6 anni di reclusione per un 47enne pakistano alla sbarra per violenza sessuale e maltrattamenti in famiglia

6 anni di reclusione per un 47enne pakistano alla sbarra per violenza sessuale e maltrattamenti in famiglia
Cronaca 13 Febbraio 2015 ore 15:49

NOVARA – Condanna a sei anni di reclusione e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici, questa mattina, venerdì 13 febbraio, in Tribunale a Novara, per un 47enne pakistano, A.H.M., residente in città. L’uomo era alla sbarra con le accuse di violenza sessuale e di maltrattamenti in famiglia.Per lui il pm Giovanni Caspani aveva chiesto una pena di 8 anni senza la concessione delle attenuanti generiche, poi, invece, concesse dal Tribunale collegiale.
Fissata anche una provvisionale immediatamente esecutiva di 15mila euro per la moglie e di 5mila euro per la figlia più grande. Le motivazioni saranno depositate a 90 giorni.
Per l’accusa l’uomo costringeva i figli, in particolare le due femmine (ha anche due figli, più piccoli), a stare in casa. Non voleva uscissero per andare a scuola, perché, per lui, c’era il rischio che fossero contaminati da altre culture. Proibiva a tutta la famiglia, la moglie e i figli, di parlare con altre persone. Li avrebbe picchiati perché vestivano all’occidentale. Non voleva, sempre stando all’accusa, che imparassero l’italiano, a tal punto che avrebbe vietato loro anche di vedere la tv. Il tutto in una casa dove, a quanto risulta dall’accusa, la moglie pare fosse costretta a subire rapporti sessuali.Nelle scorse udienze, la testimonianza della figlia 18enne (all’epoca dei fatti di soli 14 anni) e della madre. «Non voleva uscissimo di casa – aveva riferito la giovane – e neppure che andassimo a scuola. Non dovevamo parlare con nessuno e neppure vestire all’occidentale». La giovane vive ora con la madre e i due fratelli più piccoli. La sorella più grande si è invece, sposata. La storia venne alla luce il 24 novembre 2011. Lei, la madre e i fratelli erano giunti in Italia qualche anno prima. Il padre era già qui, dove lavorava nel settore della logistica dei grandi supermercati. Si era sistemato e poi aveva proceduto al ricongiungimento familiare, portando a Novara l’intera famiglia. A salvare i figli e la moglie, una dimenticanza dell’uomo, che il 24 novembre di quasi 4 anni fa lasciò a casa il proprio cellulare. La figlia, preso coraggio, aveva composto il numero del 112. Il difensore, l’avvocato Luca Guglielmotto del foro di Torino, aveva chiesto il minimo della pena e la concessione delle attenuanti generiche, chiedendo clemenza per l’assistito, collegando la situazione dell’uomo, in qualche modo, alla sua cultura. Chiesta anche una perizia psichiatrica, rigettata dai giudici.mo.c.
Per saperne di più leggi l’articolo sul Corriere di Novara di sabato 14 febbraio

NOVARA – Condanna a sei anni di reclusione e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici, questa mattina, venerdì 13 febbraio, in Tribunale a Novara, per un 47enne pakistano, A.H.M., residente in città. L’uomo era alla sbarra con le accuse di violenza sessuale e di maltrattamenti in famiglia.Per lui il pm Giovanni Caspani aveva chiesto una pena di 8 anni senza la concessione delle attenuanti generiche, poi, invece, concesse dal Tribunale collegiale.
Fissata anche una provvisionale immediatamente esecutiva di 15mila euro per la moglie e di 5mila euro per la figlia più grande. Le motivazioni saranno depositate a 90 giorni.
Per l’accusa l’uomo costringeva i figli, in particolare le due femmine (ha anche due figli, più piccoli), a stare in casa. Non voleva uscissero per andare a scuola, perché, per lui, c’era il rischio che fossero contaminati da altre culture. Proibiva a tutta la famiglia, la moglie e i figli, di parlare con altre persone. Li avrebbe picchiati perché vestivano all’occidentale. Non voleva, sempre stando all’accusa, che imparassero l’italiano, a tal punto che avrebbe vietato loro anche di vedere la tv. Il tutto in una casa dove, a quanto risulta dall’accusa, la moglie pare fosse costretta a subire rapporti sessuali.Nelle scorse udienze, la testimonianza della figlia 18enne (all’epoca dei fatti di soli 14 anni) e della madre. «Non voleva uscissimo di casa – aveva riferito la giovane – e neppure che andassimo a scuola. Non dovevamo parlare con nessuno e neppure vestire all’occidentale». La giovane vive ora con la madre e i due fratelli più piccoli. La sorella più grande si è invece, sposata. La storia venne alla luce il 24 novembre 2011. Lei, la madre e i fratelli erano giunti in Italia qualche anno prima. Il padre era già qui, dove lavorava nel settore della logistica dei grandi supermercati. Si era sistemato e poi aveva proceduto al ricongiungimento familiare, portando a Novara l’intera famiglia. A salvare i figli e la moglie, una dimenticanza dell’uomo, che il 24 novembre di quasi 4 anni fa lasciò a casa il proprio cellulare. La figlia, preso coraggio, aveva composto il numero del 112. Il difensore, l’avvocato Luca Guglielmotto del foro di Torino, aveva chiesto il minimo della pena e la concessione delle attenuanti generiche, chiedendo clemenza per l’assistito, collegando la situazione dell’uomo, in qualche modo, alla sua cultura. Chiesta anche una perizia psichiatrica, rigettata dai giudici.mo.c.
Per saperne di più leggi l’articolo sul Corriere di Novara di sabato 14 febbraio

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