8 anni di reclusione: è la pena richiesta in un processo per violenza sessuale di gruppo

8 anni di reclusione: è la pena richiesta in un processo per violenza sessuale di gruppo
Cronaca 18 Febbraio 2015 ore 11:52

NOVARA – Una pena di otto anni di reclusione. E’ quanto ha chiesto martedì mattina 17 febbraio, in Tribunale a Novara, il pm Olimpia Bossi, in un processo per violenza sessuale di gruppo, aggravata dall’uso dell’arma, e lesioni.
Sul banco degli imputati, inizialmente, Mihai Buciuta, 35 anni, romeno domiciliato a Oleggio, e Arjan Karaj, 30 anni, albanese al momento irreperibile. Con un terzo soggetto, un amico sinora mai identificato (la vittima aveva riferito in maniera generica di un calabrese), erano stati denunciati da una giovane che nel gennaio 2010 era entrata nella loro casa di Oleggio.
Gli 8 anni sono stati richiesti solo per Buciuta. Karaj, infatti, ha fruito della legge sugli irreperibili che non sono a conoscenza del processo. Verranno effettuate nuove ricerche e la sua posizione è stata, pertanto, stralciata.

NOVARA – Una pena di otto anni di reclusione. E’ quanto ha chiesto martedì mattina 17 febbraio, in Tribunale a Novara, il pm Olimpia Bossi, in un processo per violenza sessuale di gruppo, aggravata dall’uso dell’arma, e lesioni.
Sul banco degli imputati, inizialmente, Mihai Buciuta, 35 anni, romeno domiciliato a Oleggio, e Arjan Karaj, 30 anni, albanese al momento irreperibile. Con un terzo soggetto, un amico sinora mai identificato (la vittima aveva riferito in maniera generica di un calabrese), erano stati denunciati da una giovane che nel gennaio 2010 era entrata nella loro casa di Oleggio.
Gli 8 anni sono stati richiesti solo per Buciuta. Karaj, infatti, ha fruito della legge sugli irreperibili che non sono a conoscenza del processo. Verranno effettuate nuove ricerche e la sua posizione è stata, pertanto, stralciata.
Stando all’accusa, Buciuta e la giovane avevano bevuto qualcosa al bar, quindi la ragazza si era recata a casa del conoscente per vendere degli anelli. Nell’abitazione, però, l’agguato. Dal nulla erano apparsi due uomini, che, alternandosi e armati di machete, sempre stando all’accusa e alla denuncia della donna, l’avevano picchiata, minacciata e violentata. A vederla sanguinante dalla bocca e sconvolta era stato il marito, al rientro a casa.
Il pm: «la giovane va a casa di Buciuta per vendergli un anello, ma qui si trova a che fare con altre persone. Buciuta la colpisce e le fa picchiare la testa contro il muro». Il legale di parte civile, l’avvocato Paola Goffredi: «l’hanno bloccata, immobilizzata, ridotta in tal maniera da non poter fuggire, né, tantomeno, di telefonare. E’ stata riempita di botte, ci sono i referti». Il difensore dell’uomo, l’avvocato Davide Vitali, ha chiesto l’assoluzione: «c’è incertezza assoluta di almeno due su tre degli autori di questo episodio. I referti parlano di un codice verde per la donna. Mi chiedo poi come possa accettare un passaggio in auto da parte di quello che sarebbe stato l’aggressore per tornare a casa».
L’udienza è stata aggiornata al 10 marzo per repliche e, probabilmente, la sentenza.

mo.c.