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Il caso

Siccità nel Novarese, Coldiretti: "Può essere una stagione spaventosa"

Secondo gli esperti dell'associazione la stagione irrigatoria rischia di essere del tutto compromessa

Siccità nel Novarese, Coldiretti: "Può essere una stagione spaventosa"
Attualità Arona, 29 Marzo 2022 ore 07:00

Siccità nel Novarese: preoccupano diversi fattori e in vista della nuova stagione irrigatoria i coltivatori diretti corrono ai ripari.

Coldiretti analizza le cause della siccità

Coldiretti si dice estremamente preoccupata per la situazione collegata alla siccità che ha colpito Novarese e Vco. "La stagione irrigatoria rischia di essere compromessa - scrivono dall'associazione di categoria - a causa dei diversi eventi che si stanno concatenando l’uno con l’altro nel territorio Novarese e del Vco. La mancanza di piogge da oltre 100 giorni, lo scarso accumulo nevoso lungo l’intero arco alpino dei bacini di Po, Dora Baltea, Sesia e Ticino (tra il 20 e il 50% dei valori medi, con valori inferiori ai minimi degli scorsi vent’anni) e il riempimento del Lago Maggiore in deficit del 31% di acqua sono tutti fattori che non possono che spaventare gli agricoltori in vista dei prossimi mesi. L’ultima precipitazione riscontrata è datata 8 dicembre 2021 e quello appena concluso, secondo i dati Arpa, è il terzo inverno più secco degli ultimi 65 anni. Ad oggi il canale Cavour deriva circa il 20% della portata di competenza, le derivazioni dalla Dora Baltea e dal Sesia sono o totalmente chiuse o attive con la sola portata necessaria per la sopravvivenza della fauna ittica mentre il canale Regina Elena, importante arteria del comprensorio, è ancora asciutto in quanto la concessione prevede l’apertura dal 1° aprile. Attualmente le disponibilità idriche, se perdurasse la situazione di estrema siccità in atto, non consentirebbero di programmare sul breve periodo l’inizio dell’irrigazione nel territorio. I livelli di falda particolarmente al di sotto della media presagiscono  riduzioni nella stagione estiva delle risorse idriche superiori al 30% anche nel caso di piogge nei mesi di aprile e maggio".

Una calamità sempre più ricorrente

Per gli esperti di Coldiretti si tratta di un problema con il quale sempre più bisognerà fare i conti, anche in futuro. "“Una conferma come i cambiamenti climatici stiano sempre più influenzando il nostro settore – commentano il Presidente di Coldiretti Novara-Vco Sara Baudo e il Direttore Francesca Toscani - La siccità è diventata la calamità più rilevante per l’agricoltura italiana con danni stimati in media in un miliardo di euro all’anno soprattutto per le quantità e la qualità dei raccolti, secondo l’analisi Coldiretti. Le coltivazioni seminate in autunno, come orzo, frumento e loietto iniziano ora la fase di accrescimento che rischia di essere compromessa dalla siccità, ma a preoccupare è anche lo sviluppo dei prati destinati all’alimentazione degli animali perché se le condizioni di secca dovessero continuare, i nostri agricoltori saranno costretti a intervenire con le irrigazioni di soccorso, dove sarà possibile. Dall’altra parte – proseguono Baudo e Toscani - nei prossimi giorni partiranno le lavorazioni per la semina del mais, ma con i terreni aridi e duri le operazioni potrebbero essere più che problematiche. Per quanto riguarda il riso si sta ipotizzando quanto seminare in asciutta e quanto in acqua anche se bisognerà vedere quanta quantità ci sarà perché, se dovesse perdurare il freddo in alta quota, ci sarà meno scioglimento e quindi meno disponibilità per sommergere. Si tratta di un’annata estremamente complessa”.

Ecco la soluzione proposta dall'associazione di categoria

Per risparmiare l’acqua, aumentare la capacità di irrigazione e incrementare la disponibilità di cibo per le famiglie è stato elaborato e proposto, insieme ad Anbi, un progetto concreto immediatamente cantierabile nel Pnrr: “Si tratta di un intervento strutturale reso necessario dai cambiamenti climatici caratterizzati dall’alternarsi di precipitazioni violente a lunghi periodi di assenza di acqua, lungo tutto il territorio nazionale - dicono da Coldiretti - Il progetto prevede la realizzazione di una rete di piccoli invasi con basso impatto paesaggistico e diffusi sul territorio, privilegiando il completamento e il recupero di strutture già presenti, progettualità già avviata e da avviarsi con procedure autorizzative non complesse, in modo da instradare velocemente il progetto e ottimizzare i risultati finali. L’idea è di “costruire” senza uso di cemento per ridurre l’impatto l’ambientale laghetti in equilibrio con i territori, che conservano l’acqua per distribuirla in modo razionale ai cittadini, all’industria e all’agricoltura, con una ricaduta importante sull’ambiente e sull’occupazione”.

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