Cronaca

Accusati di una violenza di gruppo: assolti entrambi gli imputati

Accusati di una violenza di gruppo: assolti entrambi gli imputati
Cronaca 18 Dicembre 2015 ore 15:33

NOVARA – Assoluzione perché il fatto non sussiste. Si è chiuso così, questa mattina, venerdì 18 dicembre, in Tribunale a Novara, un processo relativo a una presunta violenza di gruppo avvenuta nel 2006 in un paese della Bassa Valsesia, a Prato, ai danni di una 13enne. Imputati erano il cognato e un suo collega, entrambi assistiti dall’avvocato Enrico Faragona.

All’ultima udienza, il pm Silvia Baglivo, al termine della sua requisitoria, aveva chiesto per entrambi una condanna a sette anni. Il difensore, invece, che aveva sostenuto come l’episodio non fosse provato, aveva chiesto l’assoluzione. La giovane, che si è costituita parte civile, con il suo avvocato aveva chiesto un risarcimento di 80mila euro.

Nella penultima udienza la giovanissima, ora ventenne, aveva raccontato quanto sarebbe avvenuto. «Lo faceva sempre quando mia sorella non era in casa – ha sostenuto - Entrava nella mia stanza e mi molestava. Con un suo collega un giorno mi hanno costretto a ‘fumare’. Sono svenuta. Quando mi sono risvegliata ero nuda sul letto. Mi hanno costretto a fare sesso con entrambi». Tra il 2006 e il 2007 sarebbe stata vittima di reiterati abusi sessuali da parte del cognato, tanto nel Novarese quanto in un’altra località, nel Vercellese. Il cognato, già processato a Vercelli, dove ha patteggiato due anni, è tornato in Tribunale per i fatti avvenuti nel Novarese. Una ricostruzione contestata dall’avvocato Faragona, che ha sostenuto come la ragazza sia stata poco precisa sulle date e sugli episodi. «Colloca le violenze di Prato in un periodo in cui l’imputato non abitava lì, ma altrove». Il difensore ha anche sostenuto come i rapporti di Prato, che sarebbero stati consenzienti e non costretti, si collocherebbero temporalmente in un periodo già giudicato dalla magistratura vercellese.

mo.c.


NOVARA – Assoluzione perché il fatto non sussiste. Si è chiuso così, questa mattina, venerdì 18 dicembre, in Tribunale a Novara, un processo relativo a una presunta violenza di gruppo avvenuta nel 2006 in un paese della Bassa Valsesia, a Prato, ai danni di una 13enne. Imputati erano il cognato e un suo collega, entrambi assistiti dall’avvocato Enrico Faragona.

All’ultima udienza, il pm Silvia Baglivo, al termine della sua requisitoria, aveva chiesto per entrambi una condanna a sette anni. Il difensore, invece, che aveva sostenuto come l’episodio non fosse provato, aveva chiesto l’assoluzione. La giovane, che si è costituita parte civile, con il suo avvocato aveva chiesto un risarcimento di 80mila euro.

Nella penultima udienza la giovanissima, ora ventenne, aveva raccontato quanto sarebbe avvenuto. «Lo faceva sempre quando mia sorella non era in casa – ha sostenuto - Entrava nella mia stanza e mi molestava. Con un suo collega un giorno mi hanno costretto a ‘fumare’. Sono svenuta. Quando mi sono risvegliata ero nuda sul letto. Mi hanno costretto a fare sesso con entrambi». Tra il 2006 e il 2007 sarebbe stata vittima di reiterati abusi sessuali da parte del cognato, tanto nel Novarese quanto in un’altra località, nel Vercellese. Il cognato, già processato a Vercelli, dove ha patteggiato due anni, è tornato in Tribunale per i fatti avvenuti nel Novarese. Una ricostruzione contestata dall’avvocato Faragona, che ha sostenuto come la ragazza sia stata poco precisa sulle date e sugli episodi. «Colloca le violenze di Prato in un periodo in cui l’imputato non abitava lì, ma altrove». Il difensore ha anche sostenuto come i rapporti di Prato, che sarebbero stati consenzienti e non costretti, si collocherebbero temporalmente in un periodo già giudicato dalla magistratura vercellese.

mo.c.