Processo

Accoltella un 26enne a Pombia: condannato a 7 anni

A giudizio in abbreviato e con l’accusa di tentato omicidio

Accoltella un 26enne a Pombia: condannato a 7 anni
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Per l’accoltellamento della scorsa estate avvenuto nei pressi della stazione ferroviaria di Oleggio, vittima un 26enne di Pombia, dopo che il gip a dicembre 2023 aveva respinto la richiesta di patteggiamento a 4 anni – troppo poco quanto la procura novarese aveva concordato col legale difensore – è arrivata la sentenza. La scorsa settimana il giudice Niccolò Bencini ha condannato l’imputato, attualmente detenuto, a 7 anni di reclusione, contro i 4 anni e 8 mesi richiesti a conclusione della sua requisitoria dal pubblico ministero, Giovanni Castellani.

I fatti

A giudizio in abbreviato e con l’accusa di tentato omicidio, c’era un ventitreenne magrebino, senza fissa dimora e con precedenti, che nel tardo pomeriggio di sabato 29 luglio del 2023, a quanto pare al termine di una accesa discussione scoppiata per futili motivi, forse “vecchi” rancori, aveva accoltellato con un’arma da taglio il conoscente pombiese alla gola e al petto. Erano circa le 18. Questa la ricostruzione dell’episodio di via Don Minzoni, in centro paese e a due passi da teatro comunale e stazione, da parte degli inquirenti.

La vittima, così è emerso, era stata soccorsa dalle due ragazze con le quali era a passeggio e dal personale di un bar vicino e trasportata in ambulanza dal 118 all’ospedale Maggiore di Novara, dove sanitari e medici gli avevano prestato le cure del caso. Fortunatamente, benché piuttosto grave, non era risultato in pericolo di vita. Si era ripreso ed era stato successivamente dimesso. L’aggressore si era subito dileguato dalla stazione oleggese. Ad indagare erano stati i carabinieri che, grazie alle testimonianze dei tanti presenti, nel giro di ventiquattro ore erano risaliti all’identità del marocchino.

I due uomini pare si conoscessero da tempo: l’aggressore avrebbe vissuto per un certo periodo a Pombia. Le manette si erano strette attorno ai suoi polsi mentre si trovava, il giorno successivo all’episodio di sangue, all’interno di un cascinale abbandonato del rione Sant’Agabio di Novara dove aveva trovato rifugio. I militari avevano anche recuperato l’arma da taglio, simile a forbici da giardiniere, utilizzata per quel fendente a gola e petto. Per la difesa, il magrebino, che ha sempre respinto l’addebito di voler uccidere, si sarebbe soltanto difeso da un’aggressione e perciò aveva chiesto la derubricazione del reato. Ora, dopo il deposito delle motivazioni della condanna di primo grado, è possibile che la sentenza sarà impugnata, demandando il tutto alla Corte di Appello di Torino. Va detto che la vittima non si è costituita parte civile e che la scorsa settimana ha presenziato all’udienza svoltasi a Novara.

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