per migliorare le condizioni dei dipendenti del Maggiore. Grazie alla contrattazione concreta, abbiamo garantito l’attribuzione dei differenziali economici a circa 1500 dipendenti e stiamo lavorando a un regolamento sulla mobilità interna per valorizzare le competenze già acquisite».
Il sindacato invita infine a evitare narrazioni che possano alimentare un clima di sfiducia nei confronti dell’ospedale. «Il Maggiore di Novara è un punto di riferimento per la sanità piemontese, con professionisti di altissimo livello», conclude Germano. «È fondamentale non alimentare campagne denigratorie che possano creare tensioni interne e spingere altri operatori a lasciare la struttura. Difendere il Maggiore di Novara significa tutelare una parte essenziale della sanità piemontese».