63enne a processo per truffa ai danni dello Stato

63enne a processo per truffa ai danni dello Stato
Cronaca 17 Aprile 2016 ore 14:44

NOVARA - E’ finita sul banco degli imputati con l’accusa di truffa ai danni dello Stato. Alla sbarra si trova una donna di 63 anni di Trecate, impiegata amministrativa, difesa dall’avvocato Roberto Rognoni. L’ultima udienza del processo si è svolta in Tribunale mercoledì mattina. A portare la donna a processo, un esposto di alcuni dipendenti ed ex dipendenti dell’Uepe, l’Ufficio esecuzione penale esterna del Ministero della Giustizia, dove ci si occupa dei detenuti ammessi al lavoro all’esterno del carcere.

Stando all’accusa, la donna sarebbe uscita dal lavoro in più occasioni in modo non consentito. Tra la fine del 2011 e l’inizio del 2012, in circa quattro mesi, sarebbero state circa 150 le uscite di questa tipologia. «Timbrava in ufficio e poi usciva per andare a fare la spesa al market. Lo faceva per una mezz’ora quasi tutte le mattine», sostengono alcuni colleghi. Timbrava e, dopo un tot oppure intorno a mezzogiorno, usciva per fare le compere a un supermercato nei pressi dell’ufficio. I colleghi avevano cercato di rivolgersi alla dirigente dell’epoca, anche lei finita indagata e poi uscita di scena con un’assoluzione con rito abbreviato, e allo stesso Provveditorato regionale. La donna, che parlerà all’udienza del 7 dicembre alle 16, rigetta le accuse. Il difensore sostiene come ci fosse un’autorizzazione e come queste uscite si registrassero comunque durante la pausa caffè, cui, a quanto risulta, l’imputata, rispetto ad altri, rinunciava.

mo.c.


NOVARA - E’ finita sul banco degli imputati con l’accusa di truffa ai danni dello Stato. Alla sbarra si trova una donna di 63 anni di Trecate, impiegata amministrativa, difesa dall’avvocato Roberto Rognoni. L’ultima udienza del processo si è svolta in Tribunale mercoledì mattina. A portare la donna a processo, un esposto di alcuni dipendenti ed ex dipendenti dell’Uepe, l’Ufficio esecuzione penale esterna del Ministero della Giustizia, dove ci si occupa dei detenuti ammessi al lavoro all’esterno del carcere.

Stando all’accusa, la donna sarebbe uscita dal lavoro in più occasioni in modo non consentito. Tra la fine del 2011 e l’inizio del 2012, in circa quattro mesi, sarebbero state circa 150 le uscite di questa tipologia. «Timbrava in ufficio e poi usciva per andare a fare la spesa al market. Lo faceva per una mezz’ora quasi tutte le mattine», sostengono alcuni colleghi. Timbrava e, dopo un tot oppure intorno a mezzogiorno, usciva per fare le compere a un supermercato nei pressi dell’ufficio. I colleghi avevano cercato di rivolgersi alla dirigente dell’epoca, anche lei finita indagata e poi uscita di scena con un’assoluzione con rito abbreviato, e allo stesso Provveditorato regionale. La donna, che parlerà all’udienza del 7 dicembre alle 16, rigetta le accuse. Il difensore sostiene come ci fosse un’autorizzazione e come queste uscite si registrassero comunque durante la pausa caffè, cui, a quanto risulta, l’imputata, rispetto ad altri, rinunciava.

mo.c.