Cronaca

Accusati di gestire case di prostituzione e altri reati: due condanne e una prescrizione

Accusati di gestire case di prostituzione e altri reati: due condanne e una prescrizione
Cronaca 10 Aprile 2016 ore 08:00

NOVARA - I fatti risalgono ormai a 11 anni fa, era infatti il 2005. E così un processo, venerdì in Tribunale a Novara, si è concluso con un non doversi procedere per prescrizione nei confronti di uno dei tre imputati, G.M., e con due condanne, rispettivamente a 4 anni e 6mila euro di multa e a 2 anni e 1.500 euro per gli altri due, la figlia P.M. e la madre di quest’ultima, R.D.C. I tre erano alla sbarra con le accuse, a vario titolo, di gestione e amministrazione di case di prostituzione, sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione e favoreggiamento nell’ingresso di clandestini in Italia. Stando all’accusa, era presente il pm Giovanni Caspani, due appartamenti, uno a Borgo Ticino, nella zona di via Sempione, e uno a Gallarate, nel Varesotto, erano alloggi a luci rosse, che avevano una conduzione famigliare. Appartamenti cui si arrivava, sempre stando all’accusa, con annunci sui giornali. Le indagini erano state a cura dei Carabinieri della Stazione di Borgo Ticino e della Digos di Varese. Il pm, nella sua requisitoria, ha chiesto 6 anni e 25mila euro per G.M. per il favoreggiamento all’ingresso di clandestini in Italia (reato solo a suo carico tra i tre) e il non doversi procedere per gli altri reati, per prescrizione; 7 anni e 4mila euro per la figlia per tutti i capi e 5 anni e 2.500 euro per la moglie. Il Tribunale collegiale ha condannato madre e figlia, assolvendo la prima dall’accusa di gestione e amministrazione di case di prostituzione; il non doversi procedere per G.M. è legato alla ragione che i fatti a lui contestati sono più indietro negli anni. Gli imputati hanno sempre rigettato le accuse, sostenendo di non aver mai saputo alcunché di una presenza di prostitute nelle due abitazioni.

mo.c.

 

Per saperne di più leggi il Corriere di Novara in edicola

NOVARA - I fatti risalgono ormai a 11 anni fa, era infatti il 2005. E così un processo, venerdì in Tribunale a Novara, si è concluso con un non doversi procedere per prescrizione nei confronti di uno dei tre imputati, G.M., e con due condanne, rispettivamente a 4 anni e 6mila euro di multa e a 2 anni e 1.500 euro per gli altri due, la figlia P.M. e la madre di quest’ultima, R.D.C. I tre erano alla sbarra con le accuse, a vario titolo, di gestione e amministrazione di case di prostituzione, sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione e favoreggiamento nell’ingresso di clandestini in Italia. Stando all’accusa, era presente il pm Giovanni Caspani, due appartamenti, uno a Borgo Ticino, nella zona di via Sempione, e uno a Gallarate, nel Varesotto, erano alloggi a luci rosse, che avevano una conduzione famigliare. Appartamenti cui si arrivava, sempre stando all’accusa, con annunci sui giornali. Le indagini erano state a cura dei Carabinieri della Stazione di Borgo Ticino e della Digos di Varese. Il pm, nella sua requisitoria, ha chiesto 6 anni e 25mila euro per G.M. per il favoreggiamento all’ingresso di clandestini in Italia (reato solo a suo carico tra i tre) e il non doversi procedere per gli altri reati, per prescrizione; 7 anni e 4mila euro per la figlia per tutti i capi e 5 anni e 2.500 euro per la moglie. Il Tribunale collegiale ha condannato madre e figlia, assolvendo la prima dall’accusa di gestione e amministrazione di case di prostituzione; il non doversi procedere per G.M. è legato alla ragione che i fatti a lui contestati sono più indietro negli anni. Gli imputati hanno sempre rigettato le accuse, sostenendo di non aver mai saputo alcunché di una presenza di prostitute nelle due abitazioni.

mo.c.

 

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